Il commento di Stefano Ribaldi*

«Train Dreams»: una vita normale diventa qualcosa di straordinario

*autore e produttore TV

«Train Dreams»: una vita normale diventa qualcosa di straordinario

di Stefano Ribaldi*

Nell’immaginario del cinema e della storia americana la ferrovia è la metafora del tramonto del vecchio West e l’affacciarsi della modernità. Anche «Train Dreams», presentato al Sundance Film Festival e ora disponibile su Netflix con 4 nomination ai Premi Oscar, si colloca su questo binario, ma rimuovendo qualsiasi traccia di epica.

Il respiro visivo di «Train Dreams» è, infatti, imponente e avvolgente. Il riferimento al cinema di Malick è fin troppo evidente e immediato, ma vi sono riferimenti del Tim Burton di «Big Fish» e, nella personalità, a volte ingenua, del Forrest Gump di Robert Zemeckis. La differenza sta nel contatto dell’uomo con l’universo mostrato come forma di fatalismo e non come il risultato di una perfetta armonia. «Train Dreams» è, infatti, un viaggio nel tempo. Fisico, ma soprattutto mentale.

Tratto dal racconto omonimo di Denis Johnson, il film è ambientato nel Nordovest americano all’inizio del Novecento e ripercorre la vita di Robert Grainier fin dall’infanzia, segnata dall’esser orfano. Un bambino malinconico che sembra acquietarsi da adulto nello sforzo fisico del suo impegno: bracciante e taglialegna. Lavoratore instancabile è costretto ad allontanarsi da casa per lunghi periodi. L’incontro con Gladys, una convincente Felicity Jones, che diventerà sua moglie e che darà alla luce l’adorata figlia Kate, sembra avvicinarlo finalmente alla felicità realizzata pienamente con la costruzione con le proprie mani di una fattoria isolata in riva al fiume. Una terribile tragedia, però, è dietro l’angolo.

Clint Bentley, al secondo lungometraggio dopo «L’ultima corsa», trova un miracoloso senso della misura con l’utilizzo di una voce fuoricampo mai invadente, una specie di racconto orale che si sovrappone alle immagini e le accompagna con la suggestiva colonna sonora composta da Bryce Dessner con la collaborazione di Nick Cave.

Negli occhi dell’attore protagonista, Joel Edgerton, c’è un senso di incombente solitudine.

Attraversa gli avvenimenti come fosse testimone involontario del Novecento. I soli frammenti di felicità, come nella scena in cui lui e Gladys segnano il perimetro della loro casa con dei sassi, sono mostrati come fossero dei ricordi di un passato che continuerà a seguirlo per sempre.

«Train Dreams» è un ritratto semplice e commovente dove anche la natura prende vita. Bentley mostra l’impotenza davanti al destino e davanti alla prevaricazione. Lo sguardo è apparentemente controllato, quasi sobrio, non cerca di imporre il suo stile, ma si apre a orizzonti imprevisti e sorprendenti. Non è una storia reale ma è raccontata come se lo fosse. «Train Dreams» è un film dove una vita normale, quasi trasparente e insignificante, viene trasformata in qualcosa di straordinario. Per ottenere questa trasformazione non è sufficiente uno sguardo visionario, ci vuole anche un trasporto sentimentale coinvolgente. Clint Bentley dimostra di avere entrambi queste qualità.

*autore e produttore TV