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Fascicolo sanitario elettronico nelle regioni del Nordovest: promosse

Il Nordovest è sostanzialmente promosso. A dirlo sono i dati resi pubblici sul portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 del ministero della Salute e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, aggiornati al 31 marzo, analizzati dalla Fondazione Gimbe.

Fascicolo sanitario elettronico nelle regioni del Nordovest: promosse
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Promosse con la sufficienza le regioni del Nordovest per l'uso del fascicolo sanitario elettronico nella rete della sanità pubblica.

Fascicolo sanitario elettronico nella sanità pubblica: promosse le regioni del Nordovest

Lo strumento chiave della trasformazione digitale, cioè il Fascicolo sanitario elettronico, procede a velocità diverse: a oggi, solo quattro tipologie di documenti sanitari risultano disponibili in tutte le Regioni e appena il 42% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati, con divari abissali e percentuali irrisorie nel Mezzogiorno. Il Nordovest è sostanzialmente promosso. A dirlo sono i dati resi pubblici sul portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 del ministero della Salute e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, aggiornati al 31 marzo, analizzati dalla Fondazione Gimbe.

In oltre l'80% delle regioni sono disponibili documenti fondamentali

Alcuni documenti fondamentali - come il profilo sanitario sintetico, le prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, il referto specialistico ambulatoriale - sono disponibili in oltre l’80% delle Regioni. Il certificato vaccinale e il documento di erogazione delle prestazioni specialistiche sono presenti in 15 Regioni e Province Autonome (71%), mentre il documento di erogazione dei farmaci e la scheda della singola vaccinazione compaiono nei FSE di 14 Regioni (67%). Il referto di anatomia patologica e il taccuino personale dell’assistito sono accessibili in 13 Regioni (62%). Soltanto 6 rendono disponibile la lettera di invito per screening, vaccinazioni e altri percorsi di prevenzione, mentre la cartella clinica è resa disponibile nel FSE solo dal Veneto.
Complessivamente, a livello nazionale il FSE mette a disposizione degli utenti il 68% dei documenti monitorati sul portale del FSE 2.0 e previsti dal decreto. Nessuna Regione alimenta il FSE con tutte le tipologie documentali previste: si va dal 94% del Piemonte e del Veneto al 40% di Abruzzo e Calabria.

La situazione specifica di Lombardia, Piemonte e Liguria

Nel dettaglio, il Piemonte offre tutti i documenti tranne la cartella clinica, la Lombardia raggiunge l’88% e oltre alla cartella non ha il Profilo sanitario sintetico, la Liguria è all’81% e non ha la cartella, la lettera d’invito e il referto di anatomia patologica.  Attualmente quindi, i FSE regionali offrono fino a 45 servizi digitali, che permettono ai cittadini di svolgere varie attività fondamentali: dal pagamento di ticket e prestazioni alla prenotazione di visite ed esami, dalla scelta del medico di medicina generale alla consultazione delle liste d’attesa e anche su questo fronte il divario tra Regioni è profondo. Solo la Toscana (56%) e il Lazio (51%) superano la soglia del 50% dei servizi attivati; la Lombardia si ferma al 44%, la Liguria al 38%, il Piemonte al 31%.

La questione del consenso dei cittadini residenti

Per quanto riguarda il consenso espresso dai cittadini, se la media italiana è, come si diceva, del 42%, la Lombardia ha raggiunto il 66% ma Piemonte e Liguria restano nettamente indietro con il 28 e 12%. Ne deriva, dunque, che l’utilizzo del FSE sia basso: nei 90 giorni precedenti la rilevazione, in Lombardia ne ha usufruito il 32% della popolazione, in Piemonte il 17%, in Liguria solo il 5%; la media italiana è del 21%.  Sono più “bravi” i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta: in Piemonte lo hanno utilizzato il 100% dei professionisti, in Liguria il 99%, in Lombardia il 96%; tutto il Nordovest quindi sopra la media nazionale del 95%. I medici specialisti delle Aziende sanitarie abilitati di Lombardia e Piemonte lo hanno utilizzato al 100% (media 72%), qualche problema in Liguria che diviene fanalino di coda con il 16%.

«La sanità digitale non può essere un’innovazione per pochi - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - servono investimenti e una governance centralizzata per garantire diritti a tutte le persone indipendentemente dal luogo in cui vivono. Se vogliamo davvero attuare una sanità digitale, i dati devono essere accessibili non solo ai cittadini, ma a tutti i professionisti coinvolti nei percorsi clinico-assistenziali, perché la tecnologia è necessaria, ma non sufficiente. Ecco perché serve un patto nazionale per la sanità digitale tra Governo, Regioni e cittadini, che assicuri completezza nei contenuti del FSE e uniformità di accesso in tutte le Regioni. Altrimenti, rischiamo che la straordinaria opportunità offerta dalla trasformazione digitale, di cui il FSE costituisce la “combinazione” di accesso, finisca per generare nuove diseguaglianze».