Gite fuori porta

La magia della neve al Parco dello Stelvio

E' notizia recente quella della scoperta di un gruppo di orme dinosauriane fossili, le prime in Lombardia.

La magia della neve al Parco dello Stelvio

Scoprire la montagna in inverno vuol dire non solo sciare ma anche camminare sulla neve o ciaspolare. Ascoltare il silenzio ovattato dei boschi e percepire il freddo ristoratore delle vette rappresenta di certo un’esperienza rigenerante. Il Parco dello Stelvio organizza escursioni guidate per tutti. Tantissime le proposte giornaliere che si possono scoprire consultando il sito del parco e numerose quelle che prevedono pernottamenti.
Uno dei trekking di tre giorni, per esempio, parte (e ritorna) da Santa Caterina Valfurva, lungo il sentiero delle Cappellette arriva al Rifugio Stella Alpina, si raggiunge il rifugio Forni e il Branca (2.490 m.) lungo un sentiero battuto, da dove si possono ammirare gran parte delle Cime del Gruppo Ortles/Cevedale, tutte vette sopra i 3.700 metri. Ad aggiungere emozioni, ci pensano anche le passeggiate notturne. In montagna, e soprattutto in questi contesti, è bene non improvvisare ma seguire guide e accompagnatori preparati affinché sia sempre garantita la sicurezza.

La storia

Il Parco dello Stelvio è uno dei primi parchi nazionali italiani, istituito nel 1935. Oggi il parco ha una superficie di circa 1.300 km quadrati suddivisa tra Lombardia (la porzione più vasta con 600 km quadrati, nelle provincie di Sondrio e di Brescia, in dieci diversi comuni) e le provincie autonome di Bolzano e di Trento. Circa tre quarti del suo territorio si trovano al di sopra dei 2mila m di quota. Nel suo insieme, il parco presenta una elevata varietà di ambienti naturali: alte cime rocciose, estese praterie alpine, ampie distese boschive, vasti ghiacciai, laghi alpini, tra cui circa 90 quelli naturali, e profonde valli. Le notevoli differenze di quota, di esposizione e di terreno roccioso permettono una elevata diversità di specie vegetali. Molto ricca è la fauna: solo tra i vertebrati si contano oltre 260 specie di cui oltre 60 mammiferi, poco meno di 180 specie di uccelli.
La presenza dell’uomo nel territorio del parco risale alla preistoria con ricche testimonianze. I centri storici dei paesi, con le suggestive frazioni e i numerosi alpeggi, sono testimoni di un territorio “vissuto” fin dall’antichità e fortemente legato alle attività rurali.
Le valli del parco conservano tracce delle antiche vie di comunicazione che, già in epoca medievale, erano percorse da commercianti, viaggiatori ed eserciti e che conducevano fino ai paesi d’oltralpe. Di grande importanza sono le testimonianze della Grande Guerra: strade e sentieri militari, baracche e opere difensive costituiscono, ancora oggi, un vero museo a cielo aperto.

L’ultima straordinaria scoperta

Migliaia di orme di dinosauri scoperte nel Parco nazionale dello Stelvio: una valle dei dinosauri che si estende per chilometri. Il 14 settembre, un fotografo naturalista, Elio Della Ferrera, ha individuato su estese pareti di dolomia quasi verticali, camminate di dinosauri lunghe centinaia di metri, testimonianza di un passato che risale a oltre 200 milioni di anni fa. Le orme, conservate in ottimo stato nonostante l’altitudine, mostrano tracce di dita e artigli impresse su piane di marea alla fine del Triassico. Secondo le analisi del Museo di Storia Naturale di Milano e dell’Università di Bergamo, per conto del Parco Nazionale dello Stelvio, questo rappresenta il più importante giacimento di tracce fossili del Triassico in Europa.
Ferrera nel corso di un’escursione nella Valle di Fraele, nota con il binocolo un versante roccioso che espone strati quasi verticali: le numerose depressioni che percorrono quegli strati in lungo e in largo catturano la sua attenzione. Il fotografo risale un ripido pendio e, raggiunta la base di uno degli affioramenti, si rende conto di trovarsi davanti a centinaia di orme fossili. Dopo una notte in bianco telefona a Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano, per avere conferma di un’ipotesi che poteva apparire incredibile.

«Il Parco nazionale dello Stelvio – ha puntualizzato l’assessore di Regione Lombardia alla Montagna, Massimo Sertori – è uno degli scrigni mondiali dove il tempo ha nascosto parte della storia del nostro pianeta. Conserva specie animali, biodiversità, flora, fauna e, recentemente, ci ha restituito reperti di storia relativi alla Prima guerra mondiale. Questa scoperta rappresenta e testimonia la presenza, milioni di anni fa, di dinosauri. Visitare il Parco nazionale dello Stelvio regala emozioni straordinarie, non solo per gli incredibili paesaggi che offre, ma perché ci consente di consultare e di vivere direttamente un libro di storia come fossimo attori protagonisti del libro stesso».

Perché sono importanti queste orme fossili? Queste sono le prime orme dinosauriane scoperte in Lombardia. In assoluto sono le prime orme dinosauriane rinvenute nel Dominio Austroalpino italiano, cioè a nord della Linea Insubrica. Confermano l’esplosione evolutiva dei dinosauri nell’ultima parte del Triassico superiore. Il 90% delle tracce appartiene, infatti, a dinosauri sauropodomorfi vissuti in un intervallo di tempo compreso tra 227 e 205 milioni di anni fa, chiamato Norico. Da stime preliminari effettuate su base fotografica il numero di orme è stimabile in alcune migliaia. Cifre impressionanti, che derivano da tre fattori favorevoli: altissima densità delle tracce (fino a 4-6 orme per metro quadrato), che non è per nulla comune; qui i dinosauri camminarono in branchi numerosi; varietà dimensionale delle orme, ovvero compresenza di orme grandi, medie e piccole che aumentano numero e densità delle tracce, testimoniando una varietà di taglia dei trackmaker; estensione spaziale del sito fossilifero. Le superfici di strato dinoturbate affiorano su almeno sette crinali diversi, con decine di strati sovrapposti che emergono dai detriti di frana fino alle creste delle vime di Plator e di vima Doscopa, lungo la valle di Fraele sulla sponda meridionale dei laghi di Cancano. Attualmente si contano circa trenta punti di affioramento, distribuiti su una distanza di quasi cinque chilometri. Il complesso Plator-Doscopa è dunque uno dei siti a orme di dinosauro più ricchi ed estesi del mondo, almeno per il periodo Triassico. Le camminate che si distinguono sono attribuibili a dinosauri prosauropodi: erbivori dal collo lungo e testa piccola, che sono considerati gli antenati dei grandi sauropodi del Giurassico (come il famoso brontosauro). Di corporatura robusta, i prosauropodi possedevano artigli appuntiti sia sulle mani che sui piedi. In alcune specie, come Plateosaurus engelhardti, gli adulti potevano raggiungere una lunghezza di 10 metri. Fra le tracce non è escluso che ci possano essere anche rettili quadrupedi simili a coccodrilli (arcosauri) e dinosauri predatori antenati del Saltriovenator, che per ora resta l’unico dinosauro carnivoro lombardo di cui conosciamo le ossa.

«Questo luogo – ha affermato Dal Sasso – era pieno di dinosauri, è un immenso patrimonio scientifico. Le camminate parallele sono prove evidenti di branchi in movimento sincronizzato e ci sono anche tracce di comportamenti più complessi, come gruppi di animali radunati in cerchio, forse per difesa. Dopo 35 anni di attività non avrei mai immaginato di trovarmi davanti una scoperta così spettacolare, nella regione in cui vivo. Incredibilmente anche in Lombardia ci sono luoghi ancora inesplorati, remoti nel tempo e nello spazio».