Le liste di attesa per visite ed esami nella sanità pubblica continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema sanitario, legata non solo agli effetti della pandemia, ma anche a fattori organizzativi, gestionali e programmatori. E’ quanto emerge dall’ultima relazione della Corte dei conti, che si è riunita per fare il punto sulle misure messe in atto per abbattere il fenomeno tra i più evidenti sintomi delle criticità del Servizio sanitario nazionale per la cittadinanza. A quanto pare, al netto dei proclami, la situazione secondo i conti dello Stato è ancora lontana dal vedere una soluzione. L’analisi dell’organo ausiliario infatti porta alla luce una discrepanza abbastanza importante, quella tra i fondi stanziati per risolvere il problema nei singoli territori e i fondi non utilizzati. «Nel periodo 2022-2028 – si legge nella relazione della Corte dei conti – le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del Ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, ne sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi. La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni rendono, tuttavia, non agevole una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti».
Neanche il ricco e funzionante Nordovest è esente dal problema
Se a livello nazionale nel 2025 sono state usate risorse per 370 milioni di euro, il dettaglio delle nostre regioni vede la Lombardia con l’investimento più elevato (70 milioni di euro) di tutto il paese. Il Piemonte segue a una certa distanza, con 26,6 milioni di euro usati per arginare il problema, la Liguria è ancora più lontana (11 milioni di euro nel 2025) e la Valle d’Aosta, assieme alle province autonome di Trento e Bolzano, al Friuli Venezia Giulia e la Sardegna, non ha avuto investimenti in materia. Sconcerta però quello che è rimasto sul tavolo: a livello nazionale le risorse non utilizzate sul totale degli stanziamenti nel 2025 sono state di 12 milioni di euro. Nel dettaglio delle regioni del Nordovest solo in Piemonte avanza qualcosa (2,4 milioni di euro). Ma guardando solamente all’anno precedente, il 2024, i campi con le indicazioni delle risorse avanzate si riempiono ovunque. In Lombardia erano stati utilizzati 79 milioni di euro, tranne 5,8 milioni che non si è riusciti a spendere. In Piemonte la spesa effettiva è stata di 33 milioni di euro, con 3,9 milioni rimasti sul tavolo e in Valle d’Aosta le risorse non utilizzate sono state di 95mila euro (a fronte di una spesa di 974mila euro). La Liguria è stata la più virtuosa: nessun avanzo di risorse, ma quelle impiegate sono state comunque una cifra molto esigua: 395mila euro.
E’ nelle zone del Sud che però le risorse non utilizzate sono maggiori
Dalla tabella qui di fianco si può notare però come sia nelle regioni del Mezzogiorno che l’avanzo di risorse stanziate per ridurre i tempi delle liste d’attesa sia maggiore. Da specificare, per la corretta lettura della tabella, che l’aggregato nazionale non è la somma delle performance delle singole regioni, ma i soli conteggi nei vari capitoli dell’indagine.
«L’analisi – fanno sapere gli autori della relazione – evidenzia che le liste di attesa continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema sanitario, legata non solo agli effetti della pandemia, ma anche a fattori organizzativi, gestionali e programmatori. Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario – sottolinea la Corte – persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi. L’incremento dei finanziamenti non ha, inoltre, sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa». «Dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa (PNLA), particolarmente rilevante ai fini dell’interoperabilità dei sistemi regionali e della disponibilità di dati comparabili, emergono criticità nell’utilizzo regionale della classe di priorità “P” (programmata), differenze tra le date degli appuntamenti proposte e quelle accettate dai cittadini, nonché ritardi tra la prescrizione e il primo contatto con i CUP e divari tra le prescrizioni emesse e le prenotazioni registrate».
L’analisi conferma difficoltà nell’ampliamento dell’offerta sanitaria, anche in presenza di risorse finanziarie adeguate, a causa della carenza di personale, soprattutto specialistico, e richiama, pertanto, l’esigenza di completare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR e dal D.M. n. 77 del 2022, per migliorare la presa in carico, ridurre la domanda impropria e alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi specialistici. Per la Corte, occorre altresì rendere più efficaci i meccanismi di responsabilizzazione, individuando con tempestività le inadempienze, applicando le sanzioni previste ed esercitando, al ricorrere dei relativi presupposti, i poteri sostitutivi.
«Una riduzione duratura dei tempi di attesa e un accesso tempestivo ed equo alle prestazioni sanitarie richiedono – conclude il documento – trasparenza, monitoraggio continuo, responsabilità istituzionale, impiego efficiente delle risorse e una rendicontazione puntuale dei risultati».