Il report

Rivivono i beni tolti alla mafia: nel report di Libera tutti i numeri del Nordovest

In Lombardia sono 1.205 i beni gestiti da un amministratore giudiziario nominato dal tribunale, confiscati ma in attesa di giudizio e 1.557 quelli confiscati e già trasferiti allo Stato o alle regioni o ai Comuni (questo non significa che siano già riutilizzati); in Piemonte sono rispettivamente 903 e 221, in Liguria 209 e 222. Le aziende in Lombardia sono 220 e 94; in Piemonte 75 e 10, in Liguria 21 e 18.

Rivivono i beni tolti alla mafia: nel report di Libera tutti i numeri del Nordovest

Sono 1.132 i soggetti della società civile impegnati nella gestione dei beni confiscati alle mafie, con oltre 600 associazioni, 30 scuole e numerosi gruppi locali che utilizzano questi beni per creare nuove opportunità e un’economia positiva.

Rivivono i beni tolti alla mafia anche nel Nordovest: i numeri del report di Libera

Queste realtà stanno trasformando gli spazi confiscati in luoghi di aggregazione, cultura e welfare, contribuendo a tessere un tessuto sociale più forte e resiliente. Lo racconta il report «Raccontiamo il bene 2025» di Libera, in occasione dell’anniversario della legge 109/96 (il 7 marzo) che regola il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie. Il numero di soggetti coinvolti è aumentato del 6,2%, con una presenza attiva in 398 comuni (contro i 383 del 2024). La Sicilia resta la regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati (297 soggetti), seguita da Campania (186), Lombardia (159) e Calabria (147).
Libera ha mappato anche le tipologie di beni gestiti: il 56,5% degli immobili ospita attività legate a welfare e politiche sociali. Il 26% è dedicato a cultura, turismo sostenibile e promozione del sapere. Il 10% è utilizzato per progetti legati all’agricoltura e all’ambiente. Inoltre, 105 soggetti gestori hanno scelto di intitolare i beni a vittime innocenti delle mafie, un numero in crescita rispetto ai 88 dell’anno prima: al Nord sono state 38 queste intitolazioni.
In Lombardia sono 1.205 i beni gestiti da un amministratore giudiziario nominato dal tribunale, confiscati ma in attesa di giudizio e 1.557 quelli confiscati e già trasferiti allo Stato o alle regioni o ai Comuni (questo non significa che siano già riutilizzati); in Piemonte sono rispettivamente 903 e 221, in Liguria 209 e 222. Le aziende in Lombardia sono 220 e 94; in Piemonte 75 e 10, in Liguria 21 e 18.

«Dietro ogni numero ci sono storie di associazioni e cooperative che hanno trasformato luoghi di malaffare in spazi di crescita, educazione e comunità. L’impegno collettivo ha rafforzato il nostro tessuto sociale e il supporto delle istituzioni è stato fondamentale, ma il percorso è ancora lungo – afferma Tatiana Giannone, responsabile nazionale dei Beni Confiscati di Libera – I risultati ottenuti fino a oggi sono straordinari, ma le sfide non sono finite. La lotta contro la criminalità organizzata e la promozione di pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati richiedono un impegno continuo da parte dei cittadini, delle istituzioni e della politica. Non possiamo permettere che il processo di privatizzazione dei beni confiscati prenda piede: sarebbe un tradimento della nostra storia e degli sforzi di tutta la società civile».

Anche per questo Libera propone la campagna «Diamo linfa al bene»: una raccolta firme con cartoline in tutte le piazze d’Italia che saranno spedite per aprire una vertenza pubblica e diretta verso il Governo,

«con l’obiettivo di rimettere al centro del discorso pubblico la consapevolezza che la lotta a mafiosi e corrotti è un bene comune. Oggi il denaro sequestrato e confiscato costituisce il Fondo Unico di Giustizia: chiediamo che una piccola parte di ciò che deriva da atti criminali e speculazioni possa essere reinvestita per cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa. Basterebbe il 2% del Fug perché il denaro sottratto torni a far crescere il bene comune: scuole, cooperative, comunità, futuro. Quel 2% può cambiare molto, se diventa un impegno concreto dello Stato».