Economia

In Italia cala il riciclo della plastica: nel 2025 il fatturato delle imprese del settore è in calo

Il dato nazionale vede un calo del 95,6%, con l’utile d’esercizio che passa dai 148.642.000 euro del 2021 ai 6.901.246 del 2023. Il dato risente dei picchi negativi dell’area del Nordest (-113,1%) e dell’area del Sud e Isole (-220,8%).

In Italia cala il riciclo della plastica: nel 2025 il fatturato delle imprese del settore è in calo

L’industria del riciclo in Italia va bene, ma ci sono ancora forti margini di miglioramento. L’esempio più lampante è quello che riguarda la plastica e il suo ciclo di vita: stando ai risultati del rapporto per il 2025 sul Riciclo nel nostro Paese, realizzato da un gruppo di lavoro della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che si avvale della collaborazione del Conai e il supporto di Ispra, nonostante la produzione di polimeri riciclati aumenti, il fatturato delle imprese (350 in tutta la filiera, con un totale di oltre 10mila addetti in tutta Italia) è in calo. Lo si è visto nel 2024 e anche per i primi dati disponibili dell’anno che si è appena concluso la situazione non cambia. La domanda e i prezzi delle materie prime seconde sono ai minimi dal 2020. Nel Nordovest il calo risulta però più contenuto che nel resto del Paese: la variazione 2023/2022 è stata infatti dell’83,2%, con degli utili di esercizio che nel 2021 era di 106.488.000 euro e che nel 2023 è sceso a 16.826.000 euro. Il dato nazionale vede un calo del 95,6%, con l’utile d’esercizio che passa dai 148.642.000 euro del 2021 ai 6.901.246 del 2023. Il dato risente dei picchi negativi dell’area del Nordest (-113,1%) e dell’area del Sud e Isole (-220,8%).

La questione dei fanghi di depurazione

E’ la Lombardia che, assieme al Veneto, è la regione dove si produce la maggior quantità di fanghi di depurazione. Fanghi che sono il risultato del processo di depurazione delle acque reflue urbane e che negli ultimi anni hanno fatto registrare un lieve aumento nel nostro Paese. Nel 2023 la Lombardia ha prodotto il 15,9% del totale nazionale dei fanghi in Italia. In numeri assoluti, la regione più popolosa d’Italia ha prodotto 510 kilotonnellate (1 kilotonnellata è uguale a 1.000 tonnellate, ndr), e il Veneto si ferma a 395. Il Piemonte è a qualche posizione di distanza dal podio, con il 10,7% del totale nazionale di fanghi prodotti, mentre la Liguria è decisamente più in basso in classifica, con solo l’1,6% della produzione nazionale. «Nel 2023 – scrivono gli esperti della Fondazione – la gestione dei fanghi dal trattamento delle acque reflue urbane ha riguardato un quantitativo di poco superiore ai 3 milioni di tonnellate (3 Mt, ndr). Alle operazioni di smaltimento è stato avviato il 47,6% del totale gestito, il 51,3% alle operazioni di recupero, mentre il restante 1,1% è rimasto a giacenza a fine anno». Nel 2024 è stato infatti del 21,6% il tasso di materiali forniti in sostituzione di materie prime vergini. Il dato è migliore dello 0,6% rispetto all’anno precedente, ma soprattutto è quasi il doppio della media UE (ferma al 12,2%). Non solo, il dato nazionale è molto più elevato di quello della più grande manifattura europea, quella tedesca, che è ferma al 14,8%.

La centralità dell’industria del riciclo in Italia

Questi dati sono lo specchio di un settore che in Italia è decisamente strategico: dal riciclo dei rifiuti infatti si producono quelle che si chiamano materie prime seconde, che derivano dal riciclo di rifiuti urbani e speciali. «Secondo i dati ISPRA nel 2023 (ultimo anno disponibile) in Italia la produzione complessiva dichiarata di materie prime seconde derivanti dal trattamento dei rifiuti in carta e cartone, plastica, metalli ferrosi e non ferrosi (acciaio, alluminio e rame), vetro, legno e frazione organica si è attestata a 23,4 milioni di tonnellate, in calo del 3% rispetto a quanto fatto registrare nel 2021, quando le tonnellate di materiali prodotti erano pari a 24,2 milioni. Per alcune tipologie di materiali, nello specifico carta e cartone, plastica e vetro, la quota di imballaggi sul totale per la produzione di materie prime seconde risulta molto significativa. Per il vetro, il 66% deriva da imballaggi, per la carta e il cartone, il 54%, e anche per la plastica ci si attesta intorno al 50%. In termini quantitativi, sono molto significativi i volumi della carta e cartone, con oltre 3 milioni di tonnellate, e del vetro, con 1,6 milioni di tonnellate. Molto più marginale, se non quasi nulla, è la quota di imballaggio per i metalli ferrosi e non ferrosi: per l’acciaio ci si ferma al 2%, mentre per l’alluminio all’1%».

Il commento del presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile

La crisi del riciclo delle materie plastiche si somma a quella della difficoltà di riciclo dei Raee, ma si inserisce in un quadro tutto sommato positivo nel settore nazionale. Le criticità sottolineate dal presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, nell’introduzione al rapporto, sono però serie: «Nel quadro di un’analisi del mercato delle materie prime seconde che arricchisce questo Rapporto, emergono le forti difficoltà sia dei prezzi, che dei margini di redditività, delle quantità richieste dal mercato e delle giacenze invendute delle plastiche riciclate. Una crisi che richiede un intervento urgente perché sta già producendo difficoltà di sbocco delle raccolte differenziate in alcune Regioni e perché rischia, con la chiusura di alcuni impianti, di compromettere la capacità industriale di riciclo di un settore particolarmente importante e critico, oggetto di attenzione pubblica e dove già si fatica a raggiungere i target europei».