Uno studio di fondazione Openpolis ha analizzato la percentuale di maschi e femmine nelle materie scientifiche.
Esiste una questione di genere nelle materie scientifiche?
E’ vero che le ragazze sono meno portate in matematica e che le materie scientifiche (le cosiddette STEM) sono più una questione maschile? Il detto, che affonda le sue radici nella cultura popolare del nostro Paese, sembra trovare una conferma da quanto emerge dalle prove Invalsi di terza media, ma – in definitiva – la situazione dipende più da un condizionamento esterno. Nei territori del Nordovest, infatti, solo nella provincia di Sondrio le ragazze hanno meno insufficienze nelle competenze numeriche delle prove Invalsi nelle terze medie. La ricerca è stata pubblicata dalla fondazione Openpolis in concomitanza con la giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza (che si celebra l’11 febbraio), e quello che sembra solo un detto popolare sembra trovare un valido rinforzo dalle statistiche. Sono, infatti, solamente 4 (su 107) le province italiane dove le ragazze hanno un’incidenza di insufficienze nelle competenze numeriche inferiore rispetto ai ragazzi: Nuoro (+0,3%), Piacenza (+0,5%), Sondrio (+2%) ed Enna (+2,6%).
La parità di genere è ancora un miraggio
Nel contesto attuale la tecnologia ha un ruolo sempre più centrale, ma il campo delle scienze rimane ancora appannaggio maschile. Le ragazze primeggiano nelle competenze informatiche di base, ma lavorano sempre di meno nel campo ICT. E nelle competenze STEM la percentuale si inverte. La ricerca di Openpolis specifica come nella fascia d’età tra 16 e 19 anni siano le femmine a padroneggiare meglio queste materie, ma la scelta dei percorsi STEM non riflette questa tendenza. Il divario – per ovvie conseguenze – è maggiore nell’ambito delle information and communication technologies (area conosciuta con l’acronimo ICT).
«Tali differenze – così da Openpolis – hanno radici nel contesto familiare e scolastico. Abbiamo approfondito come le diverse aspettative per ragazze e ragazzi si possano riflettere sugli apprendimenti e quale sia il loro livello di competenze in ambito numerico».
Il dato riflette un condizionamento esterno
Anche nel 2026 sono ancora presenti aspettative che vorrebbero le ragazze non adatte a certi lavori o ambiti di studio. E’ quanto rilevano gli studiosi di Openpolis ed emerge dai dati, tranne che per la provincia di Sondrio:
«Quando si considera l’apprendimento delle materie Stem, incidono le aspettative sociali e dei genitori che sono molto differenti per bambini e bambine, con due effetti diretti. Il primo è che le studentesse tendono ad avere mediamente meno fiducia nelle proprie capacità nella matematica. Questo si ripercuote sui rendimenti che in media sono più bassi nelle materie scientifiche. Se però si considerano le ragazze che hanno più fiducia nelle proprie capacità, il divario si appiana raggiungendo nei test risultati analoghi a quelli dei compagni».
Il divario nelle prove Invalsi
A livello nazionale, nel 2024 gli studenti di terza media che non hanno raggiunto la sufficienza nelle competenze numeriche sono stati il 44% del totale. Disgregando il dato per genere, emerge come i maschi siano al 41,2%, mentre le femmine al 47%. Le differenze sui grandi numeri non sono così marcate, si tratta di 5,8 punti percentuali, e sostanzialmente la stessa quota si ripercuote sui dettagli locali, come si evince dalla tabella allegata a questo articolo, anche se c’è qualche eccezione, come il Lodigiano e lo Spezzino, dove il divario è più marcato, oppure (come detto già all’inizio di questo articolo) la provincia di Sondrio, dove il risultato è invertito. A livello nazionale i divari più elevati si registrano a Palermo (9,6), Rimini e Brindisi (9,9 punti percentuali).