di Silviano Di Pinto*
Per anni si è parlato di organizzazione, controllo e pianificazione come elementi di buona gestione. Consigli utili, certo, ma spesso percepiti come accessori. Con l’arrivo del Codice della Crisi e l’introduzione dell’art. 2086, comma 2, c.c., questo paradigma è definitivamente tramontato. Oggi l’impresa italiana deve dimostrare, nero su bianco, di essere un organismo capace di prevenire la crisi, garantire la continuità e dialogare con banche, revisori e stakeholder con un linguaggio nuovo: quello degli Adeguati Assetti.
Un cambiamento che tocca la fisiologia dell’impresa.
La norma non chiede all’imprenditore di essere più prudente: gli impone di essere strutturato. L’impresa non è più soltanto un centro produttivo, ma un sistema organizzato per gestire il rischio. E questo cambia tutto. L’imprenditore deve istituire assetti coerenti con la propria realtà, monitorare la salute aziendale e attivarsi tempestivamente quando emergono segnali di crisi. Non è una scelta, è un dovere giuridico. E riguarda tutti: società, gruppi, PMI, imprese familiari. Il bilancio 2025 spero sia per tutte le imprese un documento ufficiale in cui gli Adeguati Assetti devono emergere in modo chiaro, verificabile e documentato.
Tre forze convergono nello stesso punto. Il revisore cambia ruolo: non basta più controllare i numeri, occorre valutare se l’impresa è organizzata per garantire la continuità. Una carenza negli assetti può generare rilievi, richieste di integrazione, segnalazioni agli organi di controllo.
La continuità aziendale deve essere dimostrata: OIC 11 e art. 2423-bis c.c. parlano chiaro e la continuità non è un atto di fede, ma un fatto da provare. Servono piani previsionali, analisi dei flussi, indicatori prospettici, sistemi di monitoraggio.
Le banche chiedono gli stessi presidi: le Linee Guida EBA 2024–2025 hanno allineato il mondo del credito al Codice della Crisi. Per ottenere finanziamenti, l’impresa deve mostrare coerenza organizzativa, sostenibilità del modello di business, pianificazione forward-looking, indicatori come DSCR e PFN/EBITDA. Il bilancio 2025 diventa così un documento che non fotografa solo il passato, ma racconta il futuro.
La “certificazione” degli Adeguati Assetti
Non esiste un bollino, né un attestato esterno. La certificazione è un atto di trasparenza che si manifesta in tre elementi: una dichiarazione esplicita nel bilancio; una documentazione che descriva struttura, funzionamento e periodicità degli assetti; la verifica del revisore. La sede naturale? Nota integrativa, relazione sulla gestione, verbale del CDA allegato al bilancio. Qui l’impresa dimostra di essere affidabile, sostenibile, finanziabile. Gli Adeguati Assetti come condizione di legittimazione dell’attività d’impresa: l’art. 2086 c.c. non è una norma tecnica, è una norma che dialoga con l’art. 41 della Costituzione. Gli assetti devono essere funzionali non solo alla prevenzione della crisi, ma anche ai valori di utilità sociale, sicurezza, sostenibilità, dignità del lavoro. L’impresa è libera, ma entro i confini dell’organizzazione responsabile. E questo trasforma gli assetti in un vero fattore competitivo. La discrezionalità dell’imprenditore si restringe e non è più opinabile: monitorare squilibri economici, patrimoniali e finanziari; verificare la sostenibilità dei debiti a 12 mesi; attivare sistemi di early warning; produrre informazioni per il risanamento. L’imprenditore è libero nel metodo, non nei risultati. E i risultati sono misurabili.
La giurisprudenza: gli assetti come parametro di responsabilità.
I tribunali italiani hanno già tracciato la strada: Milano, Catania, Venezia, Cagliari. Gli Adeguati Assetti sono diventati un parametro oggettivo di responsabilità per: imprenditore, amministratori, organi di controllo, soci, anche di minoranza. La mancanza di assetti è una grave irregolarità perché impedisce la rilevazione della crisi e la tutela degli stakeholder. La revoca degli amministratori è una conseguenza naturale. La responsabilità dei soci, anche di minoranza e questa è una “Innovazione” spesso ignorata: anche i soci rispondono quando non si attivano di fronte a irregolarità o bilanci incompleti.
Gli Adeguati Assetti come leva di valore e non rappresentano “un costo”, sono un moltiplicatore di valore: migliorano rating e merito creditizio, riducono il costo del capitale, rafforzano governance e resilienza, proteggono imprenditore, amministratori e soci, aumentano la credibilità verso banche e stakeholder. Dichiarare non basta più: occorre dimostrare. Chi non istituisce assetti adeguati non rispetta la legge, non tutela la continuità, non garantisce sostenibilità, non è credibile verso banche e stakeholder, “amplia” le responsabilità di amministratori e soci. Chi invece li adotta costruisce un’impresa più solida, più trasparente, più finanziabile, più sostenibile, più competitiva. E soprattutto, costruisce fiducia.
*Esperto in “Analisi di Bilancio, Pianificazione Finanziaria e strumenti di garanzia per le imprese”