Intervista

L’Asti rosato diventa Docg, e il Consorzio pensa al futuro

Il direttore del Consorzio Giacomo Pondini racconta le novità previste per il 2026.

L’Asti rosato diventa Docg, e il Consorzio pensa al futuro

Sarà un anno ricco di eventi e di definizione di progetti avviati, il 2026 del Consorzio Asti Docg presieduto da Stefano Ricagno. A spiegare obiettivi e intenzioni è il direttore Giacomo Pondini (nella foto), che illustra la situazione attuale e i prossimi passi del Consorzio.

Partiamo dalla situazione attuale. Quali sono i dati di chiusura dell’anno?

«Come noto, l’anno si è chiuso in linea con le previsioni della seconda metà del 2025, registrando un calo degli imbottigliamenti del 5-6%. Al 31 dicembre 2025, siamo passati dai 90 milioni di bottiglie del 2024 a 85,5 milioni di bottiglie totali tra Asti e Moscato d’Asti».

Come spiegate questa flessione?

«Notiamo un calo generalizzato dei consumi, non limitato solo al vino ma legato a una riduzione della spesa media delle famiglie. Il consumatore oggi tende a tagliare i prodotti ritenuti non indispensabili, inclusi gli alcolici. C’è inoltre una crescente attenzione al grado alcolico: i consumatori sono più attenti e ricercano prodotti più sostenibili da questo punto di vista. In questo contesto, l’Asti si posiziona bene grazie alla sua storica bassa gradazione alcolica. Il Moscato d’Asti è a 5-5,5°, mentre l’Asti dolce è a 7°, molto apprezzata da chi cerca un consumo più leggero».

Quali sono le novità per il 2026 dal punto di vista produttivo?

«La principale è la presentazione del nuovo disciplinare dell’Asti Docg, che prevede l’inserimento dell’Asti spumante rosé (o rosato). Il progetto era nell’aria da tempo e ora sta completando l’iter burocratico. La proposta è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio; trascorso il tempo necessario per le osservazioni, il Ministero pubblicherà il decreto definitivo. Non è un’invenzione estemporanea, ma un percorso legato alla storicità del territorio e dei suoi vitigni aromatici. L’Asti rosato sarà un blend di uva Moscato destinata all’Asti e uva Brachetto destinata al Brachetto d’Acqui Docg. Un riconoscimento della vocazione di queste terre: Moscato e Brachetto hanno consonanze aromatiche che altri vitigni, come la Barbera, non avrebbero avuto. Una “fotografia agricola” reale: il 95% delle vigne di Brachetto è affiancato da vigne di Moscato. Il Rosé potrà essere prodotto in tutte le varianti, dall’Extra Brut al Dolce, lasciando alle aziende la libertà di trovare il residuo zuccherino più adeguato, come il demisec, molto apprezzato per i rosati».

Mostra “90 anni di bollicine”: a che punto è il tour?

«La mostra è in tour dal 2022. Nonostante il nome, gli anni della denominazione sono ormai 94! Il percorso tocca i 51 comuni della zona di produzione; finora ne abbiamo coperti circa un quarto, con una quindicina di tappe, e quella in avvio è Fontanile. Probabilmente chiuderemo in coincidenza con il centenario».

Quali altri progetti per il 2026?

«Abbiamo acquistato alcuni spazi per creare un ambiente dinamico e aperto al pubblico. Potrebbe diventare l’hub di riferimento per gli appassionati e la sede definitiva della mostra, con locali da vivere tutto l’anno per degustazioni ed eventi. Stiamo riorganizzando progettualmente anche altri spazi, in cui ci piacerebbe dare risalto alla figura di Martinotti, della storia del vino e del metodo che porta il suo nome. Asti è un pezzo di storia importante nel mondo del vino, non solo per il territorio. Ma i passaggi contano la collaborazione anche di altri enti, sono progetti molto ambiziosi che il Consorzio da solo non può sostenere. Siamo in fase di trattativa per i grandi eventi. Rinnoveremo l’interesse per il tennis, come avvenuto gli scorsi anni con la nostra partecipazione agli ATP, ma dobbiamo definire i dettagli formali. Come testimonial, stiamo valutando la collaborazione con nomi noti, di mixology e anche volti tv».

Sarete presenti al Vinitaly?

«Certo. La novità è che, dopo due anni, rientreremo nel Padiglione Piemonte nell’ambito dell’area coordinata da Piemonte Land of Wine. Riteniamo che all’interno del padiglione regionale ci sia più visibilità per il Consorzio e le aziende associate».

Il futuro passa per il vino dealcolato o a bassa gradazione?

«Il mercato cerca queste proposte, ma la dealcolazione è un processo costoso e complesso. Come denominazione, siamo già naturalmente a bassa gradazione, quindi le nostre aziende non sentono l’urgenza di spingere su questo fronte, anche se alcune aziende si stanno interessando. Il Consorzio sta raccogliendo informazioni tecniche per farsi trovare sempre pronto e aggiornato, ma la volontà di sperimentare dovrà partire dai produttori stessi».