Gli atenei lombardi si confermano quelli in cui la tassazione è più elevata, con una media regionale di 3.775,28 euro.
Per l’Osservatorio di Federconsumatori gli atenei lombardi sono quelli con le tasse più elevate
Gli atenei lombardi sono i più cari in termini di tassazione. Lo certifica l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, in collaborazione con Fondazione Isscon, che ha monitorato i costi che le famiglie italiane sostengono per consentire ai ragazzi di frequentare l’università, calcolando le tasse applicate dai principali atenei del Paese, facendo una media tra le fasce Isee. Nel 2025 i costi medi nazionali sono aumentati del 5,9% rispetto all’anno precedente e le università del Nord risultano ancora una volta più onerose rispetto alle altre: le cifre superano del 27% l’importo massimo medio rilevato negli atenei del Sud Italia e del 21% quello del Centro.
L’Università di Milano al primo posto, considerando gli importi massimi
Prendendo in considerazione gli importi massimi, l’Università di Milano si conferma, come lo scorso anno, al primo posto, subito seguita dall’Università di Pavia. La prima prevede, infatti, come importo massimo da corrispondere 3.360 euro per le facoltà umanistiche e 4.257,12 euro per i corsi di laurea dell’area scientifica, con un importo massimo medio di 3.808,56 euro mentre la seconda richiede ai suoi studenti di corrispondere un massimo di 3.343 euro per le facoltà umanistiche e 4.141 euro per quelle scientifiche, con un importo massimo medio di 3.742 euro. Seguono il Politecnico di Torino (3.761 euro sia per le facoltà umanistiche sia per quelle scientifiche), l’Università del Salento (3.206) e l’Università di Padova (2.955 euro per le facoltà umanistiche e 3.15 euro per le facoltà scientifiche, con una media di 3.055 euro).
Anche per questo si sceglie di studiare all’estero
E’ anche per questo motivo che molti giovani scelgono di studiare all’estero: in Europa, diversi Paesi offrono la possibilità di studiare gratuitamente presso le università pubbliche. La Germania e le nazioni scandinave sono tra i casi più emblematici: adottano politiche di assenza di tasse universitarie, consentendo agli studenti, anche internazionali, di iscriversi ai corsi senza sostenere costi significativi. In Germania, la quasi totalità degli atenei pubblici richiede soltanto un contributo amministrativo che è compreso tra 150 e 250 euro. Anche l’Austria permette agli studenti dell’UE di frequentare l’università senza tasse, mentre in Norvegia l’istruzione superiore è gratuita per tutti. Dal 2017 la Finlandia applica una tassa universitaria agli studenti non UE iscritti ai corsi di laurea triennale e magistrale, lasciando però gratuiti i percorsi di dottorato. In Islanda, invece, le università pubbliche non impongono tasse, limitandosi a una quota annuale di iscrizione. Un’opportunità particolarmente rilevante è rappresentata dall’Erasmus Mundus Joint Master’s Degree, che permette di frequentare più università di diversi Paesi europei. Il programma, della durata di 12–24 mesi, copre la maggior parte delle spese – incluse tasse e soggiorno – e si conclude con il rilascio di un titolo congiunto o multiplo. A queste possibilità si affiancano numerose borse di studio messe a disposizione dai governi europei.
Cresce anche il numero di studenti che sceglie l’università telematica: un modo per risparmiare sui costi di trasporto e affitto ma con una retta di iscrizione che non varia a seconda dell’Isee. I dati rivelano che i costi delle lauree online, sia triennali che magistrali, in assenza di convenzioni, agevolazioni e sconti, oscillano tra i 2.106 e i 4.656 euro all’anno, a seconda del corso di studi scelto. A questo si aggiungono spese accessorie come le tasse di segreteria e la tassa regionale per il diritto allo studio.