L'inchiesta sul rischio idrogeologico

Tutto il nostro Paese è a rischio frane, anche il Nordovest

Delle 60 frane registrate nel 2025 (in calo rispetto agli anni precedenti), ben 35 si sono verificate tra Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. E delle quattro già verificatesi in gennaio (Niscemi compresa), la metà si è registrata in Liguria.

Tutto il nostro Paese è a rischio frane, anche il Nordovest

Non c’è solo Niscemi. A franare, e non è esagerato dirlo, è un po’ tutto il Paese. E il Nordovest, purtroppo, è tra i principali protagonisti di questa situazione. Lo dicono i numeri di IdroGEO, la piattaforma nazionale italiana sviluppata da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che monitora il dissesto idrogeologico in Italia: delle 60 frane registrate nel 2025 (in calo rispetto agli anni precedenti), ben 35 si sono verificate tra Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. E delle quattro già verificatesi in gennaio (Niscemi compresa), la metà si è registrata in Liguria.
Che l’Italia abbia caratteristiche morfologiche, geologiche, idrologiche, meteo-climatiche e sismiche che la rendono un Paese fragile e vulnerabile ai fenomeni naturali, purtroppo si sa. Se poi si aggiungono interventi umani spesso non corretti e cambiamenti climatici sempre più spaventosi, si capisce perché la situazione sia ancor più preoccupante e gli allarmismi siano molte volte giustificati.

Il 94,5% dei comuni è a rischio frane

Secondo l’ultimo rapporto Ispra sul “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio” che elenca i dati del 2024, il 94,5% dei comuni italiani (7.463) è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera e la popolazione a rischio frane è pari complessivamente a 5,7 milioni di abitanti, di cui 1,28 milioni residenti in aree a maggiore pericolosità, pari al 2,2% della popolazione totale. Praticamente una famiglia su dieci vive in aree a rischio frane: infatti, su oltre 26,2 milioni di famiglie (Censimento Istat 2021), quelle a rischio frane sono quasi 2,6 milioni (9,8%), di cui oltre 213.000 in aree a pericolosità molto elevata e quasi 370.000 in aree a pericolosità elevata; e tra le regioni più a rischio, insieme a Campania, Toscana e Sicilia, c’è la Liguria.

Gli edifici in pericolo

Impressionanti anche i dati del rapporto Ispra sugli edifici: su un totale di 18,4 milioni di edifici, quelli a rischio frane sono oltre 2,6 milioni (14,2%), di cui oltre 243.000 in aree a pericolosità molto elevata e quasi 499.000 in aree a pericolosità elevata. Gli edifici a rischio in aree a pericolosità da frana molto elevata ed elevata sono pertanto oltre 742.000 pari al 4% del totale. E in questo caso, tra le regioni più a rischio figura anche il Piemonte, insieme alla Liguria: in particolare sono più in pericolo le province di Genova e Torino.
In questi territori viene messa a repentaglio anche la parte produttiva: su un totale di 5,1 milioni di unità locali di imprese, quelle a rischio frane sono oltre 413.000, pari all’8,1%, di cui oltre 26.000 in aree a pericolosità molto elevata e quasi 49.000 in aree a pericolosità elevata, con il Piemonte tra le regioni che rischia di più.

Nemmeno i beni culturali sono al sicuro

Inoltre, se ne parla poco, ma sono tanti anche i beni culturali a rischio frane in Italia: considerando solo le classi di pericolosità elevata e molto elevata parliamo di quasi 14.000 beni culturali, pari al 6,1%. Sono numerosi i borghi storici interessati da fenomeni franosi innescatesi o riattivatisi anche negli ultimi anni: si pensi, per quel che riguarda il Nordovest, ai danni rilevanti, al tetto e alle mura, toccati al santuario di Gallivaggio (comune di San Giacomo Filippo, SO) il 29 maggio 2018, quando, dalla parte sommitale della parete di metagranito di Gallivaggio, monitorata dal 2011 dal Centro di Monitoraggio Geologico (CMG) di ARPA Lombardia, si è staccata una massa rocciosa di circa 5.500 m³. Per fortuna, in questo caso, prima del crollo, a causa dell’accelerazione delle deformazioni misurate sulla parete rocciosa, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile avevano rimosso e trasferito in un luogo più sicuro le opere asportabili presenti nel Santuario.

Gli interventi finanziati per la mitigazione del rischio idrogeologico

Sono numerosi gli interventi messi in campo per far fronte al problema. Secondo il ReNDiS, il Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo che acquisisce, gestisce e rende disponibili alla consultazione le informazioni relative agli interventi finanziati per la mitigazione del rischio idrogeologico in Italia, risultano censiti, al dicembre 2024, quasi 26.000 interventi per un importo complessivo finanziato, negli ultimi 25 anni, pari a 19,2 miliardi, suddivisi tra quelli di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), del Ministero dell’Interno, del Ministero dell’Agricoltura, del Dipartimento della Protezione Civile (DPC) del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM), e anche un primo gruppo di risorse regionali (Calabria). Prendendo in esame la distribuzione regionale degli interventi finanziati censiti nella piattaforma ReNDiS, si rileva che, tra le otto regioni con il maggior numero di interventi, la Lombardia è quella che ne ha di più in assoluto (2.579), seguita dalla Calabria (2.309), dal Piemonte (2.276), dal Veneto (1.890), dall’Emilia-Romagna (1.874), dal Lazio (1.766), dall’Abruzzo (1.716) e dalla Campania (1.693); tutte le altre presentano un numero di interventi decisamente minore. A livello di finanziamenti, però, è la Calabria, grazie ai contributi della sua Regione, la destinataria degli importi maggiori, con oltre 1.761 milioni di euro; seguono la Campania con quasi 1.700 milioni, il Veneto (quasi 1.600 milioni), la Lombardia (1.563 milioni), la Sicilia (1.556 milioni), il Piemonte (quasi 1.300 milioni, il Lazio (1.261 milioni) e l’Emilia-Romagna (1.238 milioni).