Economia

Quanto guadagnano gli avvocati nelle regioni del Nordovest?

I redditi sono comunque, nei nostri territori, più alti rispetto alla media nazionale, che si ferma a 47.678 euro annui.

Quanto guadagnano gli avvocati nelle regioni del Nordovest?

Una ricerca di Cassa forense ha reso noti i fatturati dei suoi iscritti divisi per aree geografiche e regioni, oltre che per tipo di attività.

Quanto guadagnano gli avvocati nelle regioni del Nordovest? Ce lo dice Cassa forense

Gli avvocati in Lombardia sono gli unici, nei territori del Nordovest, il cui fatturato personale è composto in prevalenza da attività extragiudiziali, ossia da assistenze e tutele in casi che non finiscono davanti a un giudice, ma per le quali si riesce a trovare un accordo bonario. E’ quanto emerge dal rapporto sull’avvocatura realizzato nel 2025 dalla Cassa forense, in collaborazione con il Censis. Nella regione più popolosa d’Italia il fatturato personale di un avvocato in media è composto dal 51,3% da attività stragiudiziali, contro un 48,7% di questioni che finiscono per essere giudicate in un tribunale. Certo, il distacco è minimo, e si parla di una media della situazione, ma il confronto con le altre regioni del Nordovest evidenzia le differenze. In Piemonte e in Valle d’Aosta la quota stragiudiziale nei fatturati personali dei legali è del 44,5% (55,5% i casi che finiscono di fronte a un giudice), mentre in Liguria il lavoro degli avvocati che finisce sulla cattedra di un giudice compone il 53,3% del loro fatturato medio personale. E’ emblematico il rapporto con il dato medio nazionale: il 58,5% del fatturato personale degli avvocati italiani è derivante da attività giudiziale, a fronte di un 41,5% di lavoro che si conclude senza la necessità di un giudizio terzo. La maggioranza degli avvocati che hanno scelto un regime dei redditi forfettario è del 56,3% in Lombardia, del 57,2% in Piemonte e Valle d’Aosta e del 59,8% in Liguria.

La Lombardia è la regione con i redditi più elevati

Il report di Cassa forense ha analizzato anche tra i suoi 233mila iscritti la situazione dei redditi regione per regione. E la Lombardia è quella dove il dato è più elevato, simbolo della differenza tra Nord e Sud: fatto 100 il reddito medio nazionale, nelle regioni del Nord risulta un valore del 37,8% superiore, per raggiungere il record lombardo del 170,1%. I dati, relativi al 2023, riportano un quadro che racconta di come in Lombardia il reddito medio ammonti a 81.115 euro. Seguono a una certa distanza anche le altre regioni del Nordovest: in Liguria si ferma a 55.869 euro, mentre in Piemonte non supera i 52.429 euro. I redditi sono comunque, nei nostri territori, più alti rispetto alla media nazionale, che si ferma a 47.678 euro annui.

Anche in questo ambito esiste una questione di genere

Rimanendo sul tema delle retribuzioni, anche in questo settore lavorativo emerge in maniera importante una questione legata al genere. In Lombardia la discrepanza del reddito tra uomini e donne è la più evidente: una donna avvocato nel 2023 ha avuto un reddito di 48.285, mentre un collega maschio ha percepito decisamente di più, 116.727 euro. Anche nel resto del Nordovest la forbice rimane abbastanza elevata: in Piemonte 36.402 euro per le donne e 70.003 per gli uomini, mentre in Liguria 34.259 le donne e 73.952 gli uomini. La media nazionale riporta un reddito di 31.115 per le donne e di 62.456 per gli uomini.

Le conclusioni del rapporto

A fare un po’ la somma dei conti nel rapporto 2025 della Cassa forense è il suo presidente, Valter Militi:

«Le nuove generazioni di avvocati dimostrano una notevole capacità di adattamento, scegliendo modelli di esercizio della professione più dinamici e flessibili. Tra gli under 40, cresce il numero di coloro che operano in studi associati o in collaborazione, segno di una maggiore apertura verso nuove forme di aggregazione professionale. Un aspetto particolarmente innovativo di questa edizione del Rapporto è l’approfondimento sull’intelligenza artificiale (IA), che integra dati quantitativi con un’indagine qualitativa condotta tra studi legali che già utilizzano queste tecnologie. A differenza del passato, la stragrande maggioranza la considera un’opportunità per migliorare la gestione degli studi, aumentare l’efficienza e ampliare le competenze professionali. L’esperienza diretta degli avvocati che hanno adottato strumenti di intelligenza artificiale dimostra come questi possano affiancare il professionista, senza sostituirne il ruolo, permettendogli di concentrarsi maggiormente sulla consulenza strategica e sul rapporto con il cliente. Questo approccio proattivo dimostra che l’innovazione, se ben integrata, può diventare un vantaggio competitivo e un prezioso strumento di crescita».