Rapporto 2026

La sfida per il futuro del welfare passa dal rafforzamento dei servizi territoriali

Secondo i dati Unipol e Teha Group la Liguria punta sulle risorse private.

La sfida per il futuro del welfare passa dal rafforzamento dei servizi territoriali

Il welfare italiano si trova davanti a una sfida decisiva: garantire protezione sociale e servizi adeguati a una popolazione che cambia, mantenendo al tempo stesso la sostenibilità economica del sistema. L’evoluzione delle dinamiche demografiche, le trasformazioni del mercato del lavoro e la pressione sui bilanci pubblici continuano a mettere alla prova la tenuta del modello di protezione sociale italiano. In questo scenario di transizione, il monitoraggio delle risposte territoriali diventa un osservatorio privilegiato per comprendere in quale direzione stia andando la qualità della vita dei cittadini. Un’analisi dettagliata del contesto del Nordovest emerge dai dati del Rapporto 2026 elaborato dal Think Tank «Welfare, Italia» promosso da Gruppo Unipol in partnership con TEHA Group e presentato a Roma il 20 ottobre. Attraverso il Welfare Italia Index (un indicatore sintetico che misura e confronta sia le risorse immesse nei sistemi regionali sia le condizioni strutturali ed erogative del territorio come servizi, inclusione, salute) è possibile tracciare un bilancio puntuale per Piemonte, Lombardia e Liguria.

In Italia, la spesa per il welfare ha raggiunto i 693 miliardi di euro nel 2025, pari al 60% della spesa pubblica complessiva e nel 2026 si prevede che raggiungerà i 715 miliardi. Quasi metà delle risorse (49,5%) viene assorbita dalla previdenza. Se proseguissero le dinamiche di crescita degli ultimi dieci anni, nel 2037 la spesa per lo Stato sociale potrebbe superare il trilione di euro. Nel confronto europeo, l’Italia registra un’incidenza della spesa previdenziale sul PIL del 16,3%, superiore alla media dell’Eurozona (12,5%), mentre le risorse destinate a sanità (6,6%), politiche sociali (4,8%) e istruzione (4%) risultano inferiori alle rispettive medie dell’Eurozona (7,5%, 7,3% e 4,6%).

Sebbene il Nord Italia continui complessivamente a presidiare le posizioni medio-alte della graduatoria nazionale, dominata quest’anno dalla Provincia Autonoma di Trento con 83,9 punti, l’analisi di dettaglio delle tre regioni rivela traiettorie differenti e sfumature rilevanti.

La Lombardia si posiziona all’8º posto della classifica generale con un punteggio di 74,4 punti, registrando una flessione di una posizione rispetto all’anno precedente. Il punto di forza della regione risiede nell’ossatura della sua offerta e nelle condizioni di contesto: nella dimensione degli indicatori strutturali, infatti, la Lombardia si colloca al 6º posto nazionale con 71,6 punti. Questo risultato riflette la presenza di una rete articolata di strutture ospedaliere, servizi specialistici e opportunità occupazionali. Tuttavia, sul fronte degli indicatori di spesa, la regione scivola al 19º posto con uno score di 76 punti, mostrando un calo di 1,1 punti rispetto all’edizione passata. Un elemento centrale del modello lombardo rimane l’elevato ricorso alla sanità integrativa e privata: nel 2024 la spesa sanitaria privata pro-capite si è attestata a 689 euro, un valore significativamente superiore alla media nazionale di 624 euro.

Il Piemonte si attesta invece in una posizione di sostanziale equilibrio intermedio. Nella graduatoria generale la regione occupa il 10º posto con 73,6 punti, con un arretramento di due posizioni rispetto al 2025. La linearità del sistema piemontese si riflette in modo speculare nelle due sotto-classifiche: la regione si posiziona infatti esattamente al 10º posto sia nella dimensione di spesa (80,7 punti) sia in quella strutturale (66,1 punti). Per quanto riguarda il ricorso alle risorse personali dei cittadini per la cura della salute, il Piemonte mostra una spesa sanitaria privata pro-capite di 611 euro nel 2024, un dato pressoché allineato al parametro medio italiano.

La Liguria presenta un profilo peculiare, caratterizzato da un forte contrasto tra l’ammontare delle risorse private mobilitate dai cittadini e la tenuta degli indicatori strutturali. Nel ranking generale, la regione si colloca al 1º° posto con 71,3 punti, guadagnando una posizione rispetto all’anno precedente. A caratterizzare in modo netto il territorio ligure è il primato assoluto nella spesa sanitaria privata pro-capite: con ben 858 euro per abitante nel 2024, la Liguria guida la classifica italiana per ricorso alla spesa out-of-pocket, staccando nettamente la media nazionale (624 euro) e superando di 440 euro la regione con il valore più basso (la Sardegna, fermarsi a 416 euro). Questo dato risente inevitabilmente della struttura demografica ligure, segnata da un’elevata quota di popolazione anziana e da un conseguente aumento del bisogno di assistenza e cura continua. Tuttavia, l’indice strutturale vede la Liguria occupare il 14º posto nazionale con 57,5 punti, evidenziando come la sfida principale risieda nella capacità di convertire la domanda di benessere in servizi territoriali capillari e integrati.

Dal quadro d’insieme emerge come il triangolo del Nordovest, pur potendo contare su un tessuto socio-economico solido, debba affrontare la trasformazione dei bisogni legata all’invecchiamento e alla sostenibilità futura dei servizi. La sfida per i prossimi anni non consisterà unicamente nel quantitativo di risorse immesse nel sistema, ma nella capacità di rafforzare la prevenzione, valorizzare l’integrazione tra pubblico, privato e Terzo Settore, e garantire risposte omogenee e accessibili a tutti i cittadini.