I suggerimenti di Vassiliki Tziveli*

Perché ci innamoriamo delle persone che ci feriscono

*mental coach e giornalista.

Perché ci innamoriamo delle persone che ci feriscono

di Vassiliki Tziveli*

Ci sono incontri che arrivano nella nostra vita con una forza che non si lascia spiegare facilmente. Non li pianifichiamo, non li scegliamo davvero, semplicemente accadono. Una persona entra nel nostro spazio emotivo e qualcosa dentro di noi si accende: un’attrazione intensa, quasi magnetica, una sensazione di riconoscimento che precede perfino la conoscenza. Eppure, a volte, quella persona non è ciò che ci fa stare bene.
Molti, prima o poi, si trovano davanti a una domanda scomoda e profondamente umana: perché ci innamoriamo proprio delle persone che, con il tempo, finiscono per farci soffrire?
La risposta non è semplice, perché l’innamoramento non nasce nella parte più razionale di noi, non è una scelta lucida, né un calcolo. È un movimento profondo che attraversa la nostra storia emotiva, le nostre fragilità, i nostri bisogni più silenziosi. Spesso non ci innamoriamo solo di una persona, ma ci innamoriamo di ciò che quella persona risveglia dentro di noi. A volte ci innamoriamo di ciò che ci manca, altre volte di ciò che, in modo sottile, ci è già familiare. Il cuore umano ha una memoria profonda. Ricorda modi di essere amati, di essere cercati, di essere riconosciuti e anche quando quelle esperienze non sono state semplici o serene, lasciano tracce dentro di noi che, nel tempo, possono trasformarsi in una sorta di mappa invisibile delle nostre relazioni.
Così può accadere che alcune persone ci attraggano con una forza difficile da spiegare e non perché siano davvero giuste per noi, ma per il semplice motivo che parlano una lingua emotiva che il nostro mondo interiore riconosce. Ed è qui che si nasconde una verità delicata: ciò che ci attrae non sempre coincide con ciò che ci fa bene. A volte siamo attratti da chi è distante, da chi non si concede completamente, da chi ci costringe, inconsciamente, a rincorrere una forma di riconoscimento che forse abbiamo cercato per molto tempo.
In queste dinamiche c’è umanità, c’è storia, c’è il desiderio profondo di essere visti, accolti, scelti, ma arriva un momento nella vita in cui la domanda cambia. Non chiediamo più solo chi mi attrae e iniziamo a chiederci chi mi fa stare bene?
Dal punto di vista del mental coaching, questo passaggio rappresenta un momento di grande consapevolezza. Significa iniziare a guardare alle relazioni non soltanto con l’intensità dell’emozione, ma anche con la lucidità della presenza. L’attrazione può essere travolgente, ma l’amore sano non è una tempesta, è uno spazio in cui possiamo respirare, in cui non dobbiamo continuamente dimostrare di meritare di essere amati e forse la maturità emotiva nasce proprio quando smettiamo di inseguire ciò che ci accende per un momento e iniziamo a riconoscere ciò che, nel tempo, ci nutre davvero.

*mental coach e giornalista