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Per contrastare la flessione demografica nei territori del Nordovest, da qui al 2050 sarà neccessario aumentare i flussi esteri. A dirlo è una ricerca condotta dal centro studi Guglielmo Tagliacarne e pubblicata di recente sul Sole 24 Ore. I numeri parlano chiaro: i flussi esteri sono l’elemento che contribuisce a evitare che il saldo migratorio sia negativo, per il periodo indicato. In particolare si registra un +4,9 ogni 1.000 abitanti di crescita demografica con i flussi esteri. Senza questa spinta la crescita si fermerebbe a +3,2 (sempre ogni 1.000 abitanti). Per il periodo dal 2051 al 2080 il discorso cambia di pochissimo (+4,3 contro + 3,4).
I residenti caleranno di quasi 20 punti percentuali
Tra il 2024 e il 2080 i residenti in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria caleranno del 19,6% (agli attuali trend di crescita demografica). Il dato è comunque migliore rispetto al resto del Paese, dove la media del calo è di 22,3%, ma la quota del Nordovest è una media tra 3 dati molto diversi tra loro. La regione con il calo demografico meno marcato nei prossimi decenni è la Liguria (-18%), seguita dal Piemonte (-20%) ma a far registrare il record è la Valle d’Aosta, che con la previsione di -24,6% di calo nei prossimi decenni supera sensibilmente anche la media nazionale.
L’indice di invecchiamento nelle previsioni in linea con il nazionale
Oggi l’età media nelle regioni prese in esame è di 48,3 anni, lievemente superiore alla media nazionale (46,6 anni). Nei decenni presi in considerazione nell’indagine è stato calcolato che l’età media si innalzerà fino ad arrivare, nel 2080, a 51,1 anni, raggiungendo la media nazionale (51).
«Questo contesto – così dal centro studi G. Tagliacarne – è connaturato ai livelli di natalità. Qui l’analisi evidenzia numeri inferiori alla media del Paese: 6,5 nati per 1.000 abitanti contro 6,7 nel periodo 2024-2050; 6,7 nati per 1.000 abitanti contro 6,8 nel periodo 2051-2080. Numeri che si intrecciano con quelli relativi al tasso di mortalità, che si mantengono più elevati nel primo periodo (14,0 decessi per 1.000 abitanti, contro 12,9 in Italia), per poi convergere nel secondo (16,0 per entrambi). In estrema sintesi nei prossimi anni la contrazione della popolazione, nel Nordovest, inciderà in modo strutturale sulla dimensione demografica e sugli equilibri economici e sociali».