di Stefano Ribaldi*
Un nuovo rinascimento sociale sembra diffondersi in questi giorni nelle immagini a commento delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Il patrimonio culturale delle sedi e della natura alpina rilanciano l’immagine del nostro Paese come comunità storica unica nel pianeta. L’entusiasmo dei ragazzi che vi partecipano come agonisti o semplici addetti volontari, accomunati tutti da un sentimento di fraternità popolare e incondizionata, risalta come reazione generosa e sincera al ricostituirsi di trincee e ai venti di guerra che spirano fra le nazioni.
La commozione della medaglia d’argento Giovanni Franzoni nel ricordo del compagno scomparso Matteo Franzoso, la corsa della medaglia d’oro Francesca Lollobrigida per abbracciare il figlioletto, oppure lo sguardo di divertito stupore del Presidente Sergio Mattarella alla rilettura musicale di Laura Pausini dell’inno di Mameli, ci riconsegnano un’Italia generosa, familiare e fantasiosa, ma soprattutto lontana dalle divisioni e dalle polemiche a ogni costo. Merito dell’epica sportiva che alla fine assopisce ogni frattura o c’è qualcosa di diverso? Una costituzione materiale, frutto di valori comuni, che riemergono e che legano i tanti municipi, continuando a proporre genialità, stile, arte e qualità della vita a tutto il mondo, tanto da essere sempre in cima alla lista dei desideri di chi viaggia: dal romantico “Gran Tour” fino al nuovo millennio.
Certamente un grande merito va ascritto a chi ha guidato dapprima la candidatura e poi la realizzazione di questo grande evento, in primis il presidente della Fondazione organizzatrice, Giovanni Malagò, che con tenacia ha superato il veto di una malaccorta politica che aveva prima ostacolato, anzi fermato una possibile Olimpiade capitolina e poi non ne ha permesso la sua riconferma a capo del Coni, nonostante i risultati raggiunti durante i suoi mandati.
L’aver adottato un concetto nuovo di scenario olimpico non incentrato su un solo sito ma condiviso con un intero territorio, con gli ovvi vantaggi di risparmio di risorse e riqualificazione di vaste aree, ha avuto il pregio di coinvolgere intere popolazioni superando ogni rivalità per ottenere l’obiettivo che è sotto gli occhi di tutti.
Noi siamo il paese dei mille campanili che sta dimostrando di essere qualcosa di diverso che assomiglia tanto a una nazione felice, votata alla pace e soddisfatta della sua grande bellezza.
L’archetipo di tutto questo sta nella storia del bambino del Cadore fatto scendere sotto la neve dall’autobus che lo accompagna tutti i giorni a scuola perché colpevole di avere in tasca, come di consueto, un biglietto del solo valore di due euro e mezzo e non dei dieci previsti durante i Giochi. Razza indomabile quella cadorina: il ragazzino non si è piegato ed è tornato a casa a piedi percorrendo sei chilometri in mezzo alla bufera di neve. Saltava di gioia all’inaugurazione, invitato prontamente e saggiamente da Malagò a parteciparvi attivamente. Il conducente dell’autobus si è debitamente scusato ed è stato perdonato dalla famiglia del bimbo, ma forse quanto è successo è un insegnamento per l’egoismo di tutti noi adulti che abbiamo perso ogni buon senso per inseguire un’utilità ipocrita, incapace di restituirci un comportamento che abbia la benché minima parvenza di serenità.
**autore e produttore tv