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La mastoplastica additiva è uno degli interventi più conosciuti di chirurgia plastica: ma cos’è?

Un intervento che rispetta il più possibile l’anatomia e i tessuti della mammella.

La mastoplastica additiva è uno degli interventi più conosciuti di chirurgia plastica: ma cos’è?

di Kristallia Antoniadou*

Kristallia Antoniadou, Specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica
Kristallia Antoniadou, Specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica

La mastoplastica additiva è uno degli interventi più conosciuti della chirurgia plastica. Nel corso degli anni sono cambiate le protesi, le vie di accesso, i piani di posizionamento e le tecniche chirurgiche. Oggi sta emergendo un ulteriore concetto: ottenere l’aumento del volume mammario cercando di rispettare il più possibile l’anatomia e i tessuti della mammella. Si parla, in questo caso, di tissue-preserving breast augmentation, cioè mastoplastica additiva con preservazione tissutale.

Ma che cosa significa concretamente? Una mastoplastica additiva richiede la creazione di uno spazio, la cosiddetta “tasca”, all’interno del quale viene inserita la protesi. Nella chirurgia convenzionale questa tasca viene generalmente realizzata mediante dissezione dei tessuti, secondo tecniche ormai consolidate. Il nuovo approccio parte da un principio differente: limitare per quanto possibile la dissezione e il trauma chirurgico, creando lo spazio necessario attraverso una separazione controllata e una progressiva espansione dei tessuti. Attraverso strumenti specificamente progettati, viene inizialmente creato un percorso di accesso; successivamente un dispositivo espandibile prepara gradualmente lo spazio destinato alla protesi. L’impianto viene, infine, introdotto attraverso una piccola incisione mediante un sistema di inserimento dedicato. L’obiettivo non è quindi soltanto avere una cicatrice più corta, ma interferire il meno possibile con le strutture anatomiche della mammella.

Il termine “mininvasivo” viene utilizzato frequentemente, ma può essere fuorviante se interpretato come sinonimo di procedura semplice o priva di rischi. Si tratta, comunque, di un intervento chirurgico con inserimento di una protesi mammaria. Forse è più corretto parlare di una chirurgia a ridotto impatto tissutale. Il concetto è interessante perché si inserisce in una trasformazione più ampia della chirurgia moderna: non concentrarsi esclusivamente sul risultato finale, ma considerare anche quanto tessuto dobbiamo sacrificare o modificare per raggiungerlo.

La preservazione anatomica è già un principio fondamentale in numerosi settori chirurgici. Applicarlo alla chirurgia estetica mammaria significa cercare di ottenere il risultato desiderato utilizzando il gesto chirurgico necessario ma, quando possibile, meno traumatico. In teoria, una minore dissezione potrebbe tradursi in una riduzione del trauma tissutale, del sanguinamento e della risposta infiammatoria postoperatoria e potrebbe contribuire a preservare maggiormente la sensibilità. Sono aspetti promettenti, ma sui quali è importante mantenere un linguaggio scientificamente prudente.

Le prime esperienze cliniche pubblicate mostrano risultati interessanti in pazienti selezionate, ma gli studi specificamente dedicati a queste nuove tecniche sono ancora limitati e i follow-up disponibili sono relativamente brevi. Serviranno quindi casistiche più ampie, studi comparativi e soprattutto osservazioni a lungo termine per stabilire se i vantaggi teorici e iniziali si traducano in benefici clinici duraturi.

Non è una tecnica per tutte. Preservare i tessuti non significa rinunciare alla corretta indicazione chirurgica. Anatomia della mammella, qualità e spessore dei tessuti, grado di ptosi, volume desiderato e caratteristiche individuali continuano a determinare la scelta della tecnica. In alcune pazienti una procedura più tradizionale può rimanere la soluzione più appropriata. L’innovazione, infatti, non dovrebbe mai trasformare una tecnica in una soluzione universale.

L’aspetto forse più interessante di questo nuovo approccio non è quindi la promessa di una mastoplastica “più facile”, ma il cambiamento di prospettiva che propone: ottenere il risultato desiderato preservando quanto più possibile ciò che non è necessario modificare. Una filosofia apparentemente semplice, ma sempre più centrale nella chirurgia contemporanea.

*specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica