L'intervento

L’ordine dei medici piemontesi lancia l’allarme: gli adolescenti soffrono

«Questo malessere così diffuso è riscontrato ogni giorno dai medici al pronto soccorso, dove arrivano accompagnati da genitori sempre più disorientati e confermato dai dati in costante crescita forniti dai neuropsichiatri, preoccupati per la carenza di posti letto dedicati a pazienti sempre più giovani che necessitano di un approccio multidisciplinare» afferma Guido Giustetto, presidente dell’Ordine.

L’ordine dei medici piemontesi lancia l’allarme: gli adolescenti soffrono

L’allarme arriva dall’ordine piemontese dei medici: gli adolescenti soffrono una crisi epidemica e sociale.

Gli adolescenti soffrono una crisi epidemica e sociale: l’allarme dei medici

Gli adolescenti italiani stanno male. Un malessere che si manifesta in forme diverse: violenza di strada, autolesionismo, isolamento sociale, suicidi, l’abbandono del dialogo con amici e genitori optando per una relazione virtuale con le chatbot. Questa crisi epidemica dell’adolescenza è il tema che l’Ordine dei medici di Torino ha scelto di affrontare in un focus perché «questo malessere così diffuso è riscontrato ogni giorno dai medici al pronto soccorso, dove arrivano accompagnati da genitori sempre più disorientati e confermato dai dati in costante crescita forniti dai neuropsichiatri, preoccupati per la carenza di posti letto dedicati a pazienti sempre più giovani che necessitano di un approccio multidisciplinare» afferma Guido Giustetto, presidente dell’Ordine.

I dati in Piemonte e a Torino sono allarmanti

A Torino e in Piemonte i dati sono allarmanti.

«In primo luogo si registra un significativo abbassamento dell’età di esordio: se il picco si collocava intorno ai 14 anni, oggi vediamo sempre più spesso ragazzi di 10- 11 anni, e anche più piccoli – spiega Raffaella Anichini, neuropsichiatria infantile, responsabile del Day hospital psichiatrico terapeutico dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino e coordinatrice della Commissione di Neuropsichiatria e transizione all’età adulta di OMCeO Torino – Secondo uno studio multicentrico universitario, le consulenze di neuropsichiatria infantile del Dipartimento di emergenza e accettazione del Regina Margherita sono aumentate da 319 nel 2018 a 1.694 nel 2022, stabilizzandosi poi su questa tendenza molto elevata. Un aumento del 294% dei disturbi alimentari, del 297% dell’ideazione suicidaria e del 249% dei tentativi di suicidio. La caratteristica dominante è la complessità bio-psico-sociale: gli adolescenti arrivano in ospedale con un mix di sintomi che si traducono in un blocco evolutivo. Sul piano clinico, oltre il 30% delle richieste riguarda agitazione psicomotoria, il 20% disturbi alimentari, il 17% un tentativo di suicidio o un’importante ideazione suicidaria e autolesionismo, il 16% ansia acuta». Gli adolescenti, commenta Anichini «appaiono al capolinea di un percorso per il quale sentono di non avere più risorse». E’ dunque necessaria «una gestione tempestiva e complessa di tipo multidisciplinare integrato ed è fondamentale che possano restare il più possibile nel proprio contesto di vita». La rete piemontese per l’accoglienza delle emergenze-urgenze psichiatriche non è tuttavia omogenea su tutti i territori, a causa di carenze di personale e lunghe liste d’attesa. «Nel 40-50% dei casi i ragazzi avrebbero bisogno di un percorso intraospedaliero, ma il reparto dell’ospedale Infantile dispone di 18 letti, unico riferimento regionale per la psicopatologia acuta e complessa adolescenziale, con un tasso di occupazione sopra al 100% , salita fino al 200% durante il Covid. In mancanza di posti, vengono in aiuto le pediatrie interne del Regina Margherita o le pediatrie, cosiddette “rafforzate”, delle Asl. Un percorso semi-residenziale di day hospital psichiatrico terapeutico, che consente di mantenere i ragazzi nel loro contesto di vita in collaborazione con Asl e scuole, è una delle iniziative avviate al Regina Margherita. E nel 2020 si è aggiunto un percorso pomeridiano-serale per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, aumentati del 191% fino a rappresentare circa il 50% degli accessi totali, passati da 3.000 nel 2021 a 5.170 nel 2024».

Quando il disagio non si traduce in atteggiamenti autolesionistici o depressione, ma diventa violenza e prova di forza, ecco comparire il fenomeno delle cosiddette “baby gang”: gruppi di giovanissimi all’opera in scippi, rapine, aggressioni. Ludovico Benso, già direttore di Auxologia del Regina , non concorda su questa definizione però: «E’ fuorviante e scientificamente scorretto – dice – perché i giovani coinvolti in atti criminali hanno completato la pubertà e possiedono una maturità biologica e cerebrale adulta. Il loro cervello è già equipaggiato per comprendere le conseguenze delle proprie azioni».