Inchiesta sulla crescita dei territori

Un secolo di Liguria tra forza terziaria e la sfida legata alla popolazione sempre più anziana

Gli aggiornamenti statistici e storici nel report Istat per quanto riguarda la Liguria.

Un secolo di Liguria tra  forza terziaria e la sfida legata alla popolazione sempre più anziana

Dai 829 mila residenti censiti all’Unità d’Italia nel 1861, la Liguria ha vissuto una stagione di costante espansione fin oltre la metà del Novecento. Sostenuta dal boom industriale, portuale e dai flussi migratori dal resto del Paese, la popolazione regionale ha raggiunto il suo picco storico nel 1971, superando 1,85 milioni di abitanti. Tuttavia, già a partire dal decennio successivo la rotta si è invertita. Il saldo naturale ligure, anticipando di ben venticinque anni la tendenza poi registrata a livello nazionale, è diventato negativo. La contrazione della natalità, unita alle difficoltà congiunturali dell’economia industriale, ha avviato una fase di progressiva riduzione demografica, portando la popolazione a stabilizzarsi attorno a 1,5 milioni nel 2024, un declino oggi parzialmente frenato solo dalle migrazioni dall’estero. In parallelo, l’allungamento della speranza di vita – arrivata a 83,7 anni – ha accentuato la struttura d’età della popolazione. L’indice di vecchiaia è emblematico: se nel 1881 si contavano circa 20 ultra 65enni ogni 100 giovani sotto i 15 anni, nel 2024 questo rapporto ha raggiunto quota 283, a fronte di una media italiana di 208.

La transizione economica: il trionfo dei servizi

Se sotto il profilo demografico la regione mostra i segni del tempo, sul piano occupazionale ed economico emergono forti elementi di vitalità e profonda trasformazione. La Liguria ha progressivamente abbandonato la sua vocazione originaria per diventare una tra le realtà più terziarizzate della penisola. Nel 1861 il settore agricolo assorbiva il 62% della forza lavoro; oggi l’agricoltura impegna una frazione marginale della popolazione, mentre i servizi occupano oltre il 77% degli addetti (contro il 72% medio nazionale) e l’industria ne registra circa il 20%. Un cambiamento spinto da un tessuto imprenditoriale capillare: nel 2023 si contavano ben 94 unità locali di imprese extra-agricole ogni 1.000 abitanti, valore superiore all’87 nazionale. Sul fronte dell’occupazione, il 2025 segna un record positivo: il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni tocca il 68,8%, superando di 6 punti la media del Paese. Il vero motore di questa crescita è la componente femminile: dal 1977 a oggi, l’incremento di occupati è quasi interamente da attribuirsi alle donne, fattore che ha drasticamente ridotto il divario di genere nel mondo del lavoro regionale. Ad accompagnare questo processo vi è un capitale umano sempre più qualificato: il 58% dei residenti possiede almeno un diploma di scuola secondaria superiore, superando il dato nazionale (54%).

Genova

In questo quadro, il capoluogo gioca un ruolo decisivo. Con oltre 564 mila abitanti, Genova concentra ben il 37% della popolazione regionale. La storia recente del capoluogo riassume le altervicende del territorio: dopo aver toccato gli 800 mila residenti nel 1971, la ristrutturazione dei grandi poli industriali (siderurgia, cantieristica e porto) ne ha ridotto la popolazione di circa un terzo. Oggi Genova si configura come un vero polo terziario avanzato: nel 2024 oltre l’82% degli occupati lavora nei servizi. Nel capoluogo si registra inoltre un tasso di scolarizzazione elevato, con il 21% della popolazione laureata (6 punti sopra il resto del territorio regionale), un livello occupazionale solido e una quota di popolazione anziana che, pur elevata, rimane inferiore rispetto alle aree interne. Pur di fronte alle criticità legate al calo demografico e alla gestione del territorio, i dati delineano una Liguria reattiva, forte di un’elevata partecipazione lavorativa femminile e di una struttura produttiva moderna e orientata ai servizi.