Ambiente

Alpi e ghiacciai fragili nel nostro Paese: Legambiente da Torino lancia l’allarme

«Le Alpi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sono una delle sentinelle più importanti della crisi climatica in atto in alta quota, e su cui non si può e non si deve abbassare la guardia. Le nostre proposte sono contenute nel Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse; coinvolgono anche le comunità locali e promuovono un nuovo approccio turistico sostenibile e attento nell’andare in montagna».

Alpi e ghiacciai fragili nel nostro Paese: Legambiente da Torino lancia l’allarme

Parte da Torino l’allarme di Legambiente per Alpi e ghiacciai fragili e instabili: nel capoluogo piemontese infatti è stato presentato l’ultimo report della Carovana dei ghiacciai.

Alpi e ghiacciai fragili e instabili: l’allarme di Legambiente lanciato a Torino

Alpi e ghiacciai sempre più fragili, vulnerabili e soprattutto instabili: un campanello d’allarme che non può essere ignorato e che arriva dal 6º report Carovana dei ghiacciai di Legambiente dal titolo «Ghiacciai alpini ed eventi estremi in un clima che cambia», presentato a Torino, e realizzato in collaborazione con Cirpia Italia (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), con la Fondazione Glaciologica Italiana in qualità di partner scientifico, e con partner FRoSTA e Sammontana e partner tecnico Ephoto. Nel 2025 sono stati 40 gli eventi franosi documentati ad alta quota nell’arco alpino; concentrati soprattutto nella stagione estiva, con un crescendo dal mese di giugno (10) ad agosto (18). In particolare, da inizio anno i crolli di roccia, stando all’analisi della ricercatrice Marta Chiarle del Cnr-Irpi, hanno quasi eguagliato per numerosità le colate detritiche (rispettivamente 18 e 20 eventi documentati). Il Veneto con 17 eventi franosi e la Valle D’Aosta, con 12, sono le regioni più colpite.

Il confronto con il lungo periodo sui dati dell’anno appena concluso

Ai dati del 2025 si affiancano quelli sul lungo periodo: dal 2018 al 2025, sono ben 671 gli eventi franosi principali registrati nelle sette regioni dell’arco alpino (Liguria, Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia). Un territorio, quello delle regioni dell’arco alpino, dove sino a oggi sono state censite e mappate – stando ai dati di Ispra – oltre 239mila frane che interessano più di 276mila persone. Preoccupa anche l’aumento degli eventi meteo estremi: sono ben 154 quelli registrati da gennaio a fine novembre 2025 nelle regioni dell’arco alpino contro i 146 del 2024. Allagamenti da piogge intense, 52 casi, seguiti da danni da vento (27), esondazioni fluviali (25) e frane da piogge intense (21) gli eventi meteo più frequenti. La Lombardia si conferma la regione più colpita con 50 eventi meteo estremi che hanno causato danni, seguita da Veneto (32), Piemonte (28) e Liguria (27).
E con l’avanzare della crisi climatica la situazione potrebbe aggravarsi: un recente studio condotto dagli scienziati delle università di Losanna e di Padova, basato sull’analisi dei dati di quasi 300 stazioni meteorologiche montane, indica che un aumento di 2°C della temperatura regionale potrebbe raddoppiare la frequenza di questi eventi estremi.

In 60 anni persa un’area glaciale di oltre 170 km quadrati

Altro alert riguarda anche l’aumento delle temperature, che accelera da un lato la fusione dei ghiacciai e dall’altra comporta meno nevicate. In 60 anni sulle Alpi Italiane si è persa un’area glaciale di oltre 170 km2. Guardando al Piemonte, la sesta spedizione della Carovana ha fotografato il declino costante dei ghiacciai della Bessanese e della Ciamarella: dal 2010 al 2023 il primo è arretrato di quasi 4mila chilometri cubi di volume, mentre il secondo si è ridotto di oltre 8mila.  Di fronte a queste evidenze, Legambiente chiede un monitoraggio ambientale dell’alta quota, mirato ma continuativo, modulato caso per caso, sia per la sicurezza delle persone sia per la gestione dei territori montani. L’aggiornamento costante delle carte di pericolosità geomorfologica per supportare correttamente la pianificazione territoriale. L’avvio di campagne di comunicazione per informare la popolazione sulle misure di riduzione del rischio. E sopratutto chiede di lavorare sui piani di mitigazione e di adattamento.

«Le Alpi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sono una delle sentinelle più importanti della crisi climatica in atto in alta quota, e su cui non si può e non si deve abbassare la guardia. Le nostre proposte sono contenute nel Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse; coinvolgono anche le comunità locali e promuovono un nuovo approccio turistico sostenibile e attento nell’andare in montagna».

Un Manifesto promosso da Legambiente insieme ad altre realtà, tra cui anche il Cai, e sottoscritto da oltre 80 soggetti tra associazioni, enti di ricerca e istituzioni nazionali e internazionali.

«L’analisi dei rischi – commenta Vanda Bonardo, presidente Cipra Italia – consente di individuare in anticipo le aree vulnerabili dimostrando come il monitoraggio resti uno strumento essenziale per la sicurezza delle persone e la gestione territoriale. Per questo il modello svizzero a nostro avviso merita di essere replicato e di essere preso come esempio insieme a quello sviluppato in Piemonte con il laboratorio a cielo aperto nei ghiacciai della Bessanese e della Ciaramella».

«Comprendere la meccanica e i fattori scatenanti di questi fenomeni, spesso complessi e rapidi, è cruciale per la valutazione dei rischi e per la sicurezza delle infrastrutture e delle comunità che risiedono a valle – aggiunge Valter Maggi, presidente Fondazione Glaciologica Italiana – E’ pertanto fondamentale che le Istituzioni assicurino un supporto strutturale e costante alle reti di ricerca sui ghiacciai a lungo termine, come già succede in alcuni casi, permettendo alla comunità glaciologica italiana di mantenere attivo questo patrimonio di conoscenza indispensabile per la tutela dell’ambiente alpino e la sicurezza delle sue popolazioni».