Economia

Trasporto pubblico locale nel Nordovest è il più sviluppato d’Italia, ma non regge il confronto con l’Europa

E’ quanto emerge dal rapporto «Mind the gap!» sul trasporto pubblico locale, pubblicato dall’associazione CleanCities.

Trasporto pubblico locale nel Nordovest è il più sviluppato d’Italia, ma non regge il confronto con l’Europa

Il Trasporto pubblico locale nel Nordovest è quello più sviluppato, ma nel confronto con le altre realtà europee deve ancora fare parecchia strada, sebbene il grado di soddisfazione generale degli utenti del servizio sia buono. E’ quanto emerge dal rapporto «Mind the gap!» sul trasporto pubblico locale, pubblicato dall’associazione CleanCities.

Il trasporto pubblico locale nel Nordovest è più sviluppato d’Italia

E’ al Nord che si registra anche il maggior grado di soddisfazione per il servizio del trasporto pubblico locale. «Il livello di soddisfazione degli italiani per il trasporto pubblico locale varia in modo significativo da città a città. Appena un palermitano su cinque e meno di un napoletano o di un romano su tre si considera più o meno soddisfatto del TPL nella propria città, contro il 56% dei torinesi e il 68% dei bolognesi. I problemi principali, particolarmente marcati nelle città del sud sono la frequenza e l’affidabilità, seguite dalla sicurezza». Questo è il «feedback» di una rete che in tutto il Paese conta 8.792 aziende, con 117mila addetti e circa 5 miliardi di passeggeri trasportati in un anno, su 49mila mezzi, con un fatturato totale di 12 miliardi di euro.

Il confronto impietoso con l’Europa

Rimane una distanza incolmabile del Paese con il resto dell’Europa: «A Vienna e a Praga quasi il 90% dei cittadini apprezza il TPL; a Berlino, Varsavia ed Amsterdam è l’80%; a Madrid è il 74%, a Barcellona il 72%, come a Bruxelles. È opinione comune ritenere che il TPL italiano non regga il confronto con quello delle grandi città europee: sono i racconti dei viaggiatori e dei tanti expat italiani a fornire questo senso comune aneddotico. Mancano però studi complessivi che forniscano una base solida per questo genere di confronti».

In Italia il servizio è sottofinanziato e sottosviluppato

Il trasporto pubblico locale nel nostro Paese dispone di meno risorse economiche rispetto al resto del Continente. Per fare un esempio pratico basta scattare una fotografia della rete rotabile delle metropolitane: in Italia sono 270 i km di rete, nel Regno Unito sono 680, 657 in Germania e 615 in Spagna. «Il ritardo accumulato – così nel rapporto di Clean Cities – dal nostro Paese nel corso dei decenni (in cui invece di sviluppare nuove infrastrutture di trasporto pubblico su ferro si sono invece smantellate le reti di tram esistenti ereditate dal secondo dopoguerra) è significativo, e nemmeno gli investimenti degli ultimi anni, grazie all’iniezione di risorse europee, saranno in grado di scalfirlo». Dopo il 2026 termineranno le risorse del programma Next Generation EU, e i residui dello stato di previsione del ministero dei Trasporti sono confluiti nel “Fondo unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa”. La norma che ha disposto questo passaggio prevede anche l’emanazione, dopo il 2026, di decreti attuativi per attivare il fondo.

Il costo sociale (e non solo) dell’inquinamento, che rende necessario

E’ di 3mila euro pro capite il costo sociale stimato direttamente, per la città di Milano, dell’inquinamento atmosferico generato dal traffico automobilistico. La media nazionale del costo sociale dell’inquinamento atmosferico si attesta a 2mila euro pro capite, per una situazione che causa la morte di 60mila persone ogni anno. Rapporto che restituisce un quadro purtroppo già noto, ma che non smette di inquietare. Delle 30 città europee più inquinate ben 20 sono italiane, secondo le rilevazioni dell’Agenzia europea dell’Ambiente. E molte di queste 20 sono del Nordovest: «la top 10 dell’aria inquinata è dominata da città come Vicenza, Padova, Brescia, Milano, Verona, Torino».