Le due città degli adolescenti: l’identikit di Openpolis sui ragazzi che vivono in periferia e in centro tra Milano, Torino e Genova.
Torino, Genova e Milano: le due città degli adolescenti tra centro e periferie
Quali differenze, in termini di opportunità educative e socio-economiche, ci sono tra crescere nel centro di una grande città o nella sua periferia? Una domanda complessa alla quale ha cercato di rispondere Openpolis con un nuovo long form «Giovani e periferie», realizzato insieme all’impresa sociale «Con i bambini», nell’ambito dell’osservatorio sulla povertà educativa in Italia. Si tratta di uno sguardo d’insieme sulla condizione dei giovani nelle periferie italiane, con un focus sulle 14 grandi città del Paese. Gli esperti avvisano: si ha accesso a tantissime informazioni e allo stesso tempo a pochi dati. In un panorama informativo così articolato è molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L’allarmismo emergenziale, da un lato; la sottovalutazione del fenomeno, dall’altro. Quanti sono e come vivono, dunque, i giovani nelle grandi città del Nordovest? Intanto il primo dato evidente è quello numerico: gli adolescenti sono sotto la media nazionale. E’ contenuta la quota di famiglie in potenziale disagio così come quella dell’abbandono scolastico.
Genova
Nel comune di Genova la quota di giovani adolescenti è al di sotto della media nazionale (9,6%). Sono infatti l’8,5% gli abitanti che hanno tra 10 e 19 anni sul totale dei residenti nel comune. L’area con più adolescenti è il municipio di Val Polcevera, dove sono l’8,9% mentre quella con meno ragazzi e ragazze di 10-19 anni è la Bassa Val Bisagno dove sono il 7,8%. La quota di nuclei con figli dove la persona di riferimento ha fino a 64 anni e non ci sono componenti occupati o pensionati raggiunge l’1,3%. Si tratta di uno dei dati più bassi nel confronto fra i comuni capoluogo delle 14 città metropolitane. Una quota analoga a quella di Venezia e superiore solo a quella di Bologna (1,2%). L’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico è dell’1,3%. L’area dove si registra una maggiore difficoltà per le famiglie con figli in base ai dati è Ca Nuova. In questa zona la quota di nuclei con figli dove la persona di riferimento ha fino a 64 anni e non è occupata o pensionata raggiunge il 3,5%. Al contrario, nella zona urbanistica di Chiappeto le famiglie in questa condizione sono lo 0,7%. La condizione sociale delle famiglie è un elemento ancora determinante nelle possibilità educative a disposizione dei più giovani: gli abbandoni precoci della scuola riguardano il 13,8% dei giovani tra 18 e 24 anni. Tale quota raggiunge il 25,2% nella zona urbanistica di Campasso; mentre risulta molto più contenuta a Quarto (3,7%). Tra i figli delle persone senza diploma, l’abbandono scolastico precoce è più frequente a Campi (36,8%) e più limitato in zona Lido (4,5%). Risulta contenuta la quota di Neet ma con significative differenze interne: a Ca Nuova sono il 28%, a Pegli il 12,2%.
Milano
Anche a Milano la quota di giovani adolescenti è al di sotto della media nazionale e si attesta all’8,8%. L’area con più adolescenti è quella del centro dove sono il 10% del totale dei residenti, seguito dal municipio comprendente Forze Armate – San Siro – Baggio (9,4%) mentre quella con meno con meno ragazzi e ragazze di 10-19 anni è il municipio comprendente Porta Venezia-Lambrate-Città Studi dove sono l’8,2%. Nel comune in media l’1,4% si trova in potenziale disagio economico. L’area con più nuclei con figli dove la persona di riferimento ha fino a 64 anni e nessuno è occupato o in pensione è Tre Torri (3%), che però è anche la terza del comune per valori immobiliari medi. Altre aree in cui la quota è elevata sono, nell’ordine, Triulzo Superiore (2,6%), Parco Monluè – Ponte Lambro (2,3%), Quarto Oggiaro (2,2%). Gli abbandoni precoci della scuola riguardano il 12,4%: la quota raggiunge il 28,2% a Triulzo Superiore; mentre risulta molto più contenuta a Tre Torri (3,8%). I neet sono il 20,4%, anche in questo caso con forti differenze: a Parco Monluè-Ponte Lambro sono il 32,1% mentre a Ripamonti il 14,6%. Nel contrasto di questi fenomeni la scuola, e in generale la comunità educante, possono avere un ruolo cruciale: nelle primarie statali, per esempio, la quota di studenti iscritti in scuole che consentono il rientro pomeridiano è pari al 96,7% nel comune. Si tratta del dato più alto nel confronto.
Torino
Gli adolescenti a Torino sono l’8,5%, quindi sempre sotto la media nazionale. Sono di più a Barriera di Milano-Regio Parco-Barca-Bertolla-Falchera-Rebaudengo-Villaretto, (9,5% del totale) e meno a San Paolo-Cenisia-Pozzo Strada-CitTurin-Borgata Lesna dove sono l’8%. L’area dove si registra una maggiore difficoltà potenziale per le famiglie con figli è Villaretto. In questa zona la quota di nuclei con figli dove la persona di riferimento ha fino a 64 anni e nessun componente è occupato o pensionato raggiunge il 3,9%. Una quota più alta di oltre 2 punti rispetto alla media comunale (1,7%). Al contrario nella Strada di Soperga le famiglie in questa condizione sono lo 0,4%.
Gli abbandoni precoci della scuola riguardano il 12,3% dei giovani tra 18 e 24 anni. Tale quota raggiunge il 26,5% nella zona di Borgata Monterosa; mentre nelle zone statistiche di Reaglie – Forni e Goffi, Comandi Militari – Stazione Porta Susa e Strada di Pecetto-Eremo non raggiunge il 3%. Tra i figli delle persone senza diploma, l’abbandono scolastico precoce è più frequente a Villaretto (37,2%) mentre in 7 diverse zone statistiche (Pilonetto, Soperga, Mongreno, Reaglie-Forni e Goffi, Santa Margherita, Strada di Pecetto-Eremo, Tetti Gramaglia-Strada dei Ronchi) il fenomeno non risulta presente. I neet sono il 19,9% sempre con importanti differenze interne: Villaretto 36,5%, Stadio comunale 12,2% e Crocetta 13,5%. Nelle primarie statali, la quota di studenti iscritti in scuole che consentono il rientro pomeridiano è pari all’87,5% nel comune: il terzo dato più alto nel confronto tra i 14 comuni capoluogo di città metropolitana dopo Milano e Firenze.