Andare lontano

Tra la neve e la luce, comincia la Lapponia: l’inverno del Nord nel silenzio e nella magia

La rubrica di viaggi di Stefano Ribaldi.

Tra la neve e la luce, comincia la Lapponia: l’inverno del Nord nel silenzio e nella magia

di Stefano Ribaldi*

E’ l’inverno del Nord. Helsinki si mostra come un paesaggio di ghiaccio e silenzio, dove la luce si posa sui tetti e il respiro delle persone si confonde con il vapore che sale dalle strade. Il porto, immobile sotto la brina, riflette i profili ordinati della città: architetture severe, colori tenui, una calma muta e immobile. Le cupole del centro storico, i ponti, le piazze deserte: tutto appare trattenuto da un incantesimo di colore. La cattedrale bianca domina la città, simbolo di una capitale che convive con il freddo e lo trasforma in arte quotidiana.
Nel parco dedicato a Jean Sibelius la musica sembra diventare materia. Centinaia di tubi d’acciaio argentato si innalzano verso il cielo come un organo gelato: è il Sibelius Monument, un inno di metallo al suono e al vento. Il soffio che attraversa i tubi crea un sussurro, come se la melodia stessa fosse rimasta intrappolata nell’aria artica.
Più in là, una cupola di rame spunta dalla roccia: è la chiesa di Temppeliaukio. Scavata nella pietra viva, accoglie i visitatori in un abbraccio di granito. Le pareti conservano la ruvidità della roccia originale: qui la spiritualità non si eleva ma discende nella terra. E’ la voce del settentrione del mondo che trova il sacro nel silenzio. Helsinki è la soglia verso il grande Nord, un preludio di civiltà prima della distesa artica che ci attende.
Da qui il viaggio comincia, oltre il Circolo Polare. Le strade si allungano verso l’interno. I pini e le betulle si infittiscono, il bianco diventa dominio assoluto, ogni cosa rallenta, il tempo, la voce, persino il pensiero. Lì, tra la neve e la luce, comincia la Lapponia. E’ un altro mondo, dove la vita si misura in respiri brevi e la notte può durare mesi, ma è anche la terra in cui l’uomo ha imparato a convivere con il profondo freddo, a leggerne i segni e a trovarvi bellezza. Kakslauttanen, oltre il Circolo Polare, è una distesa candida con in mezzo un complesso alberghiero fatto di piccole semisfere di vetro che brillano sotto la neve come gemme trasparenti. Sono gli igloo di vetro, nati per un sogno: guardare il cielo boreale senza lasciare il tepore del ricovero. Ogni rifugio riflette la foresta, il vento, la luna. Di notte, quando il cielo si accende, l’aurora boreale danza in silenzio: un’onda di luce verde, talvolta viola, che si sposta come un respiro del pianeta.  Uno spettacolo che non appartiene al giorno, ma alla memoria di chi lo osserva. All’ingresso della struttura una statua illuminata raffigura una renna, simbolo di forza e sopravvivenza. Qui la renna non è soltanto un animale: è compagna di viaggio, risorsa e spirito guida. I bambini imparano a conoscerla da vicino e a comprenderne la docile pazienza. Durante la stagione calda le renne vagano libere nei boschi. Seguono la femmina capobranco, che guida il gruppo chinando il capo. E’ sufficiente ritrovarla all’arrivo dell’inverno per ricondurre tutti i capi ai recinti: un gesto antico, tramandato come una preghiera. E’ come un piccolo villaggio. Gli ospiti dormono negli igloo, confortevoli e silenziosi, e si ritrovano nella grande baita di legno che funge da ristorante. Le travi scure e possenti profumano di resina ed esprimono il legame tra stile e natura. Ogni dettaglio è pensato per fondersi con il paesaggio, mai per dominarlo. Tra gli alberi coperti di neve appare il villaggio di Babbo Natale che apre solo durante le festività. Le luci colorate e le sagome in legno contrastano con il silenzio artico. Segno che anche la fantasia, qui, riesce a convivere con il rigore del Nord.
La notte scende di nuovo sulla Lapponia. Le luci si spengono a una a una, mentre il cielo torna padrone della scena. Solo la neve rimane, come un foglio bianco che attende nuove storie.

*autore e produttore TV