Nel 2024, in Italia sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile: il livello più basso degli ultimi 25 anni e il 3% in meno rispetto al 2022, anche se l’Italia si conferma il Paese Ue che preleva più acqua dolce per uso potabile. Il primato si accompagna a un forte ricorso alle acque sotterranee. Anche in valori pro capite l’Italia, con 150 metri cubi annui per abitante, è ai vertici europei e seconda solo all’Irlanda. A livello regionale, il volume più elevato di acqua per uso potabile è prelevato in Lombardia (1,42 miliardi di metri cubi, 16% del totale nazionale).
In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata ogni 22 marzo, l’Istat ha pubblicato un focus che raccoglie i risultati più recenti delle indagini e delle analisi condotte sul tema dall’Istituto.
Nel 2024, i residenti coinvolti da misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua nei capoluoghi di provincia/città metropolitana sono oltre un milione (5,8% della popolazione), in aumento rispetto ai 760mila dell’anno precedente (4,3% nel 2023), e i Comuni coinvolti salgono da 14 a 17. Le criticità riguardano soprattutto il Mezzogiorno. Nel 2025, 2,7 milioni di famiglie dichiarano di aver riscontrato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nell’abitazione: sono il 10,2% delle famiglie, una quota in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024. Nel 2025, tre famiglie su 10 non si fidano a bere l’acqua del rubinetto, ma sono oltre la metà in Sicilia (57,6%) e Sardegna (52,1%). Le famiglie della Liguria sono poco soddisfatte del servizio idrico, quelle di Lombardia e Piemonte sono abbastanza soddisfatte. Anche per questo, forse, nel 2025, l’83,3% della popolazione residente in Italia consuma almeno mezzo litro di acqua minerale al giorno. Una quantità sostanzialmente invariata negli ultimi anni ed è maggiore nel Nordovest e nelle Isole (86,5%) e minore nelle aree del Nordest (82,9%), del Centro (82,8%) e del Sud (78,6%). Nel 2023, sono stati prelevati quasi 19 milioni di metri cubi di acque minerali naturali a fini di produzione, un volume equivalente rispetto all’anno precedente (+0,2%). I prelievi di acque minerali naturali si concentrano per oltre la metà al Nord (53,7%) con circa 10,2 milioni di metri cubi (di cui 7,5 nel Nordovest). Fra le Regioni, si confermano in testa la Lombardia, con 3,8 milioni di metri cubi prelevati, e il Piemonte (3,3) che insieme contabilizzano il 37,5% delle quantità estratte nel Paese.
Quattro famiglie su 10 considerano elevati i costi per l’erogazione dell’acqua. Nel 2025 la quota di famiglie che considera adeguati i costi sostenuti per l’erogazione dell’acqua risulta invariata rispetto all’anno precedente (52,8%), così come quella che li giudica elevati (39,6%). L’insoddisfazione per l’entità della spesa è più elevata nelle Isole (54,4%), nel Centro (46,6%) e nel Sud (44%); più contenuta nel Nordovest (31,6%) e nel Nordest (31,7%).
E’ in calo il valore aggiunto della gestione delle acque reflue e dell’acqua mentre è in aumento la spesa di società e famiglie per la gestione dei reflui. Le regioni con le quote maggiori di superficie irrigabile e irrigata rispetto al totale della SAU (Superficie agricola utilizzata) sono quelle del Nordovest, in particolare Lombardia (72,6% e 56%) e Veneto (65,9% e 37,9%). Nel 2024, difficoltà connesse all’irrigazione sono state segnalate da oltre il 91% degli agricoltori, quota che sale al 98,8% nelle Isole e al 97,5% nel Sud. Pur restando molto significative, le percentuali scendono all’89,3% tra gli operatori del Nordovest, all’81,1% nel Centro e al 68,1% nel Nordest.