Milano città dalle grandi ricchezze ma anche dalle grandi contraddizioni. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto sulla vivibilità delle città nel nostro Paese presentato all’inizio del mese di marzo dall’Associazione nazionale costruttori edili. Elaborando, infatti, i dati delle statistiche fiscali pubblicate dal ministero dell’Economia e delle Finanze nel 2023, gli esperti dell’Ance hanno determinato come a Milano la differenza tra le classi di popolazione più ricche e quelle più povere è di 27 volte. Significa che le classi più ricche milanesi guadagnano 27 volte di più rispetto a quelle più povere, e il dato è decisamente superiore alla media nazionale. A Roma la differenza scende a 18 volte, a Torino a 15 e a Napoli a 13. In tutte queste città è superiore alla media del Paese, che si attesta a un divario di 12,62 punti.
Le città sono sempre più attrattive
Nonostante questo dato poco incoraggiante, il quadro in cui ci si muove è quello di una crescita dell’attrattività delle città. Secondo il report dei costruttori edili da qui al 2030 sarà il 60% della popolazione mondiale a vivere nelle città (oggi la quota è di circa il 50%), vista la crescita che i centri urbani stanno facendo registrare. La prospettiva di una crescita esponenziale comporta anche una competizione tra le varie città: Torino e Roma hanno recuperato i livelli di crescita economica precedenti alla crisi del 2008, con un Pil che rispettivamente è del -0,6% e del +0,5%. Per tornare al capoluogo lombardo, la città registra anche in questo settore un record, con una crescita che ha decisamente superato i livelli pre crisi (+16,2%).
In termini di occupazione le cose si mettono bene
Anche per quanto riguarda l’occupazione i livelli stanno tornando quelli pre crisi. E Milano si distingue anche in questo caso, con una crescita del 19,7%. Anche Torino registra una buona performance, con un +6,1%. In entrambi i capoluoghi del Nordovest, Milano e Torino, la disoccupazione giovanile è inferiore che nel resto d’Italia (rispettivamente 18,6% e 16,7%).
Permangono comunque delle criticità
Oltre ai divari sociali ed economici decisamente importanti accennati all’inizio, soprattutto a Milano ci sono delle criticità importanti che vanno di pari passo con il grado di attrattività della cittadina. Il rapporto di Ance fa l’esempio di una famiglia con reddito di 41mila euro annui, che per l’acquisto di una casa nel capoluogo lombardo si trova a far fronte a un mutuo che pesa per il 50% del totale delle entrate. Per i redditi superiori, comunque, le difficoltà permangono: con 59mila euro annui, il mutuo pesa circa il 35%. I mutui superano la soglia del 30% del reddito anche a Torino, ma la situazione è decisamente diversa: qui, infatti, per una famiglia con reddito di 32mila euro la quota per il mutuo si attesta al limite, il 30%.
Il commento di Federica Brancaccio, presidente nazionale Ance
I dati del report “Città da vivere” sono stati presentati nell’ambito di un convegno organizzato a Roma dall’associazione con la partecipazione delle istituzioni nazionali e governative. Al convegno è intervenuta la presidente di Ance, Federica Brancaccio:
«Non possiamo nasconderci, ci sono tensioni a cui non si è data risposta, né sull’emergenza abitativa né sui cambiamenti climatici. Il quadro è di eccessiva staticità – ha commentato – e i nostri enti territoriali si barcamenano per capire come dare risposta ai cittadini con normative urbanistiche che risalgono al 1942. È molto difficile riuscire a trasformare le nostre società con le regole attuali. Certo, esistono realtà che hanno continuato ad andare avanti: il modello Milano, ad esempio, resta forte e attrattivo, più europeo e più internazionale, ma manifesta tensioni e un’emergenza abitativa che significa anche emergenza sociale. Se, ad esempio, gli infermieri, le maestre o i tramvieri non possono più vivere nelle città, che ne sarà dei servizi che offrono? Le città non devono diventare non luoghi, ma devono essere un mix di ricchezza e inclusione, perché quando le diseguaglianze superano l’asticella non sta bene più nessuno».