L'indagine di Confindustria Genova

Prevale l’ottimismo tra le aziende liguri per il 2026

Export e ordini tendono a crescere in tutti i settori della regione.

Prevale l’ottimismo tra le aziende liguri per il 2026

Le aspettative sul primo trimestre 2026 da parte delle aziende manifatturiere genovesi sono in miglioramento rispetto a quelle (già positive) degli ultimi tre mesi 2025, nonostante tutti i fattori geopolitici che cambiano di continuo. Lo illustra un’analisi di Confindustria Genova.
La dinamica che dovrebbe prevalere nel primo trimestre 2026, per l’aggregato della manifattura, è di una moderata crescita. In un simile scenario, alcuni settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un incremento.
Questo maggior ottimismo emerge soprattutto dagli indicatori di sentiment riferiti all’export e agli ordini: dopo gli ultimi due trimestri 2025 all’insegna della prudenza – dovuta agli annunci e all’imposizione dei dazi – l’indicatore di fiducia sulle esportazioni risale decisamente. In questo modo migliora anche l’indicatore riferito alle attese di raccolta ordini. Unica flessione riguarda la fiducia sulla produzione, che cala rispetto alla rilevazione di fine 2025, ma i cui livelli rimangono comunque in territorio di espansione. Positive anche le indicazioni sugli investimenti programmati: la percentuale di quanti prevede di ampliare la capacità produttiva è in lieve calo, ma assestata sul 27% delle aziende del campione. Crescono quanti procederanno a investimenti di sostituzione.
Entrando nel dettaglio dei settori merceologici, rimane improntato all’ottimismo il clima di fiducia tra le aziende liguri dell’impiantistica metalmeccanica; l’industria alimentare è stata tra quelle più resilienti e pensa alla crescita, migliorano le previsioni delle aziende della plastica-gomma, chimica e tessile, grande fiducia tra le aziende della cantieristica navale.
Il numero di aziende che si dichiara ottimista sul futuro andamento della produzione si attesta quindi al 27,2% (+0,9 punti percentuali). Allo stesso tempo rimane invariata la percentuale di aziende pessimiste: 10,9% (+4,6 punti percentuali sul precedente). Il saldo ottimisti/pessimisti peggiora, rimanendo in territorio positivo: a +16,3 da +20 punti percentuali.
In aumento l’indicatore riferito al fatturato: la differenza tra il numero di ottimisti e pessimisti sale attestandosi a +25 dal +20 del trimestre precedente. Il risultato è da attribuirsi alla risalita del numero di imprenditori che hanno indicato attese positive sull’andamento del fatturato (dal 26,3% del campione al 35,9%).
Con riferimento agli ordini, giudizi positivi sono stati espressi dal 30,4% del campione (in aumento di ben 5,4 punti percentuali); salgono, ma in proporzione minore, anche quanti nei prossimi mesi si aspettano un minor numero di commesse (+3,6 punti, al 12%). Il saldo totale registra un incremento portandosi al +18,5 da +16,8. Sale in maniera decisa l’indicatore dell’export: il saldo flette da +4,1 a +26,3. Le aziende ottimiste sono ora il 28,1% del campione (+11,2 p.p.). Al minimo le aziende che prevedono una contrazione delle vendite all’estero: 1,8% del campione. In (lieve) aumento anche l’indicatore riferito all’occupazione, che passa a +15,2 da +14,7. Rimane stabile il numero di quanti prevedono una riduzione degli organici (3,3%, +0,1). Circa le dichiarazioni di investimento delle imprese manifatturiere, la percentuale che prevede interventi di ampliamento è leggermente diminuita al 27,2% (-0,5); in aumento rispetto allo scorso trimestre quanti hanno in programma sostituzione di impianti (+5 punti, 33,7% del campione).