Il personaggio

Intervista a Ilaria Bergaglio, campionessa italiana di corsa sui 50 e sui 100 km

«Da giovane non ho mai praticato sport: abitavo in un paese isolato, i miei genitori non potevano accompagnarmi in palestra o in piscina e solo negli anni dell’università ho iniziato a frequentarle. Entrando nel mondo del lavoro, i miei colleghi mi hanno invitata a correre con loro e a partecipare a qualche gara “di paese”. A 28 anni ho scoperto di essere portata per la corsa! Non facevo fatica, mi piaceva l’ambiente, stavo bene. Non avevo sogni o aspettative. Non avevo idoli o modelli».

Intervista a Ilaria Bergaglio, campionessa italiana di corsa sui 50 e sui 100 km

Classe 1981, Ilaria Bergaglio ha scoperto di avere la corsa nel sangue a 28 anni, portacolori dell’Atletica Novese di Novi Ligure, detentrice del titolo italiano 2025 sui 50km e 2023 sui 100km. Abita a Gavi, è impiegata all’Agenzia delle entrate e aiuta i genitori nella loro azienda vinicola. Il 21 dicembre partecipa alla maratona di Pisa, con il suo speciale traguardo, al cospetto della Torre pendente in piazza dei Miracoli, nella selezione della Nazionale specialità 100km, in preparazione per gli appuntamenti internazionali 2026. La manifestazione, giunta alla 26ª edizione, quest’anno vuole commemorare Galileo Galilei al motto di «To the stars we run».

Come ha scoperto la sua passione per la corsa?

«Da giovane non ho mai praticato sport: abitavo in un paese isolato, i miei genitori non potevano accompagnarmi in palestra o in piscina e solo negli anni dell’università ho iniziato a frequentarle. Entrando nel mondo del lavoro, i miei colleghi mi hanno invitata a correre con loro e a partecipare a qualche gara “di paese”. A 28 anni ho scoperto di essere portata per la corsa! Non facevo fatica, mi piaceva l’ambiente, stavo bene. Non avevo sogni o aspettative. Non avevo idoli o modelli».

Ha poi iniziato a preparasi con un allenatore: cosa è cambiato?

«Mi ha preparata per la maratona e la mia prima, a Brescia, l’ho corsa con un tempo sotto le tre ore. Ho però avuto un problema a un piede, infiammazione ai tendini, e ho dovuto sottopormi a un intervento. Questo mi ha messa solo in pausa. E nella 50 km sul Gran Sasso dove accompagnavo un mio amico ho incontrato quello che sarebbe diventato il mio nuovo allenatore, Vittorio Polvani: ha capito che potevo emergere sulle lunghe distanze, che potevo essere convocata in nazionale. Durante il periodo del Covid mi sono preparata per ottenere il tempo minimo e ci sono riuscita».

Nel 2022 la prima convocazione ai Campionati del mondo a Berlino e nel 2024 in India, con quali differenze?

«Per l’India ho sofferto di più. Il tempo minimo dei 100 km era sceso da 8,5 a 8 ore e io avevo un tempo di 8 ore e due minuti. Quando mi hanno comunque convocata è stata una gioia infinita e sono poi arrivata terza tra le italiane. E’ stato difficile ma ho raggiunto un buon risultato per la squadra. Nei ritiri ho conosciuto anche quella che sarebbe diventata la mia allenatrice: Monica Casiraghi. Mi servivano nuovi stimoli per continuare a correre e infatti in questo ultimo anno sono migliorata».

I prossimi impegni?

«In maglia azzurra non so ancora quali saranno. Sogno di migliorarmi e di continuare a mettermi in gioco perché so di avere dei margini di miglioramento. Preferisco correre in Italia perché sono più rilassata, non ho il peso della trasferta lunga, magari con un fuso orario. Spesso decido all’ultimo. Vorrei però provare la maratona di New York almeno una volta nella vita e per quella devo iscrivermi almeno un anno prima».

Il suo risultato più bello?

«I 100 km del Passatore se penso a quest’anno dove ho concentrato il 100% delle energie sulla corsa».

Quanto tempo dedica agli allenamenti?

«Una o due ore al giorno in settimana e nei fine settimana gli allenamenti veri e propri. Ho amici che dedicano molto più tempo di quanto faccia io allo sport, pur non praticando a livello agonistico. Certo, quando ho un obiettivo da raggiungere, corro anche con condizioni meteo avverse, non mi posso fermare. Per affrontare una 100 km, a un mese dalla gara provo un allenamento lungo da 50 km, poi di norma uso le maratone per allenarmi. Il mio fisico regge bene, recupero bene. Mi piace allenarmi in compagnia e senza musica, per restare vigile e attenta anche alle automobili…».

Cosa pensa mentre è in gara?

«A come sto, ai km. Nella fase finale “mi proietto” in un giro di 7 km, intitolato a me, che si trova dove abito, a Gavi. Sentirmi lì e capire quanti “giri” mancano su quel percorso mi fa sentire più leggera. Ho imparato a gestire l’uso dei gel in gara ogni 10 km e a nutrirmi in modo corretto il giorno prima. Di solito seguo un’alimentazione corretta ma senza rigidità, non mi privo di alcunché».

Quale consiglio darebbe a chi vuole correre e gareggiare?

«Non avere fretta, non pensare di dover ottenere risultati immediati. Fare ciò che ci si sente e non esagerare con gli allenamenti anche per non incorrere in possibili infortuni. Si può correre sempre, anche solo per stare bene e stare in forma. Io non seguo le mode ma pratico ciò che mi piace».

Cosa pensa la sua famiglia della sua attività e dei suoi risultati?

«I miei genitori sono lontani dal mondo della corsa e delle competizioni. Faticano a comprendere il sacrificio necessario per ottenere certi risultati nello sport. Se dico “vado ad allenarmi”, magari mi sento dire “ma non sei già andata ieri?”. Però sono contenti e fieri dei risultati!».

Rimpiange di non aver iniziato prima?

«Sì e no. Se avessi iniziato prima, magari avrei già smesso e comunque sulle distanze corte non sarei emersa. Magari mi sarei stancata. E poi io credo che siano importanti le persone che incontri: se ho incontrato chi mi ha avvicinata alla corsa in quel momento, significa che doveva andare così. Mi sono trovata bene con tutti i miei allenatori, mi hanno sempre lasciata libera e ho instaurato rapporti preziosi».

Come si vede nel futuro?

«Non come allenatrice. Per il momento continuo a correre».