Il rapporto di Legambiente

Allevamenti intensivi in Lombardia: rilevato l’eccesso

E’ la prima regione per numero di capi allevati: si rileva la presenza del 40% dei capi di bovini e suini. In aumento il carico degli inquinanti.

Allevamenti intensivi in Lombardia: rilevato l’eccesso

Allevamenti intensivi: in Lombardia un sistema oltre i limiti sostenibili.
A rivelarlo è il rapporto «Allevamenti intensivi in Lombardia, Anatomia di un eccesso: impatti, criticità e traiettorie di transizione», realizzato da Economia e Sostenibilità – EStà su incarico di Legambiente Lombardia, Essere Animali e Terra!.

Lo studio analizza l’impatto ambientale, sociale ed economico degli oltre 5,2 milioni di bovini e suini allevati nella regione: 1 capo bovino/suino ogni 2 abitanti lombardi. Un numero così alto di consistenze animali che conferisce alla Lombardia il titolo di prima regione zootecnica d’Italia. Tre province, Brescia, Mantova e Cremona, dominano la classifica nazionale per numero di animali, con Brescia che ricopre il primato nazionale sia per bovini sia per suini. In regione, negli ultimi 10 anni, si è registrata una crescita dell’11% dei bovini da latte. Il report sottolinea un dato allarmante: nonostante un calo importante delle piccole aziende, la produzione di carne e latte non si è ridotta, ma si è concentrata sempre più in mega-allevamenti (con oltre 500 capi), che aumentano il carico di inquinanti per singolo sito e dimostrano la progressiva intensivizzazione del sistema. La densità di capi concentrati sul territorio lombardo (quasi 4 volte la media nazionale per i bovini e 6 volte per i suini) e il superamento del carico di azoto indicano che il terreno della regione non è più in grado di assorbire i reflui come fertilizzante naturale. Mentre le emissioni complessive della regione e quelle del settore zootecnico nazionale sono in calo, gli allevamenti lombardi mostrano un preoccupante +2,50% di emissioni di CO2eq tra il 2014 e il 2021.

Oltre al clima, a soffrire è il territorio: in oltre la metà dei comuni della Pianura Padana (402 comuni), il carico di azoto derivante dai reflui zootecnici eccede il fabbisogno delle colture, causando gravi impatti sulla qualità dell’aria e delle acque. Tale situazione espone la regione a sanzioni europee per la violazione della Direttiva Nitrati, una normativa che ha come obiettivo la tutela delle acque superficiali e sotterranee dall’inquinamento da nitrati provenienti da fonti agricole (principalmente fertilizzanti ed effluenti zootecnici), e determina il rilascio di enormi quantità di ammoniaca gassosa, uno dei principali precursori della formazione di particolato ultrafine Pm2.5 che ristagna nella pianura rendendola una delle aree con i più elevati livelli di questo inquinante atmosferico, in Europa.

Con questo report, le associazioni partner di progetto scardinano il mito della “grande dimensione” come sinonimo di efficienza. La Lombardia è vulnerabile agli shock dei mercati, con un tasso di autosufficienza di appena il 25% per il mais e 13% per la soia (base dei mangimi proteici). Dall’analisi dei dati risulta che le aziende di grandi dimensioni registrano risultati socio-economici e climatici peggiori rispetto alle piccole e medie imprese, che invece generano più valore aggiunto e occupazione per unità di superficie.

«Vi è ampio e solido consenso su una transizione alimentare che riduca fortemente i consumi di alimenti di origine animale: nel sistema agroalimentare italiano ciò richiede una strategia che punti alla diversificazione e alla qualificazione di produzioni basate sui foraggi del territorio, anziché scommettere sull’aumento di rese e prodotti sempre più standardizzati – ha dichiarato Damiano Di Simine di Legambiente Lombardia – Così si valorizza il ruolo del produttore nella filiera, evitando che gli impatti degli shock di mercato ricadano sugli agricoltori, come avvenuto per la peste suina o il crollo dei prezzi del latte, che moltiplicano le chiusure delle piccole aziende agricole specie nei territori più fragili».