Economia

L’export della Lombardia traina l’Italia e cresce dell’1,8%

«Il ritorno al segno più delle nostre esportazioni è la prova della straordinaria capacità di reazione del tessuto imprenditoriale piemontese , che continua a eccellere grazie a filiere solide come l’agroalimentare e la metallurgia. Tuttavia, non possiamo ignorare le criticità strutturali dell’automotive: serve una politica industriale urgente e coraggiosa per governare una transizione che sta colpendo i produttori di veicoli, ma che vede la nostra componentistica resistere con tenacia. Dobbiamo difendere la nostra competitività in Europa e recuperare terreno sui mercati globali più complessi, garantendo alle imprese la stabilità necessaria per investire nel futuro» ha commentato Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte.

L’export della Lombardia traina l’Italia e cresce dell’1,8%

L’export in Lombardia cresce trainando il Paese: l’indagine di Unioncamere sui dati Istat.

L’indagine di Unioncamere sull’export in Lombardia che cresce e traina il Paese

Cresce e traina l’Italia l’export in Lombardia: più 1,8% e supera i 123 miliardi (l’import registra un +5,3%, pari a 135 miliardi). Milano è prima in Italia nei primi nove mesi dell’anno con 41 miliardi di export e 65 miliardi di import. Tra le città lombarde più attive nel business internazionale Bergamo e Brescia, entrambe con oltre 15 miliardi in nove mesi e in crescita del 2% in un anno. Per aumenti percentuali invece, al primo posto Varese che ha registrato il 17,6% in più di beni fatturati rispetto ai primi 9 mesi del 2024, con le sue aziende che sono arrivate a fatturare poco più di 10 miliardi di euro.

La situazione piemontese

Cresce l’export piemontese resiste nonostante la flessione dell’auto e il rallentamento dei mercati extra-UE, nonostante i dazi e le difficoltà. Nel periodo gennaio-settembre il valore sale a 46 miliardi di euro dai 45,2 miliardi dei primi nove mesi del 2024, segnando un aumento tendenziale dell’1,7%. La crescita tendenziale dell’export nazionale in valore (+3,6%) è stata il risultato di dinamiche territoriali differenziate: sono aumentate le vendite all’estero per il Centro (+14,3%) e, in misura più contenuta, per il Sud (+3,2%) e per il Nordovest e il Nordest (per entrambi +1,9%); mentre si è rilevata un’ampia contrazione per le Isole (-7,3%). L’analisi regionale conferma la gerarchia consolidata, con la Lombardia in testa (25,7% del totale nazionale con un più 1,8% rispetto all’anno precedente), seguita da Emilia-Romagna (13,1%), Veneto (12,4%), Toscana (11,5%) e Piemonte (9,6%).
Per quanto riguarda il Piemonte, nonostante la diminuzione del 5,9%, i mezzi di trasporto si confermano il primo comparto delle esportazioni in termini di contributo fornito al totale regionale (con una quota del 20,5%). L’export di autoveicoli ha accusato la contrazione più elevata (-17,2%) mentre la componentistica autoveicolare ha registrato una crescita del 3,8%. Un trend negativo ha caratterizzato la nautica (-10,6%) e il ferro-tranviario (-3,2%), mentre sono cresciute le vendite oltre confine del settore aerospaziale (+3,7%). Anche il settore della meccanica, pur mantenendo una quota rilevante (17,2%), sconta una flessione pari al 4,6%. Un’ulteriore battuta d’arresto si osserva nel settore degli articoli in gomma e materie plastiche, che flette del 2,2%. Settori come il tessile (+1,4%) e la chimica (+0,7%) hanno mostrato una crescita più moderata. La spinta decisiva è generata da filiere quali quella dei metalli (+14,6%) e dal settore dei prodotti alimentari, bevande e tabacco (+ 7,7%, 15,2% sul totale); +7,7% anche per i prodotti delle altre attività manifatturiere.
Il bacino dell’Ue 27 ha attratto il 60,7% dell’export regionale, mentre il 39,3% si è diretto verso mercati extra-Ue 27. Francia e Germania si confermano i principali partner commerciali del Piemonte, assorbendo il 14,9% e il 13,5% delle esportazioni locali, seguiti da Stati Uniti (ma con un -9,4%), e Spagna, con quote del 7,5% e 6,5%. Torino si conferma prima per contributo fornito alle esportazioni piemontesi, con una quota del 42,8%; segue la provincia di Cuneo, che ha generato il 17,5% dell’export ma in calo dell’1,4%. Il risultato migliore in termini di dinamica è, però, quello messo a segno dalle vendite oltre confine della provincia di Alessandria, cresciute del 8,7% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno. Novara e Vercelli hanno determinato rispettivamente l’11,2% e il 5,8% delle vendite; Asti e Biella hanno scontato flessioni dell’export del 1,7% e 2,4%, mentre il Verbano C.O. ha evidenziato una flessione tendenziale del 3,1%.

«Il ritorno al segno più delle nostre esportazioni è la prova della straordinaria capacità di reazione del tessuto imprenditoriale piemontese , che continua a eccellere grazie a filiere solide come l’agroalimentare e la metallurgia. Tuttavia, non possiamo ignorare le criticità strutturali dell’automotive: serve una politica industriale urgente e coraggiosa per governare una transizione che sta colpendo i produttori di veicoli, ma che vede la nostra componentistica resistere con tenacia. Dobbiamo difendere la nostra competitività in Europa e recuperare terreno sui mercati globali più complessi, garantendo alle imprese la stabilità necessaria per investire nel futuro» ha commentato Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte.