Il problema della carenza dei medici di famiglia è destinato a crescere. Almeno fino al 2028, quando ci sarà un ricambio generazionale serio.
I medici di famiglia sono sempre di meno
Secondo l’ultimo report della fondazione Gimbe, infatti, tra i territori del Nordovest è solamente la Liguria ad avere un numero di assistiti (1.345) inferiore alla media nazionale (1.383). Al 1° gennaio 2025 è la Lombardia ad avere il primato nazionale, con 1.533 assistiti da ogni medico di famiglia. Le altre regioni del Nordovest sono comunque sopra la media nazionale: il Piemonte è a 1.407 assistiti, mentre la Valle d’Aosta a 1.432. Secondo i dati raccolti dalla struttura interregionale dei sanitari convenzionati (Sisac) in tutta Italia all’inizio del 2025 i medici di famiglia erano 36.812, con un numero di assistiti totale pari a oltre 50,9 milioni di persone.
La situazione è in continuo peggioramento: a mancare all’appello, su tutto il territorio nazionale, sono infatti ben 5.700 medici di medicina generale, con problematiche serie in 18 regioni su 20 (soprattutto in quelle più popolose, come si è visto con il record lombardo). In 5 anni, tra il 2019 e il 2024, non solo non è aumentato il numero dei MMG, ma è diminuito di 5.197 unità. In Lombardia la variazione è stata del -10%, in Piemonte del -10,6% e in Liguria del -15,1% (su una media nazionale di -14,1%). In un contesto come il nostro, dove nel 2025 gli over 65 sono quasi 14,6 milioni, dei quali almeno la metà con due o più malattie croniche, il calo dei medici è stata la tempesta perfetta. Ogni persona iscritta al servizio sanitario nazionale, infatti, ha diritto a essere seguito da un medico di medicina generale, che è il principale punto di accesso ai servizi specifici e alle prestazioni che compongono i livelli essenziali di assistenza. L’accordo collettivo nazionale fissa in 1.500 il numero massimo di assistiti che ogni medico può avere, estendibile a 1.800. Per individuare le zone carenti questi parametri sono stati modificati: il rapporto era un medico ogni 1.000 residenti, e il nuovo accordo collettivo nazionale (sottoscritto nel gennaio 2026) ha portato questo dato a 1.200, innalzamento già definito nel 2024.
Il peso dei pensionamenti
Tra il 2025 e il 2028 sono 8.180 i medici di medicina generale che hanno raggiunto o raggiungeranno il limite d’età fissato per la pensione, secondo i dati forniti dalla Fimmg. Limite che è posto a 70 anni, salvo deroghe particolari. Anche in questo caso ci sono forti differenze regionali: rimanendo nei confini del Nordovest il dato più alto è sempre quello lombardo. Sono infatti 929 i professionisti lombardi che fanno parte di questa platea. In Piemonte sono la metà, 433, mentre in Liguria si dimezza di nuovo, arrivando a 215. La Valle d’Aosta è al polo opposto, con solamente 10 dottori che entro il 2028 raggiungeranno l’età per il pensionamento. Al 1° gennaio 2025 la stima dei medici mancanti per regione vede in testa la Lombardia con 1.540, seguita dal Piemonte con 463 professionisti. In Liguria la stima conta che all’appello mancano 116 medici perché l’emergenza possa dirsi conclusa e la situazione normalizzata.
Le borse di studio, un rimedio tardivo
L’emergenza della carenza di medici non la si è vista arrivare. Contestualmente alle previsioni dei pensionamenti, infatti, c’era il problema della scarsa scelta del corso di studi in questo ambito. Dal 2014 al 2017 le borse di studio ministeriali per sostenere la formazione specifica sono rimaste 1.000 all’anno. Non è stato sufficiente a compensare i pensionamenti, per cui nel 2021 il numero è aumentato a 4.362, grazie alla sovrapposizione di due finanziamenti straordinari. Dal 2022 le borse di studio sono tornate a diminuire, arrivando a 2.228 nel 2025. Secondo la FIMMG, nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale sono stati superiori ai posti disponibili: 2.810 candidati per 2.228 borse, con un differenziale di 582 candidati (+26,1%). Tuttavia in alcune regioni è stata molto evidente la mancata presentazione di candidati in rapporto ai posti disponibili, tra cui il Piemonte (-29%).
«Questa spia rossa – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è accesa da anni in diverse Regioni e oggi è sempre più evidente. Da un lato segnala il progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia; dall’altro mette in luce criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza di MMG già rilevante rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni».
«Oggi – conclude Cartabellotta – i dati documentano che il problema si è spostato dalla mancata programmazione alla scarsa attrattività della professione di MMG, soprattutto nelle grandi Regioni del Nord, dove i giovani medici tendono ad orientarsi verso opportunità professionali più vantaggiose. Tenendo conto di queste dinamiche, è certo che al 2028 le nuove leve non riusciranno a compensare le carenze attuali e i pensionamenti attesi. E mentre si avvicina la scadenza del 30 giugno 2026, alla quale si guardava con fiducia per attuare la riforma dell’assistenza territoriale, il ruolo del medico di famiglia non è ancora stato definito con chiarezza e si moltiplicano, in modo disordinato, le norme che dovrebbero ridisegnarlo. Nella vita quotidiana, intanto, cresce il numero di persone senza medico di famiglia: una condizione che ostacola l’accesso al SSN, riduce la qualità dell’assistenza territoriale e aumenta i rischi per la salute, soprattutto di anziani e persone fragili».