Salute e benessere

Nichel nell’acqua e negli alimenti: quali sono i segnali da non sottovalutare

L'intervento della dottoressa Livia Emma.

Nichel nell’acqua e negli alimenti: quali sono i segnali da non sottovalutare

di Micol Baronio

L’acqua che beviamo è davvero sicura? È una domanda che sempre più persone si pongono quando si trovano a convivere con disturbi apparentemente scollegati tra loro: dermatiti che non passano, gonfiore intestinale, reflusso, mal di testa, stanchezza persistente, insonnia, senso di pesantezza dopo i pasti. Secondo la dottoressa Livia Emma, in molti casi il problema potrebbe non essere soltanto lo stress o una generica “cattiva digestione”, ma anche l’esposizione quotidiana a sostanze che tendiamo a sottovalutare, tra cui il nichel. Come spiega la dottoressa, il nichel è un metallo molto diffuso nell’ambiente. Si trova nel terreno, nelle acque, negli alimenti, negli oggetti di uso comune e, in alcune situazioni, può contribuire a creare un quadro di irritazione e infiammazione soprattutto nei soggetti predisposti. Il punto più importante, sottolinea, è che il nichel non arriva da una sola fonte, ma può accumularsi giorno dopo giorno tra cibo, bevande e acqua. È proprio questo accumulo, spesso silenzioso, a rendere più difficile riconoscerne il ruolo.
La dottoressa Emma osserva che molte persone arrivano all’attenzione clinica dopo aver consultato diversi specialisti, senza però riuscire a dare un nome preciso ai loro sintomi. In alcuni casi c’è una positività al patch test, in altri la situazione è più sfumata, ma ciò che conta davvero è il quadro clinico complessivo: disturbi intestinali, mucose sensibili, afte ricorrenti, prurito da contatto, cefalee dopo i pasti, ritenzione idrica, talvolta perfino vertigini o una fastidiosa “nebbia cerebrale”. Secondo la sua esperienza, il nichel può essere uno dei fattori da indagare quando questi sintomi si ripetono e non trovano una spiegazione convincente.
Un aspetto fondamentale riguarda proprio l’acqua. Siamo abituati a pensare che bere acqua sia sempre e comunque sinonimo di benessere, ma non tutte le acque sono uguali. Il nichel, spiega, può essere presente sia nell’acqua del rubinetto sia nelle acque in bottiglia, e spesso il consumatore non ha strumenti immediati per rendersene conto. In più, nelle aree urbane o in pianura, l’acqua può essere più ricca di residuo fisso e di metalli rispetto a quella di sorgente di alta montagna. Questo non significa creare allarmismi, ma imparare a valutare meglio la qualità dell’acqua che entra ogni giorno nelle nostre case. Per chi è sensibile, il problema non è solo ciò che beve, ma anche ciò che usa per cucinare. Minestre, brodi, tisane, tè, passati di verdura: se preparati con un’acqua non adatta, possono diventare un’ulteriore fonte di esposizione.
Molte persone riferiscono di “non digerire l’acqua”, di sentirsi gonfie anche dopo aver bevuto poco, o di avere sete senza sentirsi davvero dissetate. Sono segnali che meritano attenzione, soprattutto se si accompagnano ad altri disturbi. Anche sul fronte alimentare le indicazioni della dottoressa sono molto pratiche. Non esiste, in natura, una dieta completamente priva di nichel, ma è possibile ridurne il carico per un periodo limitato, in modo da alleggerire l’organismo e osservare se i sintomi migliorano. Alcuni alimenti ne contengono di più: cacao, cioccolato, frutta secca, tè, alcuni cereali integrali, diversi ortaggi e verdure di uso comune. Proprio per questo, spiega la dottoressa Emma, a volte chi pensa di mangiare in modo molto sano può inconsapevolmente seguire una dieta ricchissima di nichel. Il suo approccio non è quello dell’eliminazione per sempre, ma di una fase di riduzione mirata, accompagnata da un lavoro sul microbiota e sul terreno infiammatorio generale. In molti casi, già ridurre temporaneamente l’esposizione al nichel negli alimenti e scegliere un’acqua più adatta o opportunamente purificata può rappresentare un primo passo significativo. Per la dottoressa, oggi la vera sfida non è soltanto curare il sintomo, ma aiutare le persone a capire che cosa lo alimenta, spesso in modo invisibile. Il nichel rientra proprio in questa categoria. Ecco perché imparare a conoscere l’acqua che beviamo e gli alimenti che portiamo in tavola è un gesto concreto di prevenzione e di consapevolezza.