Ci sono donne che non riescono a ottenere il part-time (nonostante sia previsto), o donne che dopo aver avuto dei figli si ritrovano nella sede più lontana da casa quando l’azienda ne ha anche una molto vicina, o donne che subiscono mobbing per aver rifiutato le avance del capo.
Sono alcune delle segnalazioni pervenute alla Consigliera di parità della Regione Piemonte, Chiara Cerrato. Sono storie di disparità di trattamento sul luogo di lavoro.
«Sono in carica da marzo 2025 e finora abbiamo operato in maniera produttiva con i Tavoli – spiega – sia con il tavolo Cug (Comitato unico di garanzia, interno alle pubbliche amministrazioni: ndr) sia con il tavolo Protocollo che promuove la certificazione di genere, anche grazie agli ingressi fondamentali di Inps, Inail e numerose associazioni. E’ fondamentale sensibilizzare le imprese in quanto la certificazione è facoltativa e non così semplice da ottenere ma per ridurre i divari è il primo passo importante».
Non si tratta, come specifica Cerrato, di un gap solo salariale e i numeri delle dimissioni “volontarie” lo confermano: nel 2024 le donne che hanno lasciato il posto di lavoro dopo essere diventate madri rappresentano il 94,7% delle dimissioni a livello nazionale. Anche a Torino e provincia i valori sono simili: le convalide di dimissioni sono state 2.308, circa il 90% di donne che si sono trovate in difficoltà a conciliare carriera e vita privata. Gli uomini che si dimettono per provvedere alla cura di figli o genitori anziani ci sono ma sono ancora una piccola percentuale.
«La Consigliera di parità organizza numerosi incontri e momenti formativi, di confronto e informativi – aggiunge Cerrato – tutti all’interno di una rete perché da soli si può produrre poco. Penso a quello recente con tre testimonianze di imprese certificate, quali Albertengo, Bosca e Lavazza, o quello con l’Ordine dei giornalisti per capire come il linguaggio utilizzato all’interno degli articoli o nei titoli possa aiutare a superare gli stereotipi e promuovere una reale parità. Uno dei miei compiti, è anche quello di intervenire in casi di pubblicità discriminatoria: non si parla di responsabilità penali ma si apre un confronto con le aziende e si arriva a una “correzione”. E ancora, un incontro con Federmanager per ragionare sulla presenza delle donne nelle posizioni apicali».
La Consigliera di parità sottolinea come la maggior parte delle persone che si rivolgono a lei (sia donne sia uomini) siano alla ricerca di informazioni chiare sui diritti e sulle norme, tanto più che questa consulenza è del tutto gratuita.
«E’ fondamentale diffondere una cultura della parità, partendo dai più giovani se si vuole davvero colmare il divario tra uomini e donne – precisa – e nello stesso tempo occorre prestare attenzione affinché i provvedimenti che vengono presi siano reali tutele e non ulteriori fonte di discriminazione».
Un esempio? In Spagna e Portogallo è possibile ottenere un congedo se si soffre di endometriosi:
«In questo momento ci sono datori di lavoro che non assumono donne con figli perché potrebbero usufruire di congedi – spiega Cerrato – immaginiamo se fosse normativa italiana avere un congedo ogni mese per l’endometriosi. Occorre, quindi, buon senso e una contrattazione efficace di secondo livello, concreta, che dia risultati piuttosto che una norma generale e astratta».