Jacopo Scano, regista torinese classe 1993, che vive a San Francisco, è il nuovo campione mondiale di fischio melodico, primo italiano della storia. The Masters of Musical Whistling, competizione che si svolge a Los Angeles a cadenza biennale, lo ha incoronato con il voto unanime della giuria. In America è Jack, non perché non gli piaccia il suo nome o voglia rinnegare le sue origini ma semplicemente perché Jacopo non lo riesce a pronunciare quasi nessuno.
Da sempre è stato “immerso” nella musica: perché?
«I miei genitori sono due pianisti classici, insegnano al conservatorio, ora al Cantelli di Novara. Mia mamma ha una scuola di musica per bambini. Fino a 3-4 anni quando conoscevo una persona, chiedevo subito quale strumento suonasse perché davo per scontato che tutti lo facessero. Ovviamente volevo diventare musicista e ho iniziato a 6 anni con il violino ma non ha funzionato; alle medie sono passato alla tromba ma l’apparecchio per i denti mi ha fermato; al liceo ho iniziato con il basso elettrico per poi approdare al sax che continuo a suonare».
La musica, però, non è diventata il suo mestiere. Cosa ha scelto?
«Fin da bambino ho subito la fascinazione del cinema e al liceo ho preso una telecamera, occupandomi dei primi montaggi. Un gioco. Dopo qualche esperimento, ho pensato di aggiungere una storia e una morale, scrivendo cortometraggi e a volte interpretandoli anche, non avendo attori disponibili. Ho capito che volevo occuparmi di quello. Su richiesta dei miei genitori sono rimasto in Italia per conseguire una laurea triennale, Beni artistici e dello spettacolo a Parma, e poi sono partito per San Francisco nel 2017 per continuare a studiare regia e sceneggiatura. Ho terminato a metà 2019 e poi è arrivato il Covid. Non è stato facile».
In quegli anni è cambiata anche la sua vita privata.
«Ho conosciuto la ragazza che sarebbe diventata prima fidanzata e poi moglie, ma io sono dovuto tornare in Italia perché il permesso di soggiorno era scaduto. Tre anni di relazione a distanza fino al febbraio 2024 quando ho ottenuto la green card e ho potuto trasferirmi definitivamente a San Francisco e lavorare come regista, soprattutto di documentari e di pubblicità. Mia moglie è grafica designer e lavora per una multinazionale: un campo diverso dal mio ma affine quanto basta per poterci scambiare consigli».
E il fischio?
«A 7 anni ho chiesto a mio nonno di insegnarmi a fischiare, ottenendo scarsi risultati; ma a 10 anni ho capito che sapevo farlo. Avendo, poi, il repertorio classico nelle orecchie, ho iniziato a fischiare quello e a creare alternative alla melodia principale. Ho poi inserito il jazz e il pop. Mi sono allenato per 20 anni».
Quando “la svolta”?
«Nel 2025, avendo un po’ di tempo libero, ho pensato di incrementare un canale you tube aperto 8 anni prima, postando otto video di cover fischiate. I commenti ricevuti, interessanti, mi hanno indotto ad acquistare un microfono serio e ad aggiungere contenuti tutte le settimane. Poi ho pensato di iscrivermi al concorso: lì si fischia dal vivo, non ci sono possibilità di ritoccare le performance».
E ha vinto. Cosa ha fischiato?
«Ho inviato, per le audizioni, le Danze Ungheresi n. 5 di Brahmas e un pezzo pop di Benson Boone. In gara, invece, mi sono esibito con “You’re my world” di Tom Jones e la Sonata in do maggiore per flauto di Bach».
Come ha vissuto questa esperienza?
«Ho incontrato una comunità che si incoraggia e questo mi ha aiutato a ridurre lo stress. Il fischio non è una professione affermata e stupisce un contesto formale per un’azione che possiamo definire “bambinesca”. La vittoria ha cambiato tutto: ha creato interesse e nessuno ha considerato il fischio un gioco ma uno strumento serio, diverso da tutti gli altri. Credo che il fischio sia una cosa seria e parte della mia “missione” è quella di sensibilizzare su questo tema. Mi ha sorpreso soprattutto l’interesse per i brani di lirica fischiati: la nicchia dentro la nicchia del fischio».
Il sogno?
«Non so se chiamarlo sogno o obiettivo: vorrei fischiare con le orchestre. Legittimerebbe lo strumento. E poi, fischiare la colonna sonora di un film, unendo così le mie due passioni».
Pensa di rimanere in America?
«L’idea è quella, anche se magari dovrò cambiare città per la carriera. Il mercato della regia non è facile anche perché da libero professionista debbo procacciarmi i clienti ma in in questo modo conservo maggiore libertà creativa. Ho lavorato per aziende, ospedali, pittori, musei».
Torna in Italia?
«Spesso a Torino dove vivono i miei genitori e mio nonno e in Sardegna dove ho una parte della famiglia».
Ha altri hobby o interessi?
«Sei mesi fa ho iniziato a prendere lezioni di canto, continuo a suonare il sax e frequento un corso universitario in Lingua dei segni americana. Mi interessa la falegnameria e spero di poter arrivare a realizzare gli oggetti in legno che servono per la casa. Sono anche abbastanza sportivo: pratico jogging e mi alleno in palestra».
Come si vede tra 10 anni?
«Mi piacerebbe moltissimo vivere nel giusto equilibrio tra fischio e video e trasferirmi magari a New York, una posizione più centrale tra Usa e Italia».
Parteciperà ancora al Masters of Musical Whistling?
«Non penso. Sono contento così. Non voglio sembrare avido di vittorie. Ho già ottenuto il massimo».