Un nuovo indice ha lo scopo di determinare i territori dove si vive meglio in base a 4 parametri specifici: la classifica del Welfare Italia Index è dominata dalla Valle d’Aosta.
La Valle d’Aosta in cima alla classifica del Welfare Italia Index di Teha Group Ambrosetti
Politiche sociali, sanità, previdenza, educazione e formazione sono i 4 pilastri del Welfare Italia Index, parametro che l’osservatorio del Teha Group Ambrosetti ha iniziato a considerare dal 2020 a livello regionale per avere un punto di vista aggiornato sull’andamento delle politiche di welfare nel nostro Paese. Le regioni del Nordovest in questo ranking si posizionano in una fascia mediana, con punte di eccellenza come la Valle d’Aosta. Con un punteggio (in centesimi) pari a 76,5, la regione autonoma del Nordovest è quarta in classifica, a un passo dal podio occupato dalle Province Autonome di Trento (al 1° posto con 83,8), Bolzano (al secondo posto con 80,4) e dal Friuli Venezia Giulia (al terzo posto con 78,3 punti). Per trovare le altre regioni del Nordovest bisogna scorrere ancora di qualche casella l’elenco, fino ad arrivare a trovare la Lombardia in 9ª posizione con 72,9 punti, seguita a ruota dal Piemonte, in 10ª posizione, con 72,8 punti. La Liguria occupa invece la 12ª casella dell’elenco, con 70,9 punti. Rispetto al posizionamento del 2024 si ha un punto percentuale in più per la Valle d’Aosta e per il Piemonte, 1 punto percentuale in meno per la Lombardia. Mentre la Liguria registra una parità.
Il dettaglio degli indicatori di spesa
La ricerca del gruppo Teha Ambrosetti analizza anche i parametri singolarmente, ed è interessante considerare quelli sugli indicatori della spesa che le regioni sostengono per creare politiche di welfare, comprendendo i 4 ambiti indicati inizialmente. Con questo dettaglio la Valle d’Aosta diventa la prima in classifica, con un aumento della spesa nel 2025 rispetto all’anno precedente di 5,6 punti percentuali. Si trova poi il Piemonte in 8ª posizione, con un aumento di 3,5 punti percentuali, mentre Lombardia e Liguria sono ancora più in basso, in 11ª e 15ª posizione, con aumenti pari a 2,9 punti percentuali e 2,5 punti percentuali. La media nazionale è di un aumento di 3 punti percentuali.
Il ribaltamento degli indicatori strutturali
Con questi parametri (che aggregano valori quali il tasso di disoccupazione, tasso di giovani Neet, tasso di part-time involontario, povertà relativa e dispersione scolastica, per dirne solo alcuni) la situazione cambia drasticamente: tra i nostri territori registra un aumento solamente quello piemontese, ma è molto scarno: si ferma infatti a un +0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il resto del Nordovest è sotto il livello dell’acqua, con valori negativi: Liguria a – 1, Lombardia a -1,8 e Valle d’Aosta a -3. La media nazionale si stabilizza a 0,9.
Una proposta per migliorare la situazione
Il “think tank” welfare Italia della The European House Ambrosetti nel suo rapporto di fine anno suggerisce anche alcune possibili soluzioni per migliorare le criticità annose del settore. “Attraction e retection” è il titolo del settore del rapporto nel capitolo riservato al capitale umano: «Per rafforzare la competitività del sistema educativo e produttivo italiano, è fondamentale sviluppare politiche efficaci di attrazione e retention di competenze qualificate, sia italiane che straniere. Come illustrato precedentemente, l’Italia presenta un divario significativo rispetto ad altri Paesi OCSE in termini di partecipazione a percorsi post- secondari brevi, come gli ITS, e di presenza di ricercatori internazionali nelle università italiane. Per colmare questo gap, è necessario implementare misure che incentivino la permanenza e l’ingresso di professionisti altamente qualificati nel Paese. Un primo passo consiste nel rafforzare gli incentivi fiscali per i giovani e i lavoratori qualificati, sia italiani che provenienti dall’estero. Il regime fiscale agevolato per i docenti e i ricercatori che trasferiscono la residenza fiscale in Italia (che ora prevede – per un periodo fino a 5 anni – una tassazione ridotta del 50% o del 60% in presenza di figli minori), ha mostrato risultati positivi, con un aumento del numero di professionisti che rientrano nel Paese. Tuttavia, è necessario estendere e rendere più accessibili tali incentivi anche ad altre categorie professionali, per attrarre un numero maggiore di risorse qualificate».