L'inchiesta sul rischio idrogeologico

Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente: «Dobbiamo promuovere la cultura del rischio»

Intervista al responsabile scientifico di Legambiente, Andrea Minutolo.

Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente: «Dobbiamo promuovere la cultura del rischio»

«In Italia siamo più bravi a inseguire l’emergenza piuttosto che a pianificare, con la falsa illusione della messa in sicurezza del territorio».

Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente e geologo, arriva dritto al punto. Le frane e le alluvioni sono fenomeni naturali che non possono essere fermati, soprattutto in un territorio particolarmente predisposto come l’Italia. Il vero tema, dunque, è quello di saper convivere con il rischio, di sviluppare la cultura del rischio:

«Cittadini e amministrazioni pubbliche devono essere consapevoli che vivendo in alcune aree possono essere a rischio, possono essere nelle condizioni di doverle abbandonare – continua l’esperto – e quindi serve interrogarsi e mettersi in discussione, chiedendosi se tutto sia da salvare. Se si conosce il rischio si ha più facilità nel pensare un distacco emotivo. Se le persone credono che il territorio sia stato messo in sicurezza, abbassano la guardia. Se si pensa di aver messo una pezza in un luogo senza capire che il fenomeno naturale troverà una valvola di sfogo poco lontano. Anche se ci fossero risorse illimitate a sistema, frane e alluvioni non si possono evitare. Il tempo, l’energia e i fondi che si investono per intervenire sui danni dovrebbero invece essere spesi in prevenzione».

In Italia ci sono tre tipi di rischio: quello vulcanico «che si vede», quello sismico «per il quale si possono avviare misure preventive, come le costruzioni antisismiche», quello idrogeologico «che viene quasi ignorato» eppure questi fenomeni vivi sono in aumento anche a causa del cambiamento climatico:

«Piogge importanti, con volumi di mille litri per metro quadrato, che si alternano a periodi di siccità e arsura, con il terreno che si spacca, creano uno squilibrio maggiore e quindi un intensificarsi anche di eventi franosi – continua il responsabile Legambiente – e a questo si sommano altre questioni fondamentali come aver costruito abusivamente e poi condonato, in uno scenario che facilita l’effetto domino».

Si parla di danni, si quantificano quegli stessi danni in miliardi spesi, ma come dunque prevenire?

«Il primo intervento sarebbe a costo zero e sarebbe quello di evitare il consumo di suolo – risponde Minutolo – privilegiando il riuso e la rigenerazione urbana. Ci sono aree che dai Pai (Piani di assetto idrogeologico) risultano rosse o arancione e di conseguenza non sono edificabili: i divieti vengono rispettati? Ecco, questo vorrebbe dire prevenire».

Per Legambiente, il modello virtuoso è quello della provincia autonoma di Bolzano (che ha il 100% dei Comuni a rischio idrogeologico) che applica una gestione ordinaria vincente per la quale chi si occupa della mappatura, delle concessioni edilizie e degli interventi di manutenzione o ripristino è la stessa unità, quindi stessa testa e stesse braccia.

«Auspichiamo possa essere un modello replicabile – conclude Minutolo – perché anche in quetso caso, non serve nulla che già non ci sia. Le sette Autorità di distretto dovrebbero poter agile in maniera simile affinché ci sia una visione d’insieme e una reale cabina di regia».