Il caso

Il magazzino del boss diventa una escape room a Genova

Tutto è nato dal sogno di un giovane scout Stefano Matricardi che dopo aver avuto l’idea e aver allestito una prima escape room a tema mafia, si è ammalato di un tumore al cervello ed è mancato nel marzo 2020.

Il magazzino del boss diventa una escape room a Genova

L’Associazione guide e scout cattolici italiani (Agesci) gestisce 13 beni confiscati alle mafie, in tutta Italia. E’ nato anche un Osservatorio permanente e un fondo legalità per le diverse esigenze, mentre la gestione dei singoli beni è sempre in capo ai gruppi locali dell’associazione. Un esempio di gestione è l’EnigMalavita, una escape room, cioè un gioco ambientato nelle dinamiche della malavita, che a Genova ha sede in un bene confiscato e assegnato alla Zona Agesci Tre Golgi-Genova 3. Durante l’attività vengono richiamate le diverse dinamiche e si aiutano i ragazzi a reagire. Tutto è nato dal sogno di un giovane scout Stefano Matricardi che dopo aver avuto l’idea e aver allestito una prima escape room a tema mafia, si è ammalato di un tumore al cervello ed è mancato nel marzo 2020. Il sogno di Stefano è diventato allora il sogno di quattro suoi amici: Maddalena Fabbi, Irene Ghezzi, Luigi Cafiero e Stefano Cavassa e di tutto il gruppo scout che nel luglio 2021 partecipa al bando indetto dal Comune di Genova, ottenendo la gestione di un bene confiscato alla mafia. Dopo la raccolta fondi, il 15 marzo 2022 la firma del contratto e di seguito la presentazione del piano lavori di ristrutturazione dell’immobile. L’1 aprile 2023 l’apertura ufficiale.

«Il bene che abbiamo ottenuto in gestione fa parte della confisca Canfarotta, una delle più imponenti operazioni di sequestro al Nord – spiega Cafiero – con oltre 100 unità immobiliari: sono stati incriminati per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento di immigrazione clandestina. Il nostro spazio era un magazzino che non sappiamo bene se utilizzato come deposito o come alloggio. Abbiamo iniziato l’iter quando avevamo 23-24 anni e abbiamo deciso di appoggiarci a una realtà associativa già esistente, essendo tutti scout. Abbiamo poi coinvolto una ventina di giovani fino a poche settimane fa, l’apertura era affidata a volontari. Abbiamo già avuto 300 squadre ospiti e inoltre organizzato incontri e confronti. La domanda è superiore alle nostre possibilità e quindi siamo orgogliosi di poter dire che abbiamo anche creato un posto di lavoro, contrattualizzando una persona per soddisfare le richieste, soprattutto quelle che arrivano nel fine settimana. Il sogno di Stefano si è realizzato e con questa attività continuiamo a ricordarlo».