Nell’ultimo rapporto pubblicato da Ispra emerge come nel 2024 sia aumentata la produzione di rifiuti ma anche la percentuale di raccolta differenziata nel nostro Paese.
Cresce la raccolta differenziata assieme alla produzione di rifiuti nel 2024
Nel 2024, la produzione nazionale dei rifiuti urbani si attesta a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, con un incremento del 2,3% rispetto al 2023 e un divario (ancora) tra Nord e Sud ma con il Mezzogiorno che sta “recuperando” (lo scostamento si è abbassato di 3,3 punti). La raccolta pro capite è di 344 chilogrammi per abitante per anno (+13 kg rispetto al 2023), con valori di 396 kg nel Nord (+18), 340 nel Centro (+9) e 273 chilogrammi nel Sud (+8). Il costo medio nazionale annuo pro capite di gestione dei rifiuti urbani è pari a 214,4 euro/abitante (nel 2023 era 197) in aumento di 17,4 euro/abitante. Al Centro il costo più elevato con 256,6, segue il Sud con 229,2 e infine il Nord con un costo pari a 187,2 euro/abitante. In Piemonte il costo medio pro capite è di 206,6 euro, in Lombardia di 156,8 euro e in Liguria 283,3 euro, record negativo italiano. Questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto «Rifiuti urbani – Edizione 2025» pubblicato l’11 dicembre dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra); i dati sono relativi al 2024 e riguardano anche i flussi di import/export.
Il record del Nord
In aumento, dunque, il dato nazionale, con la raccolta differenziata al 67,7%: 74,2% al Nord, del 63,2% al Centro e del 60,2% al Sud. Le più alte si registrano in Emilia-Romagna (78,9% e con la maggiore progressione) e in Veneto (78,2%). Seguono Sardegna (76,6%), Trentino-Alto Adige (75,8%), Lombardia (74,3%) e Friuli-Venezia Giulia (72,7%). Superano l’obiettivo del 65% anche Marche (71,8%), Valle d’Aosta (71,7%), Umbria (69,6%), Piemonte (68,9%), Toscana (68,1%), Basilicata (66,3%) e Abruzzo (65,7%). Nel complesso, più del 72% dei comuni ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%. Nell’ultimo anno, l’89,7% dei comuni intercetta oltre la metà dei propri rifiuti urbani in modo differenziato. Tra le città con oltre 200mila abitanti, i livelli più alti di raccolta differenziata sono a Bologna (72,8%), Padova (65,1%), Venezia (63,7%) e Milano (63,3%); seguono Firenze (60,7%), Messina (58,6%), Torino e Verona (57,4%). Più indietro, seppure in crescita, Genova (49,8%), Roma (48%), Bari (46%) e Napoli (44,4%). Per le province, i livelli più elevati di raccolta differenziata sono a Treviso, che nel 2024 si attesta all’89%, seguita da Mantova (87,4%), Belluno (86%) e Pordenone (85,4%); bene anche Reggio Emilia (84,3%), Modena (84%), Forlì-Cesena (83,3%), Trento (82,5%), Rovigo (81,7%), Bergamo (81,4%), Nuoro (80,8%), Oristano (80,7%), Ravenna e Novara (80,6%), Monza e della Brianza (79,9%). Tutte le regioni del Nord hanno fatto rilevare un aumento dei rifiuti prodotti: i maggiori incrementi percentuali si osservano per il Veneto (+5,5%), la Valle d’Aosta (+4,5%), l’Emilia-Romagna (+3,9%) e il Piemonte (+3,8%). Le regioni con un pro capite superiore a quello medio nazionale (508 chilogrammi per abitante) sono 10 e tra queste anche Piemonte e Liguria; la Lombardia si ferma a 489,9 kg.
Gli impianti e altri dati
Nel 2024 sono operativi 625 impianti per la gestione dei rifiuti urbani, oltre la metà dedicati alla frazione organica: 325 al Nord (52% del totale degli impianti), 118 al Centro (19%) e 182 al Sud (29%). Il recupero dell’organico avviene soprattutto negli impianti integrati anaerobico/aerobico (58,5% dei quantitativi trattati), seguiti dal compostaggio (34%) e dalla sola digestione anaerobica (7,5%). Il totale trattato biologicamente raggiunge circa 7,2 milioni di tonnellate, in aumento del 3,9% rispetto al 2023. La percentuale di riciclaggio dei rifiuti urbani si attesta al 52,3%, in crescita rispetto a quella del precedente anno (50,8%) e al di sopra dell’obiettivo del 50% previsto dalla normativa per il 2020. L’obiettivo del 55% al 2025 richiede un’ulteriore crescita di 2,7 punti (al 2030 è al 60%). I rifiuti urbani smaltiti in discarica rappresentano il 14,8% dei rifiuti prodotti (oltre 4,4 milioni di tonnellate, in calo del 3,7% rispetto al 2023). Il 28,8% del totale (quasi 1,3 milioni di tonnellate) è gestito negli impianti situati nel nord del Paese, il 34,1% (1,5 milioni di tonnellate) viene avviato a smaltimento negli impianti 81 del Centro e il 37,1% (circa 1,6 milioni di tonnellate) è gestito nel Sud. In Piemonte sono state smaltite 231.510 tonnellate, 91.353 in Lombardia e 279.838 in Liguria.
Tutti i materiali di imballaggio hanno già raggiunto i target 2025: anche la plastica supera per la prima volta l’obiettivo, arrivando al 51,1% rispetto al 50% previsto.
Nel 2024 è stato esportato il 4,3% dei rifiuti urbani prodotti, 1,3 milioni di tonnellate, a fronte di 216 mila tonnellate di rifiuti importati. Campania, Lazio e Lombardia sono le regioni che esportano i maggiori quantitativi. Danimarca, Paesi Bassi, e Austria sono i Paesi cui destiniamo più rifiuti urbani.
Il Pnrr ha destinato 2,1 miliardi di euro alla gestione dei rifiuti e a progetti di economia circolare.