Un legame inscindibile con l’acqua, quella termale, tanto da averne il nome: Acqui Terme. Quelle acque tanto amate dai romani, di cui ancora oggi si può beneficiare.
In provincia di Alessandria, secondo una leggenda, Acqui sarebbe stata fondata da coloni greci, attirati proprio dalla presenza di acque termali. Il comune si è chiamato Acqui fino al 1956, poi ha aggiunto «Terme».
Il Castello dei Paleologi è un ottimo punto di partenza per dare inizio a un percorso di scoperta della città. Datato XI secolo, quando il suo scopo era prettamente difensivo, fu trasformato dai Savoia in un carcere e ristrutturato con l’aspetto odierno a metà Ottocento, ospita oggi il Museo Archeolgico che racconta la storia della città a partire dalla preistoria, passando per l’epoca romana e fino al Medioevo. La sezione romana è la più importante, con una sala dedicata all’urbanistica e all’architettura dell’antica Aquae Statiellae: al centro, la ricostruzione della grande fontana della “Bollente” di epoca romana, realizzata in blocchi di marmo bianco, venuta alla luce alla fine del XIX secolo nel sito dell’odierna piazza. Sono inoltre esposti materiali provenienti da vari scavi condotti nella città e pertinenti ad antichi edifici pubblici (edificio di via Aureliano Galeazzo; piscina romana di corso Bagni) e ad abitazioni private: si tratta di decorazioni architettoniche (capitelli, antefisse, cornici) in marmo, calcare e terracotta, sculture, arredi marmorei, affreschi. Da segnalare sono anche un’ampia porzione di mosaico pavimentale.
All’interno delle mura del castello è anche possibile passeggiare nel giardino botanico.
Raggiungendo il centro da Via Scatilazzi, si possono vedere i resti del Teatro Romano, non tutti lasciati in superficie per questioni economiche e di gestione. Da qui si arriva alla piazza della Bollente, che prende appunto il nome dall’omonima fonte, uno dei simboli della città. Progettata dall’architetto Giovanni Ceruti nel 1879, a pianta ottagonale, la fonte, già nota in epoca romana, deve il proprio nome al fatto che la sua acqua sgorga costantemente alla temperatura di circa 75°. Secondo le leggende locali, era usanza immergere i neonati acquesi per temprarli e mettere alla prova la loro resistenza: i bambini sopravvissuti si meritavano il titolo di «sgaientò», cioè scottato, e venivano riconosciuti come autentici cittadini acquesi.
Visibile dalla piazza, la torre civica dell’Orologio costruito nel 1763, su progetto dell’architetto Giuseppe Domenico Trolli. ha una particolarità architettonica: non avendo fondamenta, essa poggia la propria struttura su quella delle case circostanti. passeggiando nella direzione opposta, si arriva a piazza Duomo con la cattedrale di Santa Maria Assunta, di origine romanica, consacrata nel 1067 da san Guido. Tra le curiorità: nella prima cappella laterale a destra vi è un Crocifisso in avorio ricavato da un’unica zanna di elefante.
Un altro monumento di Acqui e dedicato al legame con l’acqua è la Fontana delle Ninfee, di recente costruzione, che si presenta come si presenta nella sua magnificenza come una lunga “scalinata d’acqua”, che da corso Viganò scende fino a piazza Italia.
Raggiungendo, invece, il ponte Carlo Alberto, sul fiume Bormida, si possono ammirare i resti dell’imponente acquedotto romano, del I secolo d.C.: doveva essere composto da circa 40 piloni e ne rimangano soltanto 15, ma è una delle opere meglio conservate nel suo genere di tutto il Nord.
E i piatti tipici per una meritata sosta culinaria? La Cisrò d’Aicq, o zuppa di ceci con cotenne, è un piatto simbolo della tradizione culinaria di Acqui Terme e del suo territorio. La Buseca d’Äicq è un piatto tipico della tradizione, conosciuto anche come “Trippa all’acquese”: una ricetta antica e sostanziosa, con le frattaglie e verdura di stagione.
Un altro “classico” del Piemonte sono i ravioli del plin: pasta fresca sottile e ripieni di carne macinata, ma a volte possono contenere anche verdure. Vengono conditi con burro fuso e salvia, ma possono essere accompagnati anche da sughi più ricchi, come il ragù di carne. Il nome “plin” deriva dal gesto di pizzicare la pasta con le dita, per sigillare i ravioli, creando una forma compatta e ben chiusa. E ancora, i Tajarin al tartufo sono un piatto tipico della cucina delle Langhe: pasta fresca fatta a mano, simile alle tagliatelle ma più sottili, conditi con burro fuso e tartufo anche fresco.
Per i golosi: Torta di nocciole di Acqui, Baci di dama, Acqui Terme in crema: la base è una crema pasticcera, a cui vengono aggiunti ingredienti tipici della regione, come il vino dolce e le nocciole; può essere servito in coppe o accompagnato da biscotti.
Per chi volesse una motivazione in più per una gita, ogni quarta domenica del mese, appuntamento con il mercatino degli Sgaientò animerà le vie del centro con antiquariato, artigianato e brocantage.
Piemonte
Acqui Terme: le acque termali amate dai romani
Un percorso che unisce la «Bollente» con la più recente fontana delle Ninfee.