Il punto

Aule di informatica nel Nordovest si registra il record della provincia di Pavia

Dalla ricerca emerge come i territori del Nordovest siano nei primi 6 posti in classifica delle regioni per disponibilità informatiche nelle scuole statali, ma non è necessariamente una buona notizia.

Aule di informatica nel Nordovest si registra il record della provincia di Pavia

Competenze digitali e intelligenza artificiale, a che punto siamo? Per cercare di rispondere a questa domanda la fondazione Openpolis ha pubblicato un report alla fine di gennaio nel quale cerca di dare una risposta partendo dai dati disponibili nel nostro Paese. In occasione della giornata mondiale della protezione dei dati personali (28 gennaio) la fondazione ha trovato un modo per definire il grado di competenze digitali di un paese partendo dalle strutture scolastiche statali che hanno la disponibilità di aule informatiche. Dalla ricerca emerge come i territori del Nordovest siano nei primi 6 posti in classifica delle regioni per disponibilità informatiche nelle scuole statali, ma non è necessariamente una buona notizia: la prima regione è, infatti, la Valle d’Aosta con il 61,9% degli edifici dotati di aule informatiche. Liguria e Piemonte completano il podio con rispettivamente il 59,1% e il 53,6%. La Lombardia sconta le sue dimensioni con una posizione più arretrata: è infatti dopo Marche e Basilicata con il 48.9% delle strutture statali attrezzate dal punto di vista informatico.

Il record di Pavia

In Lombardia, spostando il dettaglio dell’indagine sulle città, emerge un primato nazionale: la città di Pavia ha infatti la quasi totalità di edifici scolastici attrezzati (91,43%), di contro il dato più basso del Nordovest è Cuneo (24,44%).  La ricerca di Openpolis continua elencando come gli italiani che dichiarano di avere qualche competenza digitale sono il 54,3% del totale nel 2025. Questo dato fa del nostro Paese uno degli ultimi in Europa per la diffusione di competenze digitali, che ha una media del 60,4%.

«In questo contesto, la scuola rappresenta un presidio fondamentale. Non solo per trasmettere conoscenze ma anche per garantire parità di accesso a strumenti e infrastrutture digitali, riducendo le disuguaglianze educative», specificano dalla fondazione. «A ciò – così da Openpolis – si aggiunge un altro elemento legato alla disponibilità di strumenti e strutture. Sotto questo profilo, a livello nazionale, circa il 40% degli edifici scolastici è dotato di aule di informatica. Al contrario, nel 32,7% dei plessi questo spazio non è presente mentre nel 26,7% dei casi l’informazione non è stata dichiarata dall’ente proprietario dell’immobile (comuni, province). Dati che fanno capire quanto lavoro ci sia ancora da fare per garantire a tutte le ragazze e i ragazzi le stesse opportunità».

Gli esperti di Openpolis fanno riferimento ai dati Eurostat:

«Le dinamiche restano simili anche se restringiamo l’analisi all’ambito dei giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni. Persone che possono essere considerate sostanzialmente come “native digitali”. In questo caso la percentuale di soggetti con competenze almeno di base aumenta sensibilmente. A livello Ue parliamo di una quota del 74,7%. Anche in questo caso l’Italia si colloca al di sotto della media con il 69,1%. È significativo notare che in questo caso ci sono 7 paesi Ue che riportano un dato inferiore a quello italiano e tra questi figura pure la Germania (65,2%)».

L’intelligenza artificiale a scuola

In questo contesto l’indagine di Openpolis mette in relazione l’uso che si può fare dell’Intelligenza artificiale nelle scuole, evidenziando quelle che sono ancora delle criticità importanti:

«L’approccio verso questi strumenti adottato dall’Italia – così si legge nel report – è abbastanza prudente. Risultano in corso delle sperimentazioni ma senza un’integrazione strutturale dell’Ia nei curricula scolastici. Interessanti da questo punto di vista le linee guida che il ministero dell’istruzione ha diffuso nel 2025. Secondo questo documento, l’Ai può supportare i dirigenti scolastici nella pianificazione e nell’analisi dati senza sostituire le decisioni umane; i docenti nella personalizzazione dell’insegnamento, nella progettazione e nella valutazione; il personale amministrativo nell’automazione delle procedure. Per gli studenti, l’Ai offre percorsi più inclusivi, ma richiede lo sviluppo di competenze critiche. Sostanzialmente, si sottolinea che l’Ai deve essere uno strumento di supporto. Non un sostituto dell’azione educativa, ribadendo la centralità della responsabilità umana, della tutela dei dati e della relazione didattica».