Economia e regioni

La spesa sociale nel Nordovest è al massimo storico

Le aree di intervento che assorbono la maggior parte della spesa sociale sono tre: famiglia e minori, persone con disabilità e anziani.

La spesa sociale nel Nordovest è al massimo storico

La spesa sociale territoriale ha raggiunto il massimo livello storico: 8,9 miliardi di euro, pari allo 0,46% del Pil.

Nel Nordovest la spesa sociale è al suo massimo storico

Considerando anche la quota dei contributi degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, l’ammontare sale a 10,9 miliardi, equivalenti allo 0,57% del Pil. La crescita della spesa sociale tra il 2023 e il 2022 è eterogenea per ripartizione: aumenta di più nel Sud (+95%) e nelle Isole (+93%), mentre è in linea con la media nazionale al Centro (+71%) e risulta più contenuta nel Nordest (+62%) e nel Nordovest (+63%). Nel dettaglio: la Lombardia (+93%) supera la media nazionale, mentre Liguria (+54%), Piemonte (+24%) e Valle d’Aosta (−11%) restano ben al di sotto. Sono questi alcuni di dati contenuti nel Rapporto annuale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, appena presentato e che si concentra sulla dimensione economico-finanziaria dei servizi sociali territoriali e in particolare sulla spesa sostenuta dai Comuni nel 2022.

La spesa pro-capite media è di 150 euro

La spesa sociale pro-capite ha raggiunto in media 150 euro per abitante ma l’analisi condotta a livello di Ambiti Territoriali Sociali mette in evidenza forti disomogeneità, non solo tra le diverse ripartizioni geografiche, ma anche all’interno delle stesse Regioni e dei singoli contesti locali. La distanza tra l’Ats con la spesa pro-capite più elevata e quella con la più bassa supera di oltre tre volte il valore medio nazionale (462 euro). Emergono forti squilibri tra i Comuni capoluogo e quelli di cintura, che evidenziano un potenziale divario centro-periferie, peraltro analogo a quello fra i Comuni di grandi dimensioni e di piccole dimensioni. Il 52% dei micro-Comuni si colloca al di sotto dei fabbisogni standard.

Nel 2022 gli Ats sono stati 612

Gli Ats sono 612 nel 2022: in media ognuno include 13 Comuni. Quello più esteso è l’Ambito Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte, con ben 81 Comuni. In alcuni casi, un Ats può coincidere con il territorio di una provincia, come quello di Varese in Lombardia. L’approccio per Ats inquadra dunque l’unità decisionale cruciale per la governance e la gestione dei servizi sociali. Il profilo di “intensificazione” è stato adottato da 106 (circa il 18%) Ats: territori già caratterizzati da valori medio-alti, hanno scelto di intensificare ulteriormente l’investimento, con incrementi compresi soprattutto tra il +20% e il +60%, ma in diversi casi anche superiori; Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Sardegna emergono come poli trainanti, affiancati da realtà significative in Lazio, Umbria e Piemonte. La spesa sociale è gestita soprattutto da singoli Comuni, che in media coprono il 67,2% della spesa. Questa quota cresce nel Nordovest (69,6%), è più elevata nel Centro (75,8%) e raggiunge il massimo nelle Isole (86,8%). Al contrario, nel Sud (61,9%) e soprattutto nel Nordest (52,5%) essa diminuisce e pesa maggiormente il ricorso a forme associative o aggregazioni che gestiscono la spesa per più Comuni.

Le aree di intervento

Le aree di intervento che assorbono la maggior parte della spesa sociale sono tre: famiglia e minori, persone con disabilità e anziani. Per la prima si spendono 3.308 milioni di euro cioè il 37,3% della spesa dei Comuni; per la seconda 2.441 milioni (27,5%), per la terza 1.309 ovvero il 14,8%. Anche in questo caso, le differenze sono notevoli: per il primo ambito, per esempio, il Distretto di Milano spende 765 euro pro capite l’anno, quasi undici volte il Distretto di Campione d’Italia, fermo a 69 euro. Nella Città metropolitana di Torino, il capoluogo si colloca a 680 euro, mentre i consorzi di Gassino Torinese e Caluso si attestano a 158, con una differenza di 522 euro. Le strutture per minori presentano, nel 2022, un livello medio di spesa pari a 81 euro per ciascun residente di età compresa tra 0 e 17 anni: il valore più alto si registra nel Distretto di Novara, con una spesa che raggiunge 350 euro, oltre quattro volte la media nazionale, seguito dal Distretto di Bergamo con 305 euro. Nel 2022, la spesa per l’assistenza residenziale destinata alle persone con disabilità, invece, si è attestata su una media nazionale di circa 12.217 euro in media per utente, con una forte variabilità territoriale (senza però polarizzazioni tra Nord e Sud), tanto che in Liguria si ferma a 5.618 euro; e l’indicatore di presa in carico degli utenti, ossia il numero di utenti ogni 100 persone residenti, in Veneto registra il valore più elevato (7,9, contro una media di 3,1), seguito dal Piemonte (6,1). Un gruppo intermedio è rappresentato da regioni come Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Liguria, che presentano valori di presa in carico attorno al 3% ma con spese medie per utente relativamente basse.
Il sostegno socio-educativo scolastico è il servizio che a livello nazionale registra il numero più alto di utenti (118.559) e la spesa complessiva più elevata, assumendo quindi un ruolo centrale nell’organizzazione dei servizi per le persone con disabilità. I valori massimi si concentrano in Lombardia: il distretto Brescia Est raggiunge la cifra più elevata con 3.631 euro per persona con disabilità, seguito dal distretto Brescia Ovest con 3.392 euro, dal distretto di Crema (Cremona) con 2.718 euro, dall’Ambito distrettuale Valle Imagna – Villa d’Almé (Bergamo) con 2.651 e dal Distretto Isola Bergamasca (Bergamo) con 2.644.

Forti differenze nelle CM

All’interno delle CM emergono forti differenze. I valori più alti si registrano nel distretto di Bologna (2.262 euro), nel Distretto di Trezzo (Milano, 2.082 euro); quello di Nichelino (Torino) si ferma a 1.161, Genova Levante spende appena 357 euro.
Per gli Anziani, la media di spesa è di 93 euro ad anziano ma un Ats su due ne spende meno di 63. Per l’assistenza domiciliare, per esempio, i campi di variazione (differenza minimo-massimo) più alti si registrano in Sardegna (236 euro), Friuli-Venezia Giulia (201), Campania (118); i range più bassi si evidenziano invece in Abruzzo (43), Basilicata (53) e Piemonte (55 euro).
l servizio Centri di aggregazione, pur essendo il primo a livello nazionale per numero di utenti (158.585), registra valori di spesa estremamente contenuti. I valori massimi si osservano a Collio – Alto Isonzo (Gorizia) con 31 euro, nel Distretto di Latina – Monti Lepini (Latina) con 22, a San Donato Milanese (Milano) con 14, nei Comuni convenzionati di Arona (Novara) con 13 euro.
Nel 2022 la spesa sociale pro-capite media nazionale per il Servizio sociale professionale è stata di 9 euro, circa uno in più di quella del 2019, con divergenze all’interno delle singole regioni: in particolare, in Lombardia il valore massimo è di ben 23 volte il valore minimo: Distretto di Lecco 23 euro, Bassa Bresciana Occidentale Brescia 1 euro.
Una specifica componente dei trasferimenti in denaro sono quelli finalizzati al contrasto della povertà, quali buoni spesa o buoni pasto, contributi economici per alloggio, contributi economici a integrazione del reddito familiare. Il livello di spesa pro-capite si attesta a 9 euro: nel Nordovest la percentuale di famiglie in povertà assoluta è pari al 7,2% e la spesa è di 9,19 euro pro capite; nel Nordest con un 7,90% si spendono 14,60 euro.
I sindacati, attraverso Santo Biondo, hanno sottolineato criticità e necessità: «Molti Comuni faticano a programmare i Piani di Zona per mancanza di risorse, personale e stabilità amministrativa – ha spiegato Biondo – Il Fondo nazionale per le politiche sociali va rifinanziato in modo strutturale. Centrale è anche la condizione del lavoro sociale: assistenti sociali, educatori, OSS, psicologi e mediatori culturali troppo spesso lavorano in precarietà e con retribuzioni insufficienti. Chiediamo al Cnel di istituire un Osservatorio sul lavoro sociale accanto a quello sui servizi».