Economia

Settore orafo da record per redditività: Alessandria supera Milano ed è 3ª in Italia

Secondo il World Gold Council, nel 2025 le quotazioni auree hanno aggiornato oltre 50 massimi storici, chiudendo l’anno con un rendimento del +67% (il quarto più alto dal 1971); tra il 2019 e il 2025 i prezzi dell’oro sono cresciuti a un tasso medio annuo del 16,3%, aggiornando i picchi dell’ultimo quinquennio nel dicembre 2025.

Settore orafo da record per redditività: Alessandria supera Milano ed è 3ª in Italia

Il settore orafo argentiero e gioielliero italiano conferma nel 2024 una traiettoria di crescita dei ricavi: le imprese del Nordovest mantengono la redditività più elevata (8,8%), seguite dal Nordest (7%), mentre il Centro Italia risente maggiormente delle tensioni sui costi, in particolare legate alle materie prime, anche se Arezzo si conferma il primo polo italiano dell’export orafo, davanti a Vicenza (1.894,6 milioni; 19,4%) e Alessandria (1.641,9 milioni; 16,8%); con Milano (che si ferma al quarto posto) inglobano l’82,7% dell’export italiano, pari a oltre 8 miliardi di euro, confermando l’elevata polarizzazione territoriale del comparto.

Il comparto di Alessandria batte quello di Milano nel settore orafo che batte i record di redditività

E’ quanto emerge dalla seconda edizione dell’indagine dell’Area Studi Mediobanca (pubblicata il 14 gennaio 2026), che analizza i dati finanziari dei 101 principali operatori del comparto, ciascuno con un fatturato superiore a 19 milioni di euro. Nel complesso, i maggiori player hanno chiuso il 2024 con ricavi aggregati pari a 8,9 miliardi di euro, in crescita del 6,1% rispetto al 2023 e del 10,1% sul 2022, confermando la solidità strutturale di uno dei settori chiave del Made in Italy. La base occupazionale si rafforza, con 17.100 addetti, in aumento del 12,5% rispetto al 2022. L’analisi, però, evidenzia come la crescita del fatturato nel 2024 non si sia tradotta in un miglioramento dei margini.

La maggioranza dei ricavi da player nel Nordovest

Nel 2024 il 35,7% dei ricavi è originato dai player con sede nel Nordovest, il 33,9% dalle società del Nordest, il 29,9% nel Centro e lo 0,5% nel Sud e Isole. Le imprese con sede nel Nordovest hanno una maggiore dimensione media in termini di ricavi: 138,7mln, che si confrontano con i 79,8mln del Nordest e i 70,3mln del Centro Italia. Le società a proprietà estera crescono di più rispetto a quelle a controllo italiano: +22% i ricavi sul 2022 contro un +6,8%, grazie al miglior andamento delle vendite oltreconfine, aumentate a una velocità quasi tripla (+24,1% vs +8,4%).

Aumentano molto anche gli investimenti

Gli investimenti nel 2024 sono aumentati del 37,8% sul 2022 e dell’1,2% sul 2023. Per gli operatori a proprietà estera la progressione dal 2022 (+59,7%) è stata più accentuata rispetto a quelli a controllo italiano (+29,1%). Anche in base al rapporto tra investimenti e dotazioni iniziali di immobilizzazioni materiali, le società più dinamiche risultano quelle a controllo estero (26,4% vs 12,3% complessivo) e quelle ubicate nel Nordovest (22,1%), mentre a livello dimensionale le aziende medio-grandi investono con un’intensità doppia rispetto alle medie imprese (13,3% vs 7,0% nel 2024), con le piccole più attardate (5,7%).

Un recupero particolarmente significativo per l’Italia negli ultimi anni

Tra il 2015 e il 2024 il commercio mondiale di articoli di gioielleria da indosso è salito da 97 miliardi di euro a oltre 130 miliardi nel 2024; ’Italia si è distinta per un recupero particolarmente significativo, passando da una quota del 5,8% nel 2015, all’8% nel 2023, fino a raggiungere nel 2024 l’11,2%, superando la Svizzera (hub dei beni di lusso francesi e paese di transito di prodotti orafi, anche italiani) e l’India. Un risultato che conferma la capacità del Made in Italy di valorizzare design, qualità e posizionamento nell’alto di gamma. Va tuttavia ricordato che parte dell’exploit italiano nel 2024 è stato influenzato dalla performance “anomala” delle esportazioni verso la Turchia. Come indicato dalla nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Federorafi, nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni italiane del comparto hanno registrato una flessione del 15,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’arretramento, in parte fisiologico dopo i ritmi di crescita sostenuti dell’ultimo triennio, è in larga misura imputabile alla contrazione dell’export verso la Turchia. Proprio la Turchia, dopo la crescita abnorme del 2024 (+468,7%), nel 2025 ha segnato un deciso arretramento (-52,2% tra gennaio e settembre). Negative anche le vendite verso gli Stati Uniti (seppur meglio delle attese), mentre diversi top market – tra cui Emirati Arabi Uniti, Svizzera, Regno Unito, Spagna, Giappone e Cina – mostrano segnali di crescita.
Secondo il World Gold Council, nel 2025 le quotazioni auree hanno aggiornato oltre 50 massimi storici, chiudendo l’anno con un rendimento del +67% (il quarto più alto dal 1971); tra il 2019 e il 2025 i prezzi dell’oro sono cresciuti a un tasso medio annuo del 16,3%, aggiornando i picchi dell’ultimo quinquennio nel dicembre 2025.