Meno ma meglio: i dati dall’Osservatorio Unione Italiana Vini – Uiv e Vinitaly, presentati a Roma, alla Camera dei Deputati, sottolineano questa tendenza. Si bene meno ma si cerca la qualità. Se il Prosecco è il vino preferito di Boomers, Gen X e Millennials, ovvero i consumatori più maturi, i grandi rossi italiani sono i preferiti dei giovanissimi della Gen Z, Amarone della Valpolicella, Barbaresco, Taurasi, Bolgheri e Chianti in testa.
E sono i giovani ad allargare la platea dei consumatori di vino in Italia, pur incidendo di meno sui consumi complessivi, anche perché, in termini numerici, sono inferiori anche solo rispetto a 20 anni fa.
«È vero – afferma l’analisi – che i pesi più marcati tra consumatori di vino si evidenziano tra le fasce mature/anziane, con una quota al 66% per gli over 45, ma è altrettanto vero che la pur piccola fascia 18-24 anni (il 7% dei consumatori) è l’unica ad aver visto crescere significativamente la propria quota: +8 punti percentuali (con i giovanissimi consumatori di vino passati dal 39% al 47% della loro categoria), a fronte di una stabilità nelle fasce più mature, e una perdita tra i Millennials (29-44 anni) in testa».
Un buon segnale per una coorte che dà stabilità alle proprie abitudini di consumo in modo più graduale, come rileva il responsabile dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Carlo Flamini:
«Guardando i movimenti generazionali, si può dire che il vino acquisti una certa centralità nelle abitudini di consumo man mano che si cresce: se i 18-24enni intervistati da Istat nel 2011 dichiaravano di consumare vino nel 39% dei casi, 13 anni dopo – quando di anni ne avevano 31-37 – la quota era salita fino a sfiorare il 60%».
Spazio quindi alla qualità:
«A fronte di generazioni mature più “stanche”, dove la discriminante prezzo la fa da padrona e il fuori casa perde terreno, il rapporto dei giovani con il vino – spiega ancora l’Osservatorio – è motivato da curiosità e affermazione di sé, ma soprattutto dal fatto che la bevanda piace».
Nelle elaborazioni a base Iwsr “mi piace il gusto” è, infatti, il primo criterio di scelta per gli under 28 della Gen Z (50%), mentre per i Boomers la principale motivazione è legata allo stare a tavola e, quindi, all’accompagnamento del cibo (70%). Altro fattore importante nella scelta del vino da parte degli “Zeta” è poi legato alla sfera dell’“io”: “ti rende sofisticato” ed “è fashion” sommano, infatti, il 43% delle motivazioni di consumo, contro il 7% dei Boomers. Da qui la tendenza dei giovani a spendere mediamente di più (18 euro lo scontrino contro una media di 10 euro nel fuori casa), e, soprattutto, il vino diventa un must fuori dalle mura domestiche. Qui le percentuali di incidenza più alte si ritrovano, non a caso, tra la mini coorte dei giovani: 97% gli Z, 87% i Millennials, mentre i Boomers scendono al 64%. Tra i luoghi più gettonati, il ristorante sembra essere il luogo preferito dai più giovani: 76% tra i Millennials, addirittura 86% tra gli Z, contro il 60% circa per X e Boomers.
Il calo dei consumi di vino in Italia, dunque, non è da attribuire solo ai giovani.
«Due i fattori concomitanti: la saltuarietà generale dei consumi, che interessa oggi anche le generazioni più mature, e la sensibile riduzione dei quantitativi di vino consumati su base quotidiana, la cosiddetta “moderazione”, che vede un abbandono progressivo delle quantità eccessive (oltre mezzo litro) a favore di quantitativi inferiori, 2-3 bicchieri al giorno», spiega l’Osservatorio.