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Nel Nordovest i mezzi pubblici sono in panne

Uno studio condotto condotto in collaborazione con Ipsos, segnala come, per la difficoltà di spostamento, a Milano il 23% delle persone abbia rinunciato a un’uscita di piacere, l’11% a un’opportunità di studio, il 23% a un’opportunità di lavoro e l’11% a una visita medica; a Torino le percentuali sono rispettivamente del 24%, 10%, 26% e 13%.

Nel Nordovest i mezzi pubblici sono in panne

Mezzi pubblici in panne nel Nordovest: è il quadro tracciato dalla 20ª edizione del rapporto Pendolaria di Legambiente.

Il 20° rapporto Pendolaria traccia un quadro impietoso del trasporto pubblico anche nel Nordovest

Nessuna buona notizia per il trasporto pubblico: sottodimensionato, sottofinanziato e trascurato, con ricadute sempre più pesanti su famiglie, lavoratori e studenti, secondo i dati di Rapporto Pendolaria, 20ª edizione di Legambiente, presentato il 17 dicembre a Roma. I numeri del Fondo Nazionale Trasporti parlano chiaro: le risorse destinate al trasporto pubblico su ferro e gomma sono oggi inferiori a quelle del 2009. In valori assoluti si è passati da 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 4,9 miliardi nel 2020, con un lieve recupero a 5,18 miliardi nel 2024 ma se si considera l’inflazione, sarebbero necessari almeno 3 miliardi in più di quanto oggi previsto. Nel 2024 la Lombardia ha speso 183,8 milioni di euro per il servizio, 193 per il materiale rotabile e questo rappresenta solo l’1,34% del bilancio regionale; il Piemonte 43,58 e 1,85 milioni pari allo 0,22% (record in negativo del Nordovest); la Liguria 17,33 e 2,6 milioni pari allo 0,39%.

I mezzi

Nel 2024 hanno circolato inoltre 185 treni regionali in meno rispetto al 2023 a causa delle dismissioni dei rotabili più vecchi non compensate da acquisti sufficienti di nuovi convogli. L’età media nazionale della flotta è di 14,7 anni, 13 anni in Lombardia che ha 467 mezzi di cui il 24% supera i 15, in Piemonte i mezzi sono 226 con un’età media di 10,3 anni e il 41,1% con più di 15 anni, in Liguria 97 mezzi con il 75,2% sopra i 15 anni e quindi un’età media di 19 (sopra a quella nazionale).

Le infrastrutture e le linee peggiori

E mentre si privilegiano le grandi opere stradali e autostradali, si definanzia tre interventi definiti cruciali nel rapporto di Legambiente: la metro C di Roma, il collegamento ferroviario Afragola-Napoli, e per il Nordovest, lo stop al prolungamento della M4 di Milano fino a Segrate. In Italia si costruiscono infatti in media solo 2,85 chilometri all’anno di nuove metropolitane e 1,28 chilometri di tranvie. Le reti metropolitane italiane si fermano complessivamente a 271,7 chilometri, contro i 680 del Regno Unito, i 657 della Germania e i 620 della Spagna. Per dare anche qualche elemento positivo, si è concluso il quadruplicamento della Genova Voltri–Sampierdarena, attivato al servizio il 5 ottobre dopo anni di ritardi.
Le linee peggiori d’Italia individuate in collaborazione con i comitati pendolari raccontano un sistema intrappolato tra rinvii e promesse non mantenute: al Nord la Milano-Mortara-Alessandria, utilizzata ogni giorno da circa 19mila viaggiatori, accumula ritardi per il mancato raddoppio della linea. Clamoroso l’episodio dello scorso 30 settembre con ritardi fino a due ore, sei corse cancellate, forze dell’ordine inviate in stazione per cercare di smistare i pendolari nei vagoni. Il tutto a causa del protrarsi di alcuni lavori cominciati nelle ore notturne.
Sul servizio regionale la situazione si rivela parecchio critica sulle linee Torino-Savona e Torino-Milano che hanno indici di efficienza e di puntualità molto bassi, un po’ meglio la Torino-Cuneo, con però ampi margini di miglioramento, e la Novara-Biella, penalizzata ancora dall’infrastruttura. Tranne che per alcune corse ripristinate sulla Torino-Milano, persistono le riduzioni del servizio apportate nel periodo pandemico alle quali si aggiunge la perdurante sospensione di 8 linee regionali. Una notizia positiva è l’attivazione di collegamenti diretti tutto l’anno con cadenzamento biorario tra Asti e Milano Centrale ai quali si dovrà aggiungere il potenziamento delle linee complementari verso le aree interne.

I fattori naturali

Alle carenze strutturali e ai mancati investimenti, si sommano anche i fattori meteo. Dal 2010 al 2025 Legambiente, attraverso l’Osservatorio Città Clima, ha censito 229 eventi meteo estremi (26 di questi solo nel 2025) che hanno causato interruzioni del servizio ferroviario: allagamenti, frane, cedimenti dei rilevati e ondate di calore. Roma è la città più colpita, seguita da Milano e Napoli. Il Ministero stima che entro il 2050 i danni su infrastrutture e mobilità raggiungeranno 5 miliardi di euro l’anno, tra lo 0,33% e lo 0,55% del Pil italiano. Senza misure di adattamento, il conto continuerà a salire.

I disagi e i costi per i pendolari

E tutto questo, come detto, ricade sulle persone: «I dati mostrano che la carenza di trasporto pubblico sta diventando un drammatico fattore di esclusione sociale – spiega Roberto Scacchi, responsabile Nazionale Mobilità di Legambiente – Quando il servizio ferroviario e urbano non è adeguatamente finanziato, con frequenze basse e infrastrutture incomplete, muoversi diventa più costoso o addirittura impossibile per una parte crescente della popolazione. E’ in questo contesto che si afferma la mobility poverty: famiglie che spendono una quota sempre più alta del reddito per spostarsi, lavoratori e studenti che rinunciano a opportunità di lavoro, studio o cura perché il servizio non è affidabile o accessibile. Rafforzare il trasporto pubblico su ferro è dunque una scelta di equità e coesione sociale da accompagnare necessariamente a politiche per la mobilità attiva e condivisa». In Italia, infatti, la spesa media arriva al 10,8% del budget mensile delle famiglie, ben oltre la soglia europea (6%).
Uno studio condotto condotto in collaborazione con Ipsos, segnala come, per la difficoltà di spostamento, a Milano il 23% delle persone abbia rinunciato a un’uscita di piacere, l’11% a un’opportunità di studio, il 23% a un’opportunità di lavoro e l’11% a una visita medica; a Torino le percentuali sono rispettivamente del 24%, 10%, 26% e 13%.

Alcuni suggerimenti

Legambiente chiede più fondi, più corse (e accessibili a tutti) per migliorare il servizio, un sistema di incentivi per gli utenti dei treni e del trasporto pubblico locale e un ruolo di coordinamento per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.