di Francesco Megna*
Nel Nord Italia l’avvio dell’anno sta mostrando un progressivo risveglio della domanda di credito retail, con un ritorno di interesse sia sui mutui residenziali sia sui prestiti personali. Dopo due anni condizionati da tassi elevati, inflazione persistente e maggiore prudenza delle famiglie, il contesto finanziario più stabile sta riportando una parte della clientela verso decisioni rimandate, soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, aree dove il reddito medio e la propensione all’investimento immobiliare restano superiori alla media nazionale.
Sul fronte dei mutui, il calo graduale dei rendimenti obbligazionari e la riduzione degli spread applicati dalle banche hanno riportato le rate su livelli percepiti come sostenibili. I tassi fissi sono tornati competitivi rispetto ai variabili e molti nuclei familiari stanno scegliendo la certezza della rata, privilegiando piani a 25-30 anni. Nelle principali province lombarde si osserva un incremento delle richieste di surroga e sostituzione, segnale che chi aveva sottoscritto finanziamenti nel picco dei tassi sta cercando di rinegoziare condizioni più favorevoli. Parallelamente cresce la quota di prime case, con giovani coppie e famiglie monoreddito che rientrano sul mercato grazie a prezzi immobiliari più stabili e a una maggiore offerta di immobili usati.
La dinamica è particolarmente evidente nelle aree urbane e semicentrali di Milano, Monza-Brianza, Bergamo e Verona, dove il mercato del lavoro rimane solido. Qui il mutuo torna a essere percepito come leva di pianificazione patrimoniale e non solo come necessità abitativa. L’importo medio richiesto si mantiene prudente: si nota una riduzione del loan to value e una maggiore disponibilità di anticipo da parte delle famiglie, segnale di approccio più consapevole e meno speculativo rispetto al passato.
Diversa ma complementare la situazione dei prestiti personali. Dopo mesi di frenata, le richieste sono in ripresa, spinte da spese di ristrutturazione domestica, efficientamento energetico e sostituzione di beni durevoli. L’auto resta una voce rilevante, soprattutto per l’acquisto di veicoli ibridi ed elettrici, mentre cresce la componente legata a liquidità e consolidamento debiti. In Lombardia orientale e Veneto si registra una domanda crescente da parte di lavoratori dipendenti con contratti stabili, che puntano a importi medi più contenuti e durate più brevi, per non appesantire il bilancio familiare. Le banche stanno adottando politiche di erogazione più selettive ma meno restrittive rispetto al 2023-2024. I criteri di scoring restano rigorosi, tuttavia la qualità del credito è migliorata: tassi di insolvenza contenuti e maggiore educazione finanziaria stanno favorendo un ritorno alla normalità operativa.
Si nota anche una maggiore integrazione tra canali digitali e filiale, con istruttorie avviate online e concluse con consulenza personalizzata, soprattutto per operazioni complesse come mutui o consolidamenti.
Nel complesso, il quadro del Nord Italia suggerisce una domanda di credito in ripresa graduale, non euforica ma strutturale. Le famiglie non stanno aumentando l’indebitamento in modo aggressivo; piuttosto stanno tornando a utilizzare mutui e prestiti come strumenti di pianificazione, con attenzione alla sostenibilità delle rate e alla stabilità del reddito. Se il contesto dei tassi dovesse restare favorevole e il mercato del lavoro mantenere l’attuale solidità, nei prossimi trimestri è plausibile attendersi un’ulteriore crescita delle erogazioni, con un contributo positivo sia al settore immobiliare sia ai consumi locali. Per gli operatori bancari del territorio questo scenario rappresenta un ritorno a volumi più fisiologici, ma soprattutto a una relazione consulenziale più matura con la clientela.
*Responsabile Commerciale in Banca