Economia

Anche nel Nordovest nel lavoro esiste ancora una questione di genere

La ricerca dell'Inapp sul mercato del lavoro nazionale.

Anche nel Nordovest nel lavoro esiste ancora una questione di genere

Il lavoro è ancora una questione di genere anche nei territori avanzati del Nordovest: la ricerca dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche sul mercato del lavoro.

Il lavoro è ancora una questione di genere anche nel Nordovest

Nel 2024 i maschi tra 15 e 64 anni con una posizione lavorativa, ossia occupati, erano in Lombardia il 76,3%, gli inattivi il 21,1% e i disoccupati il 3,3%. In Piemonte gli occupati erano il 75,6% (inattivi 20,4% e disoccupati il 5%), mentre in Liguria i maschi occupati erano il 74,8% (21,4% gli inattivi e 4,8% i disoccupati). Lo stesso dato traslato al femminile cambia sensibilmente: in Lombardia le donne della stessa fascia d’età con un’occupazione erano il 62,3% del totale delle donne tra i 15 e 64 anni (34,9% le inattive e 4,3% le disoccupate), in Piemonte il 62,3% (33,7% le inattive e 6,1% disoccupate) mentre in Liguria la quota di donne occupate scendeva sotto la soglia del 60%, arrivando a 59,8% (36,1% le inattive e 6,4% le disoccupate). E’ quanto emerge, per i territori del Nordovest, dall’ultimo rapporto dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche sul mercato del lavoro e le problematiche di genere per il 2024. Il documento si basa su dati raccolti dall’Istat, che vengono aggregati per determinare il peso delle problematiche di genere nel mondo del lavoro: la situazione vista fin qui è emblematica, ed è decisamente migliore della media nazionale: i maschi occupati tra 15 e 64 anni sono il 71,1% (gli inattivi 24,4% e i disoccupati il 6%), dato che scende a poco più della metà per il corrispettivo femminile, il 53,3%. Se è molto basso il dato delle donne occupate, è molto alto il dato delle donne inattive, 42,4%, segno che evidentemente non lavorano ma si occupano di altro.

Il gender gap è ancora troppo elevato

Questo determina un gender gap che è difficile da ignorare, nella lettura dei dati, anche per quanto riguarda la nostra area geografica, senza scomodare le regioni del sud, dove le differenze sono decisamente più elevate. In Lombardia il gender gap nei tassi di occupazione, sempre per la classe di età dai 15 ai 64 anni, è del 14% (che scende a 10,3% nella classe d’età dai 25 ai 34 anni), in Piemonte è del 13,3% (8,6% per i 25-34enni) e in Liguria del 15%, che sostanzialmente rimane uguale anche per la fascia d’età dei 25-34enni (14,8%). La media nazionale è poco più alta: 17,8% per la classe d’età 15-64 anni, mentre 15,3% per la classe 25-34 anni. Gender gap che ha il suo peso anche nei tassi di disoccupazione: in Lombardia è dell’1% nella fascia anagrafica 15-64 anni (ma 0 in quella 25-34 anni); in Piemonte è dell’1,1% ma è negativa nella fascia 25-34 anni (-2,5%), e in Liguria è di 1,6% (2,2% nella classe d’età 25-34 anni).

Quello dell’inattività è un indicatore complesso

Nella casellina dell’inattività sono comprese tante motivazioni diverse. Il rapporto cerca di fare luce anche su questo aspetto, elencando una serie di motivazioni per cui il campione che ha scelto questa risposta ha fatto questa scelta. Scoraggiamento, motivi familiari, studio e formazione personale o pensione sono indicati differentemente a seconda dalle fasce d’età del campione e anche dal genere. Così se i motivi di studio sono la quasi totalità del campione sia maschile che femminile tra i 15 e 24 anni, è nelle indicazioni dei motivi familiari che emergono le disparità di genere più evidenti. E’ il caso della classe d’età tra i 35 e i 44 anni: motivi familiari è scelta come risposta per il 4,6% dei maschi inattivi, ma da ben il 61,5% delle femmine. Anche per la fascia successiva il gap rimane accentuato: tra i 45 e i 54 anni l’8,2% dei maschi inattivi indica motivi familiari alla base della condizione, mentre per le donne il dato balza al 52%.

La proporzione di genere rimane anche nel 2025

I dati studiati fin qui si riferiscono al 2024, ma anche per il 2025 il trend che emerge dai dati disponibili è lo stesso. «Analizzando il flusso delle nuove assunzioni per gli ultimi dati disponibili relativi al primo semestre 2025, si osserva il mantenimento della proporzione di genere: 41% donne e 59% uomini, collocati secondo la stessa proporzione per il 41,8% tra i 30 e i 50 anni, per il 37,4% under 29 e la restante quota a over 50 (20,8%)».