Il commento di Enzo Bucchioni

Nazionale, speriamo in Malagò affiancato dai “migliori”

Il fallimento del nostro calcio è talmente imbarazzante che neppure le dimissioni a catena del presidente Federale Gravina, del dirigente della Nazionale Buffon e del Ct Gattuso sono riuscite a placare la rabbia e il disamore di una nazione intera dopo la clamorosa eliminazione con la Bosnia.

Nazionale, speriamo in Malagò affiancato dai “migliori”

di Enzo Bucchioni*

Se andrà bene l’Italia tornerà a giocare un mondiale nel 2030, sedici anni dopo l’ultima volta. Il fallimento del nostro calcio è talmente imbarazzante che neppure le dimissioni a catena del presidente Federale Gravina, del dirigente della Nazionale Buffon e del Ct Gattuso sono riuscite a placare la rabbia e il disamore di una nazione intera dopo la clamorosa eliminazione con la Bosnia.
E adesso come ne usciamo?Il fallimento del nostro calcio è talmente imbarazzante che neppure le dimissioni a catena del presidente Federale Gravina, del dirigente della Nazionale Buffon e del Ct Gattuso sono riuscite a placare la rabbia e il disamore di una nazione intera dopo la clamorosa eliminazione con la Bosnia.
Se lo chiedono tutti, ma è una domanda senza risposta. La stessa domanda di sempre. Ce lo siamo chiesti nel 2017 quando a eliminare l’Italia fu la Svezia e poi nel 2022 quando toccò alla Macedonia del nord. Torniamo a chiederlo oggi dopo l’ultimo disastro: cosa fare?

La sensazione più fastidiosa è proprio questa, passano gli anni, passano i mondiali e non succede niente: il sistema calcio è un centro di potere che sopravvive a sé stesso. Nonostante un disastro gestionale e di risultati che avrebbe dovuto spazzare via tutto e tutti, torniamo a parlare delle elezioni fissate per il 22 giugno con il timore che a ricandidarsi possano essere sempre i soliti, gli stessi attori protagonisti di questo vergognoso teatrino.

C’è nell’aria un nuovo valzer di poltrone fra gli amici del presidente uscente, quei dirigenti delle varie componenti che, appena un anno fa, nonostante la grave crisi in atto, hanno comunque rieletto Gravina con oltre il 98% dei consensi.

Mentre vi scrivo, una delle candidature forti che sta emergendo è quella di Giancarlo Abete, già presidente di un po’ di tutto, capo della Federcalcio che fallì nei mondiali del 2014 in Brasile, poi riciclato come presidente della Lega Dilettanti, naturalmente alleato di Gravina.

Se c’è la speranza di poter cambiare qualcosa, questo pericolo va scongiurato. Se non si scardina questo centro di potere che ha distrutto il calcio in Italia, se non si spezzano queste alleanze tossiche che hanno come parola d’ordine “cambiare tutto per non cambiare niente”, il pallone in Italia rischia di chiudere.

Sarebbe invece auspicabile un commissariamento con l’azzeramento di tutto questo sistema, il taglio di tutte le teste. E’ possibile? Il Governo vigila, ci sono regolamenti e statuti da rispettare e il Coni frena.

E allora non resta che sperare nella candidatura di Malagò, l’uomo che ha rilanciato lo sport in Italia guidandolo per dodici anni. Lui con una squadra dei migliori manager in circolazione, calciatori o allenatori illuminati come Del Piero o Maldini, Capello e Baggio. I migliori, appunto. Serve un piano di riforme radicali, a cominciare dai settori giovanili, tutte quelle cose attese da anni e mai fatte. Con Malagò potrebbe tornare anche Antonio Conte come Ct, può essere la strada giusta.