Sulla questione della parità di genere, dal 2022 esiste una certificazione che permette, alle aziende che la ottengono, tutta una serie di agevolazioni quali sgravi contributivi e voucher per le piccole e medie imprese. Si chiama UNI/PdR 125:2022, ed è una prassi stilata grazie alla sperimentazione fondamentale della società benefit Winning Women Institute, nata nel 2017:
«Se vogliamo migliorare dobbiamo misurare – spiega Paola Corna Pellegrini, presidente della società benefit – per questo abbiamo messo a punto un modello semplice di 16 punti misurabili in modo quantitativo e oggettivo, oltre a dei benchmark molto sfidanti e chiari con il quale abbiamo da subito valutato un centinaio di aziende, delle quali sono state certificate una trentina».
Da qui poi la situazione ha trovato un volano nel coinvolgimento delle associazioni non solo di carattere femminile:
«Se volevamo vedere un cambiamento però – continua Paola Corna Pellegrini – dovevamo fare un salto di scala e arrivare a una certificazione nazionale che fosse anche riconosciuta dalle istituzioni e che desse dei vantaggi per le aziende che la ottenessero. Per questo abbiamo coinvolto numerose associazioni non solo femminili e siamo arrivati così alla creazione in 6 mesi della certificazione UNI/PdR 125:2022. Dopo la legge Gribaudo che nel 2021 ha promosso in concreto la parità di genere con una certificazione che prevedesse una premialità per le aziende, abbiamo lavorato con un movimento dal basso assieme all’ente normativo italiano per arrivare a proporre la certificazione all’allora ministra per le pari opportunità Elena Bonetti, che ha allocato delle risorse per poterla realizzare».
L’obiettivo è stato raggiunto e superato con velocità
Gli obiettivi che si erano posti con il Pnrr – che ha finanziato il progetto – erano il raggiungimento della certificazione di 1.000 imprese entro il 2026, ma già alla fine del 2025 le aziende erano oltre 10.000.
«Dopo 3 anni – afferma la presidente – il bilancio è estremamente positivo. Oggi sono 11.700 le aziende certificate con la UNI/PdR 125:2022. Incrociando i dati di Accredia (l’Ente italiano di accreditamento, ndr) e delle Camere di Commercio siamo in grado di dire che il 40% del totale sono piccole aziende, il 30% medie, il 17% micro, mentre il 13% grandi aziende. Nell’insieme delle grandi aziende sono il 25% a essere rappresentate, ossia l’80% dei 2.600.000 lavoratori rappresentati dalle 11.700 aziende interessate. Ora si stanno muovendo le piccole e medie imprese, e per questo è importante che le istituzioni continuino a sostenerle».
La maggior parte di aziende certificate sono in Lombardia
E’ la Lombardia la regione con il maggior numero di imprese certificate, seguita dal Lazio, dalla Campania e dalla Puglia. Ma sul totale delle imprese invece il primato è della regione Lazio, con lo 0,4% delle attività certificate, seguita dal Trentino, che si ferma allo 0,3% di attività.
«Abbiamo ancora moltissima strada da fare – commenta la presidente – ma il movimento delle aziende c’è ed è continuo. E’ interessante notare anche la distribuzione in settori: la maggioranza delle certificazioni è stata rilasciata nelle costruzioni, con il 22,6%. Gioca molto in questo il codice degli appalti pubblici, che prevede premialità per le aziende certificate. In seconda posizione c’è il manifatturiero, con il 17,6%».
Il manifesto per la parità di genere nella filiera italiana
La società benefit Winning Women Institute ha stilato anche un manifesto programmatico per la parità di genere nella filiera italiana.
«Abbiamo voluto valorizzare quello che aveva già iniziato a fare la Danone, che è stata la prima azienda a firmare il documento – spiega Corna Pelelgrini – per impegnarsi a inserire nelle gare d’appalto delle premialità tra il 5 e il 10% per i fornitori certificati e a creare dei punti di approfondimento con le aziende della sua filiera proprio sul tema della certificazione e sull’importanza di averla per un’azienda. Non si tratta di pink washing, ma è un supporto reale per il successo delle attività aziendali e tra l’altro prepara al recepimento della direttiva europea sulla pay transparecy che entrerà in vigore da giugno. Il manifesto ha l’obiettivo di stimolare nuovi approcci concreti alla certificazione, per diffondere la parità di genere in un modo strutturale in tutto il tessuto industriale italiano. Un’azienda che ha parità di genere è un’azienda che ha un’organizzazione aziendale più competitiva, performante, sostenibile e innovativa. Inoltre è più attrattiva per i talenti».