di Alessandro Rosina*
Diventare adulti nel XXI secolo significa crescere in una condizione storica segnata non da una singola crisi, ma da una sequenza di shock ravvicinati. I giovani del primo quarto di secolo si sono formati in un contesto in cui l’incertezza non è stata un’eccezione, bensì una caratteristica strutturale del quadro sociale, economico e politico. Dall’11 settembre 2001, che incrina l’idea di un mondo aperto e sicuro, alla Grande Recessione del 2008–2013 fino alla pandemia da Covid-19 e al ritorno della guerra in Europa, le nuove generazioni hanno sperimentato crisi diverse ma cumulative. Su questo sfondo agiscono cambiamenti climatici e crollo demografico: in società che invecchiano e si restringono, i giovani sono meno numerosi, ma chiamati a sostenere sistemi costruiti per equilibri che non esistono più. È questa “permacrisi” a rendere difficile trasformare l’impegno presente in fiducia nel futuro. Il 2025 ha però segnato una rinnovata presenza giovanile nello spazio pubblico: una pluralità di mobilitazioni legate alle condizioni materiali, ai diritti, alla qualità della democrazia e al rapporto con il futuro collettivo. Il filo comune è la percezione che molte decisioni prese oggi scarichino costi crescenti su chi verrà dopo, senza un reale coinvolgimento nei processi decisionali. Nel quadro europeo, l’Italia si colloca in una posizione particolarmente critica. Il dibattito pubblico ha messo in luce nodi strutturali che riguardano istruzione, orientamento e transizione al lavoro: il problema non è una singola prova di accesso, ma la distanza tra scuola, università e mondo produttivo e la carenza di un accompagnamento efficace. Centrale è anche il tema delle tecnologie, dallo smartphone a scuola all’intelligenza artificiale. Cresce infine l’attenzione sulla mobilità in uscita, sempre più interpretabile come indicatore di un sistema che fatica a trattenere e valorizzare i giovani. In questo contesto si inserisce l’avvio della Valutazione di Impatto Generazionale, uno strumento che analizza come le politiche pubbliche incidono sulle diverse età e sulle generazioni future. Il Rapporto Giovani 2026 (edito da Il Mulino), promosso dall’Istituto Toniolo in collaborazione con Ipsos e con il sostegno di Fondazione Cariplo, nasce per leggere questo scenario complesso e comprendere cosa frena o può favorire il ruolo attivo delle nuove generazioni. Il nuovo volume sarà disponibile in occasione della Giornata per l’Università Cattolica, che si celebra domenica 19 aprile sul tema «L’esperienza del sapere».
*professore ordinario di Demografia e Statistica sociale, UCSC e coordinatore dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo