Come stiamo? Come sta la nostra salute e come se la passa la nostra sanità?
Stili di vita dannosi e malattie croniche i nemici della nostra salute
La 22ª edizione del Rapporto Osservasalute (2025), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune che ha sede all’Università Cattolica di Roma, ha visto il lavoro di 138 ricercatori distribuiti sul territorio italiano, e risponde proprio a queste domande.
Inciampando tra cronicità, scarsa prevenzione e stili di vita sempre più nordeuropei, l’Italia ha un volto sempre più vecchio e arranca spesso su facilità di accesso e qualità delle cure. L’età media della popolazione, che è pari a 46,6 anni nel 2024, si stima raggiungerà i 50,8 anni nel 2050; la Liguria è la regione più invecchiata del Paese con la quota di over 65 anni pari al 29% e al suo opposto troviamo la Provincia autonoma di Bolzano e la Campania (20,6% e 20,9%).
Gli anziani sono sempre più soli: il 40% vive questa condizione (1,3 milioni di uomini ultra 65enni e 3,1 milioni donne e, circa 1,3 milioni over 75 anni), e non riceve un aiuto adeguato in relazione ai bisogni della vita quotidiana e alle necessità di tutti i giorni.
Malattie croniche e stili di vita
Dilagano le malattie croniche e, con queste, cala la qualità di vita delle persone. Ne è un esempio la quota di chi esprime un basso livello di soddisfazione per la propria vita, che quasi raddoppia in caso di una o più malattie croniche: il 19,1% delle persone con cronicità si dichiara insoddisfatto, contro il 10,4% dei coetanei senza malattie croniche; analogamente accade per il grado di insoddisfazione del proprio tempo libero (36,1%). Tra i più giovani fino a 44 anni l’impatto negativo appare ancora più marcato, con la quota delle persone insoddisfatte della propria salute che addirittura quintuplica in questa fascia di età.
La malattia cronica più diffusa è l’ipertensione: nel 2023 sono circa 11 milioni le persone che dichiarano di soffrirne, pari al 18,9% dell’intera popolazione (quasi uno su 5). Tra gli anziani si stima che una persona su due sia ipertesa. Malattie croniche soprattutto femminili sono artrosi, artrite e osteoporosi, di cui soffre oltre una donna su 5 (22,6%), contro il 10,5% dei maschi. Nel complesso queste malattie colpiscono quasi 10 milioni di persone (16,7%), di cui circa 6 milioni 500 mila sono over 65 anni (46,3%). Le cronicità sono figlie di cattivi stili di vita e poca prevenzione: gli italiani tentennano, infatti, sugli stili di vita, dall’alcol, dove la modalità principale di consumo è divenuta quella tipica del Nord Europa, caratterizzata da un consumo meno regolare, spesso concentrato nel fine settimana e associato a birra e superalcolici, con una diffusione del consumo occasionale passata dal riguardare il 41,2% della popolazione di 11 anni o più nel 2013, al 48,9% nel 2023. Il consumo di alcol nell’anno risulta più diffuso nelle regioni del Nord (69,1%), con una prevalenza ancora più marcata tra gli uomini; dati simili anche per il consumo occasionale.
Cibo
Aumenta il consumo fuori dai pasti (da 25,8% a 32,4%) e gli italiani sono sempre meno fedeli alla dieta mediterranea: mentre il mondo guarda al modello mediterraneo come riferimento salutare e sostenibile, gli italiani sembrano allontanarsene. Meno di un italiano su 5 (18,5%) resta davvero fedele alla dieta mediterranea. Tra le eccezioni positive, la Liguria, unica al Nord, con il 24,5%.
Nel 2023, il consumo quotidiano di frutta e verdura è dichiarato da circa otto persone su dieci ma di questi solo il 5,3% raggiunge le 5 porzioni al giorno (bene il Piemonte con l’8,1%). Non sorprende, quindi, che quasi la metà degli italiani, il 46,4%, viva una condizione di sovrappeso o di obesità. I livelli più elevati, con oltre un terzo dei minori in eccesso di peso, si registrano in Campania (36,5%), Calabria (35,8%), Basilicata (35,0%) e Sicilia (33,8%). Al contrario, le percentuali più basse a Trento e Bolzano (15,1% e 17,4%), in Friuli-Venezia Giulia (18,4%) e in Lombardia (19,5%).
Diabete
Oltre al sovrappeso, c’è un’altra patologia metabolica che sta assumendo i connotati dell’emergenza sanitaria, specie se posta in relazione ai relativi costi sanitari: il diabete, che nel biennio 2022-2023 ha interessato circa il 5% della popolazione adulta di età 18-69 anni, ma probabilmente si tratta di una sottostima. La prevalenza di persone con diabete cresce con l’età, con valori pari al 2% nelle persone con meno di 50 anni, e quasi del 9% fra le persone di età 50-69 anni; si tratta di una patologia più frequente fra gli uomini rispetto che fra le donne (5,3% vs 4,4%), e nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o condizioni economiche. Ne consegue una spesa sanitaria non indifferente: infatti, si stima che nel 2022 il 15,1% della spesa annua sostenuta per l’ospedalizzazione di individui con patologie croniche (pari a 445,3 milioni di euro) si debba al diabete di tipo 2, mentre l’1,9% al diabete di tipo 1.
Prevenzione
Quanto alla prevenzione, resta una cenerentola italiana: la prevenzione secondaria delle malattie non trasmissibili continua a risentire in modo significativo dell’impatto della pandemia. Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione svolte negli ultimi anni, i livelli di adesione agli screening oncologici riferiti al 2023 sono rimasti inferiori a quelli del 2019 in molte regioni. Inoltre, persiste il marcato gradiente geografico, secondo cui le regioni del Nord mostrano un’adesione più elevata ai programmi organizzati (tra 58-67% a seconda del programma), seguite dal Centro (tra 43-56%) e dal Sud e Isole (tra 20-37%). Parallelamente, proprio nelle regioni del Centro e del Meridione l’iniziativa spontanea allo screening continua a risultare più elevata (tra 10-36% vs 6-24% nel Nord), definendo anche per il 2023 un quadro importante di disuguaglianze regionali nell’accesso ai servizi.