In Italia crollano i consumi dei beni durevoli ma la Lombardia rimane il motore economico del Paese, seppure con i freni tirati.
Consumo dei beni durevoli in calo, ma la Lombardia continua a essere il motore economico dell’Italia
Crollano i consumi dei beni durevoli nel nostro Paese, seppur con qualche differenza regionale che è utile sottolineare. Nella 32ª edizione dell’osservatorio annuale Findomestic viene scattata una fotografia alla fine del 2025 dei consumi in Italia, con un risultato generale che vede meno acquisti con più spesa. Le regioni del Nordovest hanno performance molto diverse tra loro, che mostrano come i mercati territoriali siano ancora molto differenziati: il Piemonte paga la crisi della vendita delle auto nuove (-9%), con il comparto Automotive che tradizionalmente è legato a questa regione, che nel 2025 arriva a segnare un -3,5% del volume di consumi. Stupisce la Liguria, che assieme alla Sicilia perde solamente l’1,3%. Mentre la Lombardia rimane il motore economico del Paese, pur con i freni tirati, con un volume totale di 15,4 miliardi di euro in valori assoluti, più del doppio del Lazio.
Il mercato della mobilità è al palo
Come anticipato, è il mercato della mobilità a soffrire la situazione peggiore in Italia. Soprattutto per quanto riguarda le vendite del nuovo: le famiglie italiane nel 2025 per le auto nuove è stata di 16,5 miliardi di euro, e le proporzioni in campo sono presto fatte osservando che la spesa per le auto usate, sempre per il 2025, è stata di 24,4 miliardi di euro. Le immatricolazioni del nuovo quest’anno calano del 9,9% a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi. Quello delle auto usate è dal 2017 il primo mercato per valori assoluti, nonostante l’effetto inflazione:
«Si spende il 25% in più rispetto al 2019 – così si legge nel rapporto di Findomestic – per acquistare appena il 3% di vetture in più. Nel 2025, dopo due anni di crescita, il settore rallenta e il suo giro d’affari chiuderà con un -0,2%, sostanzialmente in stallo, con l’incremento dei passaggi di proprietà (+2,1%) annullato dal calo dei prezzi (-2,1%)». Cambia anche il volto, di questo mercato: per le auto nuove un tempo la fascia delle city car era tra le più gettonate tanto da essere definite nell’osservatorio «spina dorsale del mercato», scende dal 17% del 2019 al 12%. Ora l’interesse degli acquirenti si sposta verso auto più tecnologiche e costose. «La domanda dei privati – così gli esperti – resta lontana dai livelli pre-pandemia: -25% le immatricolazioni rispetto al 2019, -10% la spesa. Non bastano incentivi a singhiozzo per stimolare le famiglie, alle prese con un potere d’acquisto ridotto rispetto a qualche anno fa e con un contesto di persistente incertezza».
Frena il mercato delle 2 ruote
Discorso a parte merita il mercato delle moto: dopo 4 anni di crescita ininterrotta, nel 2025 si registra una brusca frenata anche per le 2 ruote. Il calo è di 7,7% per il volume dei consumi, mentre si ferma a – 7% per il valore.
«Ma il confronto con il 2019 – specificano da Findomestic – resta impressionante: +36% a volume, +55% a valore, per un mercato che vale 2,75 miliardi e che ha beneficiato in questi anni di una domanda, che in un contesto di inflazione e calo del potere d’acquisto, ha visto nei mezzi a due ruote un’alternativa low cost alla seconda o terza auto in famiglia. La flessione del 2025 sottende dinamiche differenziate tra ciclomotori, in forte calo (oltre -30% a volume), e targato, in miglior tenuta (-6% circa a volume) e su livelli storicamente elevati. Gli scooter targati salgono dell’8,8%, confermandosi protagonisti della mobilità urbana».
Il mercato della casa
Forte stagnazione si registra nell’anno che volge al termine anche per il mercato legato alla casa. Mobili, elettrodomestici, apparecchi elettronici di vario genere hanno conosciuto una sostanziale stabilità: «Crescono prodotti informatici, piccoli elettrodomestici e device smart, l’online consolida il ruolo chiave, mentre famiglie e consumatori privilegiano comfort, qualità, benessere e soluzioni premium, tra innovazione e attenzione al prezzo».
Il commento di Claudio Bardazzi, responsabile Osservatorio Findomestic
«Quest’anno – così il responsabile dell’osservatorio Findomestic commenta i dati raccolti – i beni durevoli soffrono più degli altri comparti. Mentre servizi, alimentari e altri beni crescono, secondo i dati Istat, il nostro perimetro torna negativo dopo due anni di espansione, quella del 2023, trainata più dall’inflazione che dai volumi reali. Chiuderemo il 2025 con un -2,4% a valore, che si traduce in una reale riduzione della spesa delle famiglie. Siamo ancora su livelli di spesa superiori dell’11,4% al 2019 – conclude Bardazzi – ma questo non significa che si compri di più. Il vero motore è stato l’aumento dei prezzi, vicino al +20%. Al netto dell’inflazione, cioè guardando ai volumi, i consumi di durevoli sono in realtà il 6,8% sotto i livelli pre-pandemia».